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Immigrati

Inviati all'estero dal Parmense oltre 54 milioni di euro in un anno

di Andrea Violi -

16 novembre 2020, 05:02

Inviati all'estero dal Parmense oltre 54 milioni di euro in un anno

Senegal, India, Filippine: sono i tre Paesi ai quali dalla provincia di Parma vengono inviati più soldi attraverso i «canali ufficiali», come i servizi di money transfer e le banche. Denaro che riguarda in primis le rimesse degli immigrati, mentre il commercio estero è contabilizzato in altre statistiche. Da Parma sono stati spediti verso il resto del mondo 54,377 milioni di euro nel 2019, contro i 52,854 milioni del 2018: una crescita del 2,88%. Cifre in linea con il trend degli ultimi anni, così come accade per il dato nazionale: 6 miliardi e 125mila euro, a fronte di 5,81 miliardi spediti nel 2018. In apparenza arriva sempre meno denaro in Cina e in Nigeria, due comunità comunque numerose a Parma. Non mancano casi «curiosi», come il Nepal che sfiora il raddoppio.

PIÙ NEPAL, MENO CINA

Una parte consistente dei 54 milioni di Parma è partita verso Stati asiatici e africani; seguono l’Est Europa e il Sudamerica. Sui gradini più alti dell’elenco, il Paese che riceve più denaro da Parma e provincia è il Senegal: 5,991 milioni nel 2019; cala del 3,6% rispetto all’anno prima, ma è comunque al primo posto. Stabili le rimesse verso l’India: 5 milioni e mezzo in un anno. Al terzo posto si confermano le Filippine con 4,16 milioni e una crescita di oltre 20%. Al quarto figura ora il Marocco (2,9 milioni, - 2,75% sul 2018), mentre la Romania scende al quinto con 2,9 milioni (- 12,51%).

Da un anno all’altro i dati raccontano cali e incrementi anche a due cifre: +30% il Pakistan, +20% il Paese subsahariano del Mali, che ha superato la soglia del milione di euro; +21,54% per il Burkina Faso (che si trova fra Mali e Ghana), +14,76% l’Ecuador.

Verso alcuni Paesi si registrano andamenti quantomeno inusuali. Il Nepal ha ricevuto 618mila euro, con un aumento di 88,4%, mentre in Cina sono andati 82mila euro, con un calo del 34% sull’anno prima. Secondo gli esperti di Bankitalia, «la crescita delle rimesse verso il Nepal (che a livello nazionale assommano comunque a un importo trascurabile) è riconducibile all’ampliamento del perimetro segnaletico avvenuto nel 2018, analogamente a quanto osservato per i grandi Paesi del subcontinente indiano (Pakistan e Bangladesh in primis)». Insomma, ora c’è un canale diretto con il piccolo Paese sull’Himalaya e il tracciamento è più efficace.

Quanto a Pechino, stando a Bankitalia in passato i cinesi in Italia usavano molto i money transfer anche per «transazioni commerciali, rimborso di prestiti e rimpatrio di profitti di impresa. In pochi ma consistenti casi tali flussi comprendevano anche transazioni di natura illecita, come le indagini della Guardia di Finanza e della magistratura hanno portato alla luce (in Italia, ndr). Dopo tali indagini, i flussi verso la Cina si sono considerevolmente ridotti».

DIFFERENZE NEI DATI

I dati sono elaborati periodicamente dalla Banca d’Italia; per le singole province sono disponibili quelli annuali. Per il 2020 si potrebbe ipotizzare una contrazione, legata alla crisi da pandemia. Le cifre reali, tuttavia, saranno disponibili solo a 2021 inoltrato. Da anni gli importi, anche parmigiani, delle rimesse sono ragguardevoli, soprattutto se si considera che le statistiche possono riportare «solo» i flussi di denaro tracciabili. Sfuggono eventuali somme che passano per canali informali, ad esempio portate «a mano» da una frontiera all’altra. Le autorità finanziarie stimano che le vie informali rappresentino fino al 30% di quelle ufficiali. Ancora: la fonte di tutto questo denaro non viene tracciata; se ad esempio una persona manda 200 euro all’estero, Bankitalia non sa se siano risparmi di un lavoro regolare o frutto di eventuali attività poco trasparenti.

Per completezza, poi, va segnalato che i dati del 2018 sono stati rivisti a livello nazionale, Parma compresa: il totale e gli importi relativi a diversi Paesi sono in parte «ritoccati» rispetto alle tabelle dell’anno scorso, anche se i trend in sostanza non cambiano. A Parma erano stati attribuiti 57,144 milioni di euro, ma erano 52,854 milioni. Per il Senegal erano stati contabilizzati 6,75 milioni, ma erano 6,22. La differenza negli importi, spiegano da Roma, è dovuta a «una revisione apportata ai dati nell'autunno 2019 per correggere un'errata segnalazione da parte di un intermediario Mto», cioè un operatore di money transfer. La correzione è più pesante sul totale nazionale: 5,8 miliardi anziché i «vecchi» 6,2 miliardi. «Nuove revisioni ai dati potranno certamente avvenire in futuro», precisano da Roma.

SOLDI IN «PARADISO»

A Montecarlo i soldi via money transfer non arrivano da anni; l’ultima volta qualcuno vi mandò mille euro con questo canale nel 2016, poi più nulla, stando alle rilevazioni della Banca d’Italia... Lo stesso per il Brunei, staterello famoso per la ricchezza del suo sultano, e per «paradisi» come leBarbados, Antigua o la Polinesia. C’è da stupirsi? Magari no, ma di sicuro in questo mare di dati le curiosità non mancano. Solo un migliaio di euro al lontano Gibuti e in Islanda, ma mezzo milione a un Paese a noi molto vicino. È la Francia, che vede una crescita di oltre il 16%. Rallenta la Russia, dove comunque sono arrivati 738mila euro (- 6,9%); stabile il Regno Unito, con poco più di 200mila euro all’anno.