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LUTTO

Addio a Giuseppe Massari, una vita fra politica e cultura

24 novembre 2020, 05:06

Addio a Giuseppe Massari, una vita fra politica e cultura

EMILIO ZUCCHI

 

Parma perde un intellettuale di poliedrica e vivacissima intelligenza, un saggista che ha interpretato aspetti della Resistenza e del fascismo con con originalità e libertà di sguardo, un economista politico che aveva le competenze di uno storico e di un critico letterario: malato da tempo, Giuseppe Massari se ne è andato ieri a 90 anni. Spirito critico e mai allineato, e tuttavia estraneo a sterili polemiche e a preconcette prese di posizione, Beppe, così tutti lo chiamavano, ha partecipato attivamente alla vita civile della città fin da ragazzo. Iscritto al Partito comunista, nel 1956, a soli 26 anni, ebbe il coraggio di uscirne in segno di protesta per l'invasione dell'Ungheria dai parte dei russi. Rimase ideologicamente comunista, ma verso il partito divenne a Parma una delle più vigili coscienze critiche, un intellettuale scomodo, un uomo libero e del dialogo. In quello stesso periodo, uno dei massimi economisti politici del '900, il grande Antonio Pesenti, volle accanto a sé a Pisa, come assistente, quel giovane parmigiano laureato in economia e commercio. Anni di intense gratificazioni. Poi ragioni familiari lo indussero a non imboccare la carriera accademica.

Massari entrò alla Banca del Monte di Parma, dove in breve divenne funzionario e dove lavorò fino alla pensione, nel '90. L'attività culturale rimase in lui sempre intensa. Alla storia, all'economia politica e alla letteratura, coltivate con rigore, univa la passione per il teatro, il cinema, la lirica, l'arte, che condivideva con l'amatissima moglie Milla, insegnante di lettere, mancata due anni fa, e con gli affezionatissimi amici Carlo e Antonina, compagni inseparabili di gite in città d'arte, e serate stupende all'Arena di Verona.

All'età di 60 anni, Massari si dedicò pienamente alla cultura, entrando nella redazione di Nuovo presente, e in seguito, nel comitato scientifico di Universum. Per quanto riguarda la politica, la visse sia come opinionista sia come vicepresidente dell'Istituto storico della Resistenza. Ma il punto di maggiore rilievo della sua carriera riguarda la sua l'attività nella casa editrice Diabasis, presso la quale pubblicò, come autore, il magnifico saggio «Un dì, quando le Veneri», sulla rivista fascista di fronda «La fiamma», e , come curatore (sempre firmando bellissime introduzioni), «Il vento del Nord» (insieme al grande amico Mario Rinaldi), «Il coraggio di scrivere» (che raccoglieva gli editoriali di Baldassarre Molossi) e, il mese scorso, l'interessantissimo «I piaceri della ragione» (insieme a Francesca Niccolai), libro antologico sugli editoriali di Tito De Stefano e Ferdinando Bernini, direttori della Gazzetta di Parma dal 27 aprile 1945 al 1° luglio 1946, periodo in cui il giornale venne gestito dal Comitato di Liberazione Nazionale. Massari era anche redattore di Aurea Parma, dove scriveva come critico letterario sempre acuto e profondo.

Attestati di grande stima e affetto dal mondo della cultura. «Il caro Beppe era una colonna della Diabasis - dice Mauro Massa, presidente della prestigiosa casa editrice parmigiana - e la Diabasis era una parte della sua vita. La sua capacità letteraria, la sua grande cultura e la sua coerenza hanno caratterizzato la sua vita e hanno influenzato in modo notevole l'attività della Diabasis. Nel suo ruolo di socio, di consigliere di amministrazione e di autore di libri, Beppe ci mancherà molto e questo ci sprona ad impegnarci ancora di più». Per il critico letterario Giuseppe Marchetti, «Beppe era un grandissimo amico e un amante dei libri che sapeva leggere e interpretare con grande squisitezza e partecipazione umana e con grande competenza». Per lo storico dell'arte Marzio Dall'Acqua, «Beppe rappresentava una classe di borghesi che era contemporaneamente attiva nella società e attenta alla cultura al punto tale che questa era la guida del loro operato e lo strumento per realizzare una convivenza civile».

Commosso il critico letterario Giovanni Ronchini: «Parlare con Beppe era compiere un viaggio nel tempo e nello spazio: era un intellettuale di prim'ordine, curioso, libero, intraprendente e generoso: ed era un amico, un grande, un vero amico». E con quest'ultima parola, «amico», è giusto siglare la testimonianza di stupenda intelligenza e fraterna carica comunicativa che Beppe, anche con la sua divertente ironia, ha lasciato alla città: una città nella quale egli ha profondamente creduto e per la quale ha costruito cultura con amore; con fervido, fiducioso, infaticabile amore.

 

EMILIO ZUCCHI Parma perde un intellettuale di poliedrica e vivacissima intelligenza, un saggista che ha interpretato aspetti della Resistenza e del fascismo con con originalità e libertà di sguardo, un economista politico che aveva le competenze...

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