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Processo

Caso Pesci, muro contro muro sulla perizia psichiatrica

21 novembre 2020, 05:08

Caso Pesci, muro contro muro sulla perizia psichiatrica

ROBERTO LONGONI

 

Battaglia era annunciata sulla perizia psichiatrica di «Lucia», e battaglia è. Il processo a Federico Pesci riparte da dove si era fermato, due settimane fa: ossia dalle eccezioni di nullità avanzate dagli avvocati Fabio Anselmo e Mario L'Insalata riguardo alla relazione di Giuseppina Paulillo sulla personalità della 23enne che, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, la notte del 18 luglio del 2018 sarebbe stata vittima di violenza sessuale di gruppo e lesioni personali. Una notte a base di alcol droga e sesso nell'attico del 48enne imprenditore parmigiano cominciata con il consenso della ragazza ma che poi, sempre secondo l'accusa, sarebbe andata oltre, con l'ingresso in scena di un secondo uomo. Per questa vicenda, a Wilson Ndu Anyem, 53enne pusher nigeriano in appello è stata confermata la condanna a 5 anni e 8 mesi inflitta al termine del processo per rito abbreviato. Sul suo caso, la Cassazione si pronuncerà il 16 dicembre: il terzo giudizio, quando per Pesci non c'è ancora il primo. Sia lui che il presunto complice si sono sempre proclamati innocenti, sostenendo di non aver forzato la ragazza a fare nulla contro la propria volontà e che le lesioni da lei riportate sono frutto di «giochi erotici consensuali». Di tutt'altro avviso l'accusa rappresentata dal pm Andrea Bianchi e le parti civili: da quella di Lucia (nome di fantasia, non ci stancheremo di ripetere) difesa da Donata Cappelluto a quella del Centro antiviolenza in aula con l'avvocato Giovanna Fava e la presidente Samuela Frigeri. Anche il Comune, rappresentato dall'avvocato Livio Di Sabato, è parte civile. Con loro i periti di parte (Alberto Caputo per la difesa, Domenico Berardi per il pm e Sergio Dazzi e Valentina Robuschi per la parte civile) e altri legali dei rispettivi studi.

Questi i protagonisti dell'udienza a porte chiuse: aperte sono le finestre (con qualche brivido: sui monti nevica), per garantire il ricambio d'aria nell'aula affollata. Snodo cruciale del processo, la perizia affidata dal presidente del collegio Gennaro Mastroberardino a Giuseppina Paulillo. La responsabile dell'Unità operativa complessa residenze psichiatriche e psicopatologia forense dell'Ausl di Parma doveva stabilire se la giovane sia capace di testimoniare. In estrema sintesi, la risposta è sì. Ma la difesa non ci sta, contestando forma e contenuto. E quanto sia agguerrita lo annuncia il grande schermo avvolgibile portato a spalla dallo stesso Pesci: qualcosa sarà proiettato. Come si è detto, si riparte dalle eccezioni di nullità. Respinte come la volta scorsa. Se ne discute per un'ora buona, prima del controesame vero e proprio.

Innanzitutto, Mastroberardino chiede di un passaggio della perizia, ossia che Lucia si sentisse «protetta da un lupo». Niente che impedisca alla ragazza di rendere testimonianza, secondo la psichiatra, per la quale la 23enne soffre comunque di un leggero disturbo borderline. Quel lupo non sarebbe mai stato visto come reale, ma piuttosto come una raffigurazione, un «aiuto» per affrontare le complessità delle relazioni sociali. Bianchi domanda chiarimenti sul ruolo dei periti di parte nello studio sulla ragazza, nato da tre incontri di circa tre ore l'uno, e sul peso dei test sull'insieme del lavoro. Era nell'aria che lì si sarebbe incendiata la linea del fronte. I test, per la perita del tribunale, non hanno un gran peso. Di diverso avviso la difesa, per la quale «è grave - afferma Anselmo - che a eseguirli sia stata un'ausiliaria, dopo che la ctu al momento dell'incarico ha dichiarato che non ne avrebbe avuto bisogno. I test non possono essere eseguiti da ausiliari che non abbiano giurato».

«Quando mai? - replica Donata Cappelluto -. È prassi che il perito si avvalga di ausiliari senza aver chiesto autorizzazione. Sarà lui poi a compiere le valutazioni (mentre, secondo la difesa, l'ausiliaria di Giuseppina Paulillo avrebbe fatto anche queste, ndr). Infatti, il tribunale ha negato due volte nullità della perizia chiesta proprio su questo». Anche la matematica viene tirata in ballo. Alla fine, sullo schermo, oltre a quelli definiti dall'avvocato ferrarese «errori e difformità macroscopici, con documenti dati a Caputo e non al tribunale e viceversa», appaiono le correzioni alla somma dei punteggi nel test per il quoziente intellettivo. «Non è di 102, ma di 78 - sottolinea Anselmo -. Una bella differenza». Non per l'autrice della relazione, che ha ribadito come sarebbe giunta alle stesse conclusioni anche senza test.

Intanto, lo scontro va oltre i termini previsti. Si doveva chiudere alle 14 al massimo, ma si decide di sfruttare anche il tempo previsto per un altro processo rinviato all'improvviso. Tutti poi escono stremati. «Siamo stati costretti a proseguire l'esame fino alle 16,30 - dice Anselmo -. Ieri mattina (giovedì, ndr) un presidente di tribunale a Brescia mi aveva detto che avremmo fatto tardi... Credo ci sia troppa pressione su questo processo». Non passerà a breve. Il 4 dicembre si torna in aula: l'esame a Giuseppina Paulillo non è ancora concluso. Come un processo nel processo.

 

ROBERTO LONGONI Battaglia era annunciata sulla perizia psichiatrica di «Lucia», e battaglia è. Il processo a Federico Pesci riparte da dove si era fermato, due settimane fa: ossia dalle eccezioni di nullità avanzate dagli avvocati Fabio Anselmo...

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