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PREMIO

Università di Parma: Albertini è l'Alumnus del 2020

23 novembre 2020, 05:02

Università di Parma: Albertini è l'Alumnus del 2020

PAOLO GROSSI

Stefano Albertini è l’Alumnus dell’anno 2020 dell’Università di Parma e la cerimonia di investitura si terrà domani alle 18, senza pubblico ma in diretta streaming sul sito www.unipr.it. Mantovano di Bozzolo, si è laureato in Lettere a Parma nel 1987 con una tesi dedicata a un suo compaesano illustre e intitolata «Don Primo Mazzolari e il fascismo 1921-1943». La motivazione del premio, assegnato all’unanimità da parte del consiglio dell’Associazione «Alumni e amici dell’Università di Parma», spiega che Albertini «è Direttore della Casa Italiana Zerilli-Marimò e Professore di Italiano alla New York University. È una delle figure di riferimento dell’Italianistica e della sua diffusione e propagazione nel mondo, un vero e proprio ambasciatore della cultura e storia italiane a livello internazionale».

«Ho frequentato Lettere a metà degli anni ‘80 - ci racconta Albertini via Skype da Firenze dove è anche direttore del Faculty of Arts and Science Summer Program di NYU - e tutti i giorni, lunedì-venerdì, facevo Bozzolo-Parma la mattina con ritorno nel tardo pomeriggio. E’ triste a dirsi ma oggi lo stato dei treni e delle corse renderebbe la cosa assai difficile. Ho invece un ricordo nostalgico della Freccia della Versilia dell’epoca, che partiva da Verona e ogni mattina mi portava a Parma. Tra l’altro c’erano anche diversi dei miei professori che facevano i pendolari, per cui dopo un po’ i viaggi diventavano seminari ristretti, si continuava a parlare dei corsi e con i docenti ci si conosceva più a fondo. Tra l'altro all'epoca noi di Lettere ci sentivamo un po' di serie B rispetto ad altre facoltà più attrezzate. Io al secondo esame ebbi la fortuna di incontrare il professor Giorgio Campanini che mi affascinò per la sua preparazione ma soprattutto per la passione con cui correggeva ogni minimo lavoro dei suoi tanti studenti. Ci ha trasmesso un metodo di lavoro fatto di rigore e profondità. Decisi subito che la tesi l’avrei fatta con lui e così fu».

Una volta laureato Stefano salpa per gli States. Prima prende un Master in Letteratura Italiana all’Università della Virginia poi un Phd a Stanford.

Parallelamente, secondo l’usanza americana, comincia a insegnare corsi, prima di lingua poi di letteratura, agli studenti undergraduate e capisce una volta di più che quella è la sua strada.

«Mia nonna, mio papà, mia mamma, tutti insegnanti. Intere vite in cattedra e non li ho mai sentiti biasimare i loro studenti. Sempre al lavoro con impegno e entusiasmo. Lamentarsi degli studenti di oggi significa aver già fallito la propria missione. La carriera poi mi ha portato a tanti impegni diversi ma il momento più gratificante per me è ancora quando posso rivolgermi ai miei studenti».

Tra gli impegni c’è quello di direttore della Casa Italiana Zerilli-Marimò di New York che sotto la sua guida organizza ogni anno decine e decine di eventi per diffondere l’immagine e la cultura italiana negli States e ora, online, in tutto il mondo. Concerti, film conferenze, incontri, mostre: d’altra parte l’Italia ha tanto da offrire.

«La casa, di cui abbiamo appena festeggiato i 30 anni di attività, nasce dalla volontà della baronessa Mariuccia Zerilli-Marimò che in memoria del marito Guido, già patron della farmaceutica Lepetit, lasciò una ricca donazione alla New York University con cui aveva frequenti contatti per creare appunto una realtà dedicata alla cultura italiana e svincolata da quella francese o spagnola che spesso nei college vengono raggruppate in un unico dipartimento. Noi cerchiamo di proporre un’immagine del nostro Paese che non sia stereotipata, ma che renda l’attuale complessità. Possiamo passare da Dacia Maraini o la Cucinotta a Gentiloni o all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Vorremmo però anche sempre evidenziare le risorse e le potenzialità dell’Italia dove tra l’altro ogni anno centinaia di nostri studenti trascorrono parecchi mesi».

A proposito di studenti, ecco il suo messaggio:

«Io sono arrivato a fare quello che speravo fin da ragazzo, quando divoravo le enciclopedie e sognavo di divulgare la civiltà italiana nel mondo. L’ho fatto scegliendo di volta in volta le scuole e i temi che più mi appassionavano. Ed è questo che vorrei raccomandare, spezzando magari una lancia per gli studi umanistici. Se le amano, non temano, i ragazzi, che materie come letteratura, storia, arte o filosofia li possano emarginare dal mondo del lavoro. Dico sempre: ‘’Aprite la mente ai valori dell’umanità e vi si apriranno porte inaspettate”».

PAOLO GROSSI Stefano Albertini è l’Alumnus dell’anno 2020 dell’Università di Parma e la cerimonia di investitura si terrà domani alle 18, senza pubblico ma in diretta streaming sul sito www.unipr.it. Mantovano di Bozzolo, si è laureato in Lettere a...

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