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TRIBUNALE

Bastona la figlia perché usa Facebook: condannato

19 novembre 2020, 05:06

Bastona la figlia perché usa Facebook: condannato

La sua condanna sono stati i social. Facebook e le chat sul cellulare sono il pane quotidiano per i suoi coetanei, ma a lei, adolescente con una gran voglia di parlare con il mondo, quelle chiacchierate online erano proibite. Se sgarrava erano botte da orbi: frustate con un cavo elettrico oppure bastonate con il manico della scopa. Colpi assestati con una tale violenza da farla svenire. A menare le mani era il papà, un 53enne originario della Tunisia ma residente a Parma da diversi anni, che per tenere lontana la figlia sia dalle amicizie virtuali che da quelle del quotidiano, non esitava a tenerla a casa da scuola per qualche mese, obbligandola pure a restare chiusa in casa.

La ragazza, che all'epoca aveva 16 anni, stanca di sopportare le minacce, le botte e anche l'isolamento dal resto del mondo, ad un certo punto ha deciso di ribellarsi, ma solo dopo essere riuscita a trovare proprio in chat i suggerimenti giusti da un paio di giovani connazionali. Da qui la decisione di denunciare il padre e la madre - che secondo la giovane non avrebbe fatto abbastanza per fermare la furia del marito – per maltrattamenti e sequestro di persona.

Ora la ragazza (che nel frattempo è diventata maggiorenne) è in una comunità, lontana da quella famiglia che invece di aiutarla a scoprire il mondo la teneva lontana da tutti con la violenza. L'episodio più grave si verificò quando il padre la immobilizzò, legandole un bastone dietro le ginocchia, per poi colpirla con il manico di una scopa. Quella volta le botte furono così forti che il 53enne dovette rianimare la figlia, svenuta dal dolore, prima di picchiarla nuovamente.

Per questa serie di maltrattamenti l'uomo ieri è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione (il pm ne aveva chiesti 5) dal collegio giudicante presieduto da Paola Artusi , mentre è stato assolto per il sequestro di persona. La madre, per la quale erano stati chiesti 3 anni di reclusione, è stata assolta dalle accuse.

P.Dall.

 

La sua condanna sono stati i social. Facebook e le chat sul cellulare sono il pane quotidiano per i suoi coetanei, ma a lei, adolescente con una gran voglia di parlare con il mondo, quelle chiacchierate online erano proibite. Se sgarrava erano botte...

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