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Commercio

Troppi negozi sfitti e «incongrui», il Ccv non ci sta

16 novembre 2020, 05:06

Troppi negozi sfitti e «incongrui», il Ccv non ci sta

LUCA MOLINARI

In Oltretorrente ci sono poco meno di quattrocento negozi, un’ottantina sono sfitti (in prevalenza in via Bixio) e 76 sono negozi etnici.

Si tratta in gran parte di minimarket, money transfer e fast food, concentrati soprattutto in via Imbriani e via D’Azeglio.

Sono solo alcuni dei tantissimi dati raccolti dal Ccv (Consiglio dei cittadini volontari) Oltretorrente, che nei mesi passati ha effettuato una mappatura della situazione del commercio nelle principali vie del quartiere, accompagnata da una serie di proposte per il suo rilancio.

Si tratta di uno studio realizzato gratuitamente grazie al contributo dei componenti del «parlamentino», consegnato all’Amministrazione comunale per dar vita a un tavolo di lavoro condiviso per il rilancio del commercio in Oltretorrente.

Tante le proposte contenute nel documento, pensate per migliorare la qualità della vita degli abitanti e valorizzare le attività commerciali ed artigianali.

Tra queste, la definizione di standard di qualità per gli esercizi del centro storico, l’istituzione di un marchio di riconoscimento per i negozi che offrono un valore aggiunto al quartiere (bottega storica, locale di tradizione, antico mestiere di interesse culturale, storica struttura alberghiera), l’attivazione di meccanismi di incentivazione per l’apertura di nuovi esercizi coerenti a determinati standard di qualità, la promozione di azioni di sostegno a favore dei negozi esistenti, la riorganizzazione della mobilità per rendere più accessibili determinate aree, coinvolgimento dell’area all’interno dei flussi di fruizione turistica.

Da vietare inoltre, secondo il Ccv determinate attività “incongrue” come i distributori automatici, money change, phone center, internet point, money transfer, sale giochi, centri scommesse.

«Abbiamo deciso di fare uno studio sul campo – ha spiegato la coordinatrice del Ccv Sara Deledda – per avere dati precisi su cui ragionare. L’obiettivo non è quello di fare polemica, ma di offrire idee e dati da utilizzare in un progetto condiviso, magari attivando un tavolo di lavoro con il Comune, mondo del commercio e tutte le altre realtà coinvolte in questo tema».

Il consigliere Paolo Bertozzi ha spiegato come «lo stato del tessuto commerciale rappresenti al meglio lo stato di salute di un quartiere».

«Nel caso del quartiere Oltretorrente – ha proseguito – la crisi del commercio al dettaglio è ormai endemica ed è esplosa durante la pandemia. Da anni comunque assistiamo a processi di abbandono, desertificazione e sostituzione di negozi storici con attività incongrue sia per la tipologia commerciale che per le modalità d’uso. Abbiamo realizzato questo studio perché serve una visione complessiva per un reale rilancio».

Parole ribadite da Barbara Iallonardi, Elio Castrucci e Gianni Tedone. «Limitarsi a una lamentela sarebbe stato più comodo – hanno osservato – Invece abbiamo utilizzato il nostro tempo libero per ascoltare i commercianti e formulare delle proposte che riteniamo calzanti».

 

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