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COVID

In terapia intensiva 19 pazienti. Bene il pronto soccorso

25 novembre 2020, 05:05

In terapia intensiva 19 pazienti. Bene il pronto soccorso

ANDREA VIOLI

 

Terapia intensiva: al Maggiore sono ricoverati 19 pazienti affetti da Covid (12 di Parma, il resto di altre Ausl) e 24 con patologie di altro genere. La situazione è stazionaria e le cifre restano lontane da quelle della prima ondata. Ma attenzione: il virus non è cambiato, la malattia è sempre aggressiva e non risparmia i più giovani. Fra i pazienti più gravi c’è chi ha meno di cinquant’anni. E non tutti erano indeboliti da malattie pregresse. Insomma, come si ripete spesso, non bisogna abbassare la guardia.

A tracciare il quadro del lavoro legato al coronavirus fra terapie intensive e pronto soccorso è Sandra Rossi, direttrice del Dipartimento di Emergenza-Urgenza e della struttura complessa di Prima Anestesia e rianimazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria.

«Il trend è stazionario: da qualche giorno, in terapia intensiva Covid continuiamo ad avere fra 17 e 20 pazienti al massimo - spiega la Rossi -. Abbiamo 19 pazienti su 22 letti Covid attivati. Abbiamo scelto l’attivazione progressiva e modulare, in base a necessità e previsioni di richieste future: si è lavorato per arrivare a una disponibilità potenziale molto alta. Abbiamo poi mantenuto una capienza notevole di posti letto Covid free: sono 24. Se necessario, abbiamo un bacino potenziale di 68 letti in più, Covid o non-Covid».

 

IL VIRUS RESTA FORTE

Fra i pazienti più gravi con il coronavirus c’è una lieve prevalenza di uomini ma ciò che spicca è l’età: c’è chi ha 47 anni e chi ne ha 72; la media è sui 60 anni. E non sempre sono persone con altre patologie.

Sandra Rossi sottolinea con forza che il virus non è cambiato nei mesi: «Nella prima ondata abbiamo dovuto gestire una massa enorme di pazienti. Ora abbiamo capito qualcosa in più su come curare e il fatto di avere pazienti meno numerosi consente di curare meglio ma come comunità medico-scientifica abbiamo tanto da imparare. Sono arrivati per primi i più anziani e fragili, poi persone più giovani e meno compromesse: i trend sono identici. E non c’è assolutamente differenza con la prima ondata nei quadri clinici: il virus provoca polmonite interstiziale, con un coinvolgimento vascolare notevole». Diabete, obesità, ipertensione, vasculopatia restano fattori di rischio in più.

Sono in corso sperimentazioni e studi clinici, che coinvolgono anche gli esperti del Maggiore, ma servono i passaggi giusti. «Non dobbiamo aspettarci scoperte miracolose in poco tempo, la fretta è cattiva consigliera - rimarca la Rossi -. Arriverà il vaccino: su questo bisogna avere speranza e fiducia, i passi che portano all’immissione sul mercato sono molto rigorosi. Sarà un passaggio fondamentale».

 

BENE IL PRONTO SOCCORSO

Su Rianimazione e pronto soccorso per ora grava meno tensione e si riesce a gestire bene la situazione, anche grazie al lavoro sviluppato sul territorio. Grazie alle Usca e alle Unità mobili multidisciplinari molti pazienti iniziano il percorso a casa e, se necessario, hanno un accesso diretto al padiglione Barbieri. Questo aiuta a decongestionare i Pronto soccorso nel Parmense e Sandra Rossi sottolinea il risultato con forza, anche in un’ottica di lungo periodo: «Al pronto soccorso ci sono 120-140 accessi giornalieri; l’anno scorso nello stesso periodo eravamo sui 190-200. Si fa un grande lavoro sul territorio».

«DECIDERE È DIFFICILE»

Rispondendo alle domande della Gazzetta, Sandra Rossi precisa di frequente «in questo momento»: i pericoli di una «evoluzione» in effetti sono sempre in agguato e sta a tutti noi impegnarci per evitare il peggio.

C’è grande discussione, in generale, fra la gente e tante richieste. Ci lamentiamo spesso. A volte fin troppo? «No. Purtroppo è la storia della coperta troppo corta - risponde -. Il virus prospera se facciamo le cose che ci piacciono: andare al ristorante, sciare, abbracciarci, baciarci... Il contenimento del virus passa attraverso l’inibizione di queste cose. Dobbiamo avere pazienza e continuare ad avere comportamenti molto responsabili. I tecnici devono dare alla politica dei numeri perché prenda decisioni calibrando fra la nostra voglia di stare insieme - cui tra l'altro sono legate tante attività - e la necessità di limitare i contagi. Di questi tempi, il mestiere degli amministratori è più duro del mio. Non li invidio».

 

ANDREA VIOLI Terapia intensiva: al Maggiore sono ricoverati 19 pazienti affetti da Covid (12 di Parma, il resto di altre Ausl) e 24 con patologie di altro genere. La situazione è stazionaria e le cifre restano lontane da quelle della prima ondata. Ma...

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