Sei in Gweb+

MAXI FRODE

Nuova condanna per Franco Gigliotti: 6 anni e 4 mesi

di Georgia Azzali -

17 novembre 2020, 05:08

Nuova condanna per Franco Gigliotti: 6 anni e 4 mesi

Settembre 2019. Da Catanzaro era arrivata la mazzata: 10 anni per associazione mafiosa. E ieri, in attesa dell'appello del processo «Stige», per Franco Gigliotti, il fondatore della G.F. Nuove Tecnologie, è stata messa nero su bianco una nuova condanna (in primo grado): 6 anni e 4 mesi - con rito abbreviato e quindi già con lo sconto di un terzo - per la maxi frode fiscale per cui è ancora dietro le sbarre dallo scorso maggio, quando scattò l'operazione della Finanza «Work in progress», coordinata dal pm Paola Dal Monte. Ma insieme a lui sono stati condannati anche gli altri cinque imputati che avevano scelto il rito abbreviato: 4 anni e 2 mesi a Francesco Ingegnoso, 3 anni e 8 mesi a Pasquale Romeo, 3 anni e 4 mesi sia ad Alessandro Vitale che a Giuseppe Gigliotti, cugino di Franco, e 3 anni e 2 mesi a Michele Mari. Via libera, poi, a una maxi confisca di beni e valori per un tetto massimo di 11.846.763 euro, di cui oltre 8 milioni in capo al solo Franco Gigliotti. Il gip Alessandro Conti ha invece respinto le richieste di costituzione di parte civile dei sindacati Cgil, Cisl e Uil.

L'impianto accusatorio è stato quindi confermato, considerando che delle decine di reati contestati a vario titolo agli imputati solo due sono caduti. Imputati che, trasferiti dal carcere al tribunale penale - tranne Mari, che è sempre rimasto ai domiciliari - sono poi stati scortati in Corte d'assise, nel palazzo storico, perché nell'aula inizialmente scelta, considerando tutte le parti, si erano assiepate 33 persone. Una decisione presa dal gip, dopo l'istanza di Daniele Carra, presidente della Camera penale di Parma, oltre che uno dei difensori di Ingegnoso insieme al collega Luca Berni.

Nessun reato di mafia in questo processo. Ma pur sempre un'associazione a delinquere (con l'esclusione di Ingegnoso) che, secondo l'accusa, tra il 2012 e il 2019 avrebbe messo in piedi una colossale frode fiscale sfornando 60 milioni di false fatture. Il regista? Franco Gigliotti: 62 capi d’imputazione contestati per reati fiscali, tra false fatturazioni e indebita compensazione. Fatture taroccate in cui si sarebbero distinti anche Vitale e Mari, attraverso la società Phfc. Vitale, il «dominus» in questo caso, tuttora dietro le sbarre, anche se nei giorni scorsi la Cassazione ha annullato con rinvio al tribunale di Bologna l'ordinanza relativamente all'adeguatezza della misura cautelare.

Ma l'inchiesta aveva fatto finire complessivamente 36 persone sul registro degli indagati, per un totale di 123 capi d'imputazione contestati. Decine di società, con tanto di cartiere che facevano da schermo, per poter evadere milioni e mettere a credito altrettanti milioni non dovuti: questo il sistema targato Gigliotti, secondo la procura. Articolato e complesso il «giochino», eppure così ben congegnato, grazie anche a una schiera di prestanome, da girare alla perfezione. Due i consorzi del settore impiantistico finiti nel mirino: la G.F. Nuove Tecnologie e la I.F.C. Impianti di via Pertini, con le relative società consorziate.

I due consorzi ci mettevano la faccia per ottenere dalle aziende i lavori da realizzare, ma poi erano le ditte consorziate, gestite di fatto sempre da Gigliotti e Ingegnoso tramite varie teste di legno, a fare materialmente i lavori, utilizzando operai assunti rispettando le norme e facendo regolari fatture nei confronti dei due consorzi. Fin qui, quindi, tutto lecito. Peccato, però, che immediatamente dopo le società consorziate utilizzassero - secondo l'accusa - le fatture fittizie emesse dalle cartiere per abbattere il reddito imponibile e ottenere consistenti crediti Iva, compensando indebitamente i debiti tributari, in alcuni casi con crediti fiscali inesistenti per non versare le imposte.

«Al di fuori dei reati fiscali riferibili in via esclusiva alle sue società, gli altri non sussistono - commenta l'avvocato Mario Bonati, che assiste Gigliotti insieme al professor Luigi Stortoni -. È chiaro quindi che faremo appello». Ma molto prima Gigliotti e gli altri quattro ancora dietro le sbarre potrebbero lasciare il carcere. O almeno questa è la richiesta presentata dalle difese al giudice.