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Commercio

Tanti bar chiusi. E i ristoranti si attrezzano per l'asporto

17 novembre 2020, 05:06

Tanti bar chiusi. E i ristoranti si attrezzano per l'asporto

LUCA PELAGATTI

Davanti alla porta del bar Alchemist, in via Farini, spicca un cartello: «Noi ci siamo». Sembra una frase semplice, ma nei nostri giorni d'arancione e paura suona quasi come una sfida. «Cosa devo dire? Noi siamo ottimisti. E pur in maniera ridotta, comunque lavoriamo», sorride la titolare.

Ma per uno che ci prova, molti allargano le braccia. E spengono le luci. Basta andare per le strade per vederlo: ieri pomeriggio in piazza Garibaldi nessun locale aveva alzato la saracinesca. Stessa plumbea atmosfera in via Pisacane e in via al Duomo, mentre in via Cavour, nel bar omonimo, anche il caffè da asporto profuma di pessimismo. «Se andiamo avanti così potremmo dover chiudere - profetizza il barista -. Un locale come questo, con le spese che dobbiamo affrontare, non si regge su qualche caffè».

Già, qualche. Perché, dopo pranzo, anche i più accaniti camminatori e gli abituali frequentatori del centro parevano svaniti. E nonostante un accenno di sole timido, tutti parevano di fretta. Intenti a camminare con gli occhi bassi.

«Sembrano non accorgersi neppure che siamo aperti, nonostante la musica e le luci», lamenta battagliera la barista de Le malve, in via Farini. «Ma io non cedo, non sono disposta a chiudere. Si lavora poco? È lo stesso, noi ci siamo. Oggi a pranzo abbiamo fatto otto panini e due piatti? Non va bene. Ma non ci arrendiamo. Anzi, io credo che noi esercenti dovremmo metterci insieme, collaborare di più per tenere viva la città».

Anche perché, ragionano coloro che difendono il ruolo anche sociale di una vetrina accesa e accogliente, la desolazione e il silenzio allontanerebbero anche i pochi clienti rimasti. «E se più nessuno esce e si sposta, poi cosa faremo, cosa ci resterà?».

La classica domanda a cui è molto difficile rispondere. Anche perché, occorre ammetterlo, forse più che la paura può la confusione. «Tanti ci hanno chiesto, nei giorni scorsi, se saremmo rimasti chiusi - spiegano alla pasticceria Cocconi di via Repubblica -. La risposta è ovviamente no: non si può entrare, ma il servizio da asporto prosegue e, pur restando sulla porta, serviamo tutti. Ma molti clienti sono rimasti spiazzati».

Uno smarrimento comprensibile, visto che tanti parmigiani, chiusi nel loro smartworking, hanno immaginato che tutto si sarebbe fermato. E che sarebbero rimaste solo le esigenze primarie. «Noi, avendo il pane e le pizze, intorno all'ora del pranzo abbiamo lavorato un po' - confermano da Castagnoli Più, in piazzale Cesare Battisti -. Ma chi si deve accontentare di vendere cappuccini è di certo in difficoltà».

Uno stallo che riguarda, ovviamente, anche i ristoranti che da subito si sono attrezzati, a loro volta, con asporto e delivery. «Sabato e domenica, ad esempio, si è lavorato abbastanza - ragionano alla trattoria “I tri siochett”. - Ma rispetto al giro di affari di marzo siamo ancora molto lontani dall'avere ingranato. E la riprova è che durante la settimana le richieste calano».

Un'analisi condivisa al ristorante «Il tramezzo», dove non si crede che questo tipo di consumo ritroverà la diffusione raggiunta durante il lockdown. «Noi, di fatto, non abbiamo mai smesso di proporlo, ma capiamo che per il momento la domanda si muove lentamente. Questo anche perché in primavera sul calendario spiccavano molte festività che hanno spinto i parmigiani a chiedere aiuto ad uno chef».

«È vero, le ricorrenze sono state un traino importante per il delivery nella prima fase - ammettono alla Trattoria dei Corrieri -. Per Pasqua o un compleanno i clienti vogliono qualcosa in più e si rivolgono ai ristoranti». Ma per il momento sul lunario non ci sono feste comandate. La prima sarà solo tra 40 giorni: il Natale. E per allora l'attuale autunno sarà diventato inverno. Resta da capire quanto freddo.

 

LUCA PELAGATTI Davanti alla porta del bar Alchemist, in via Farini, spicca un cartello: «Noi ci siamo». Sembra una frase semplice, ma nei nostri giorni d'arancione e paura suona quasi come una sfida. «Cosa devo dire? Noi siamo ottimisti. E pur in...

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