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Intervista

Matteo Pagliari: «A un Perù chiuso per Covid, racconto la musica italiana»

21 novembre 2020, 05:03

Matteo Pagliari: «A un Perù chiuso per Covid, racconto la musica italiana»

Lucia Brighenti

Quando non puoi dirigere un’orchestra, un’alternativa è fare divulgazione via etere. Succede a Lima, dove Matteo Pagliari, pianista e direttore d’orchestra parmigiano, è residente ormai da molti anni e sta conducendo su Radio Filarmonia la trasmissione «Una piccola storia della musica italiana - viaggio in dodici tappe attraverso mille anni di meraviglie». Pagliari ci racconta il suo impegno e, con esso, la vita in Perù in tempo di pandemia, dove l’attività musicale è ferma da marzo.

Come è nata questa trasmissione?

«L’idea è di Gabriele La Posta, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, con cui collaboro spesso: me l’ha proposta durante la quarantena, poi abbiamo pensato insieme come si poteva darle forma compiuta».

In Perù la musica italiana è conosciuta?

«Conoscono Verdi, Rossini e basta. Vivaldi, al massimo. Come in molte altre parti del mondo, del resto».

Come è strutturata la trasmissione?

«È iniziata il primo ottobre e terminerà il 17 dicembre: in tutto dodici puntate, dal gregoriano fino al secondo Novecento. Va in onda su Radio Filarmonia, che è “La” radio culturale del Perù».

In copertina c’è una foto di Morricone...

«Morricone è scomparso da pochissimo, quindi idealmente è il punto di arrivo. Il taglio che ho voluto dare al programma è, in sostanza: “sapete che la musica italiana non è solamente opera?” Quindi sono partito dal gregoriano, per poi parlare di musica del rinascimento, nascita dell’opera, musica strumentale... Una puntata è dedicata al barocco italiano e ai primi grandi virtuosi, una al romanticismo strumentale di Martucci, Sgambati, Leone Sinigaglia, autori quasi del tutto ignorati anche da noi italiani. Naturalmente all’opera è dedicato molto spazio, ma soprattutto a quella che precede Rossini, Bellini e Donizetti. Quindi Cimarosa, Salieri, Spontini... geni assoluti!».

Come vengono preparate le puntate?

«Ogni puntata richiede almeno quattro pomeriggi di lavoro: nei primi due studio e raccolgo le informazioni, ascolto moltissima musica e scelgo quella che inserirò nella trasmissione; il terzo e il quarto pomeriggio sono dedicati a scrivere il copione che poi leggerò».

La registrazione viene fatta in radio o da casa?

«Meraviglie della tecnologia: registro il parlato in casa, poi mando in radio la registrazione, il copione e la playlist e loro fanno l’editing della puntata. Però devo registrare di notte per evitare i rumori».

Questa trasmissione è un’occasione di lavoro in un momento di stasi?

«Senza dubbio, perché qui il 16 marzo è iniziata la quarantena e, con essa, la chiusura di teatri, ristoranti, bar, palestre... La quarantena totale è durata fino al 30 giugno, ma i teatri, le scuole, i ristoranti etc. sono rimasti chiusi e non si prevede una riapertura a breve. È faticoso, non lo nascondo, ma sembra che in qualche modo funzioni, perché qui non c’è stata l’altalena di contagi che si è vista in Europa dopo l’estate. L’attività musicale è praticamente ferma. Alcuni musicisti della sinfonica nazionale si riuniscono in teatro in piccoli gruppi da camera e registrano programmi che poi vengono trasmessi sulle piattaforme digitali: è l’unica cosa permessa, niente orchestre».

Ci sono aiuti dallo Stato?

«Coloro che hanno un posto in orchestra stanno relativamente bene, perché continuano a percepire lo stipendio, gli altri sono a spasso».

Progetti?

«Avevo previsto di rientrare in Europa nel 2020, ma per ovvi motivi non è stato possibile. Comunque è una cosa che sto valutando: dovrebbe arrivare una proposta molto interessante... se c’è qualcuno in ascolto, si faccia sentire!».

 

Lucia Brighenti Quando non puoi dirigere un’orchestra, un’alternativa è fare divulgazione via etere. Succede a Lima, dove Matteo Pagliari, pianista e direttore d’orchestra parmigiano, è residente ormai da molti anni e sta conducendo su Radio...

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