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Intervista

Veronica Ruggeri, da Borgotaro a «Le Iene»

di Pietro Razzini -

19 novembre 2020, 05:03

Veronica Ruggeri, da Borgotaro a «Le Iene»

Chi la conosce sa che dietro a una giacca e a una cravatta c’è una ragazza che ama la vita e, proprio per questo, ha deciso sin da giovane di combattere per difenderla contro le ingiustizie.

Non è un caso, quindi, se Veronica Ruggeri ha voluto fortemente far parte della grande famiglia de «Le Iene», seguitissimo programma di casa Mediaset che porta con sé due anime: una più scherzosa e una strettamente legata all’inchiesta, alla denuncia.

Sono passati sette anni da quando è entrata per la prima volta in quella redazione e Veronica, da Borgotaro, è più che mai convinta di aver trovato una seconda famiglia a Milano: «La gavetta è stata dura: avevo poco più di 20 anni e avevo scelto di dedicarmi al filone più serio della trasmissione. Inevitabile che dovessi imparare tanto. Non è stata una passeggiata».

Chi è stato il suo esempio?

«Ne ho avuti diversi. Sin dall’inizio ho visto grande disponibilità da parte di tutti. Voglio, tuttavia, citare Nadia Toffa. Quando sono diventata una iena, lei era già un riferimento. Ci sentivamo anche fuori dall’orario di lavoro, mi dava consigli che ancora oggi porto con me. La sua scomparsa è stata un colpo duro. Ora che mi è stata affidata anche la conduzione del programma, sono più che mai convinta che al bancone, in diretta, ci sia anche lei con me e con le altre mie due amiche/colleghe ricce: è come se fossimo sempre in 4».

Già, perché è anche presentatrice del programma.

«Quando il giovedì so di avere la diretta, mi sveglio felice. E questo penso dica tutto sul mio stato d’animo nell’affrontare una nuova esperienza professionale. L’emozione non manca ma essere in tre, una al fianco dell’altra, ci aiuta a superarla. E poi ci piace gestire insieme la puntata: ci rispettiamo e ci stimiamo a vicenda: credo sia quello il nostro segreto».

E qual è invece il suo segreto per affrontare i servizi che propone alle Iene?

«Ho sempre cercato di seguire storie che mi interessassero: solo in questo modo si trovano gli stimoli per andare oltre i propri limiti. Il pubblico capisce e, spesso, reagisce con affetto».

Infatti il suo seguito sui social è cresciuto esponenzialmente in questi anni.

«Al lavoro si vede la parte più seria di me. Sui social, quella più allegra. A me basta poco per ridere e, con il mio fidanzato (che magari a volte eviterebbe volentieri scene clownesche), improvvisiamo filmati autoironici. I follower apprezzano e mi scrivono. Io, che gestisco personalmente il mio account, cerco sempre di essere il più presente possibile per loro».

Come Iena, invece, quali casi le sono rimasti maggiormente nella memoria?

«Sicuramente quello di un ragazzo, vittima di stalking da parte di un’ amica. Scavando abbiamo scoperto una situazione molto complicata, con lei che aveva anche finto una gravidanza. A tre ore dalla messa in onda del servizio, riceviamo la notizia che la ragazza aveva buttato dell’acido addosso al giovane. Lei è stata arrestata. Noi abbiamo cercato di aiutarlo in tutto e per tutto nel percorso di ritorno a una vita normale».

Difficile dimenticare certe storie.

«In quei giorni non riuscivo a dormire la notte. Discorso simile per il servizio su una mamma che si drogava mentre allattava la propria creatura. Mandammo in onda immagini molto forti: in seguito il bimbo è stato dato in adozione a un’altra famiglia e noi abbiamo aiutato la ragazza a ripartire. Inizialmente sembrava che tutto andasse bene. Poi abbiamo perso le sue tracce, purtroppo».

Nel suo percorso professionale, però, c’è anche qualcosa di più leggero.

«Certo: “Giù in 60 secondi” è un programma che conduco da ormai quattro anni con Vik. È una ventata di aria fresca: a ogni edizione mi nutro dell’adrenalina dei concorrenti che devono trovare il coraggio di buttarsi da un aereo. Adrenalina, tra l’altro, a me sconosciuta perché, per ora, non ho ancora avuto l’opportunità di farlo. Chissà se, prima o poi, toccherà anche a me».