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Ospedale Maggiore

L'oncologia stringe i denti e affronta la seconda ondata

di Monica Tiezzi -

27 novembre 2020, 05:07

L'oncologia stringe i denti e affronta la seconda ondata

Riorganizzazione degli appuntamenti e degli spazi, orari allungati, uso intensivo delle strumentazioni, assunzione di nuovi medici. I reparti oncologici dell'ospedale Maggiore affrontano la seconda ondata di contagi Covid forti dell'esperienza del terribile esordio della pandemia, a inizio anno. Una prima ondata durante la quale, nonostante il lockdown totale, le cure oncologiche sono proseguite ininterrottamente, secondo quanto stabilito dai protocolli sanitari nazionali.

Nunzia D'Abbiero

Le cure di radio e chemio terapia non si sono mai fermate, neppure durante il picco della prima ondata, spiega Nunzia D'Abbiero, direttrice del Dipartimento diagnostico e della Radioterapia dell’ospedale Maggiore. Si è solo assistito, dice, ad un calo di visite fra marzo ed aprile. «Da luglio ad oggi - spiega - le prestazioni erogate non solo non sono calate, ma sono leggermente in crescita. Ad ottobre ad esempio sono state 1.518 contro le 1.435 del luglio 2019. Per ovviare ai tempi più lunghi imposti dal triage e dalle procedure di sicurezza («non riusciamo a trattare più di tre pazienti all'ora, contro i quattro precedenti», spiega D'Abbiero) la radioterapia ha allungato i turni di lavoro. «Dalle 8 alle 20, contro le 8-18 pre-Covid, e al sabato dalle 7,45 alle 14,45: 17 ore in più alla settimana».

A fronte di un trasferimento, sono arrivati nel reparto quattro nuovi medici. Forze nuove, dice la dirigente, che hanno permesso «di trovare nuove soluzioni organizzative, ridurre i tempi di attesa della radioterapia e non mollare i progetti in cantiere». Come il terzo acceleratore lineare che dovrebbe arrivare nel reparto (grazie anche ad una donazione di Fondazione Cariparma) all'inizio del prossimo anno. L'ondata dei contagi ha rafforzato la collaborazione fra reparti anche per l'uso delle apparecchiature. «I colleghi delle due radiologie erano in difficoltà perché la loro tac era usata solo per le radiografie al polmone dei contagiati Covid e questo allungava le liste d'attesa degli esami per i pazienti oncologici - spiega D'Abbiero - Dai primi di novembre abbiamo messo loro a disposizione la nostra tac e al pomeriggio i radiologi si spostano da noi per eseguire gli esami sui pazienti oncologici».

La stanchezza è tanta, ammette D'Abbiero, dopo 10 mesi in trincea. «Ma mi sento di dire che i pazienti non si sono mai sentiti abbandonati e che neppure l'attività scientifica ha subito arresti. Nei periodi di difficoltà si impara a fare con quello che si ha, continuando ad avere una prospettiva di lungo periodo».

 

Francesco Leonardi

Un forte impulso alla medicina a distanza, con tablet e telefonini, è stata la chiave, spiega Francesco Leonardi - direttore del Dipartimento medico generale e specialistico e dell'Oncologia, Ematologia e Ctmo (Centro trapianti midollo osseo) del Maggiore - per continuare a seguire i pazienti con una pregressa storia oncologica. «Il follow up, soprattutto fra marzo e aprile scorsi, è avvenuto in videoconferenza, su appuntamento».Certo, fa notare il primario, si è trattato di una parte piccolissima dei pazienti in carico al reparto: circa seimila, per circa 200 persone visitate ogni giorno.

Per continuare ad erogare in sicurezza i servizi in day hospital (rientrato al Maggiore a giugno dopo il dislocamento al Dalla Rosa Parti nel periodo Covid più critico), osservare i distanziamenti ed evitare assembramenti al triage, è stata ad esempio montata una tenda esterna, in modo che le persone in coda siano al riparo dalle intemperie. «Per i pazienti in dubbio di Covid, che ad esempio presentano temperatura alterata o saturazione bassa, abbiamo creato un ambulatorio ad hoc con un ingresso separato. Gli orari non sono stati ampliati - spiega Leonardi - perché offrivamo già prima un servizio dalle 7,30 alle 19,30 e al sabato mattina. Grazie alla flessibilità di medici, infermieri, ma anche della farmacia ospedaliera e dei trasporti, tutti i trattamenti oncologici sono stati e continuano ad essere garantiti. Inclusi i trapianti di midollo, per i quali abbiamo “blindato” un intero piano ospedaliero».

Per ridurre gli accessi in ospedale in questa seconda ondata e favorire visite e cure non lontano dalle case dei pazienti, parte dell'attività, continua Leonardi, si è trasferita nella Casa della salute di Langhirano e si sta lavorando per potenziare la collaborazione con gli ospedali di Vaio e Borgotaro.

«Non solo nella pandemia nessuno è stato lasciato indietro - conclude Leonardi - ma stiamo assistendo ad un incremento dei pazienti rispetto alle nostre medie».

 

 

Patrizia Bertolini

Al di là degli aspetti organizzativi, uno dei problemi maggiori causati dalla pandemia per i piccoli malati oncologici - ma anche per gli adulti, come conferma Francesco Leonardi - è l'accesso ridotto dei familiari in corsia,dice Patrizia Bertolini, direttrice della Pediatria ed oncoematologia dell'ospedale Maggiore.

Il contingentamento dei familiari ammessi (solo uno per i minori, o casi molto selezionati per gli adulti) non crea solo problemi psicologici ai pazienti, ma anche ai familiari. «C'è una mamma con un bimbo piccolo in ospedale con il figlio da oltre un mese. Non esce mai, è sempre sola, nessuno può darle il cambio» porta ad esempio Bertolini. Il Covid è perverso anche in questo: somma alla battaglia contro il cancro, l'angoscia e la paura del contagio.

Nella seconda ondata, continua Bertolini, c'è stato un cambiamento sostanziale. Prima il contagio correva anche in ospedale, come in tutti i luoghi di socialità. Oggi, dice il primario dell'oncologia pediatrica, molti contagi avvengono nell'ambito familiare. «Abbiamo quindi intensificato i controlli e i tamponi, oltre che su noi medici, infermieri e operatori socio sanitari, sui bambini e il genitore che li accompagna, tracciando anche eventuali contatti con positivi della famiglia».

Un lavoro di sorveglianza - screening ai pazienti del day hospital e ambulatoriali, triage telefonici, oltre alla misurazione della temperatura, al lavaggio delle mani e all'uso delle sole mascherine fornite dal reparto - che ha consentito di individuare, un mese fa, due piccoli pazienti asintomatici, ma positivi. Sono stati gestiti con la pediatria generale e con il reparto infettivi dell'ospedale: si sono negativizzati e oggi proseguono il percorso di terapie oncologiche.

Poiché a volte piove sul bagnato, Bertolini spiega anche che il 2020 è stato un anno sfortunato per le nuove diagnosi di tumore: già 25 casi a fine novembre contro una media di una ventina l'anno.

Per diminuire gli accessi ospedalieri, soprattutto per i piccoli pazienti provenienti dalle province vicine, «è stata rafforzata la collaborazione con i pediatri di base, con l'intento di evitare spostamenti e cercare quando possibile di lasciare i bambini a casa, intensificando consulti e visite al telefono e via mail. Un passo verso la telemedicina».

Se nel periodo più duro della prima ondata non è stato possibile ampliare l'organico del reparto, assunzioni sono in arrivo, «tre dottoresse che hanno svolto nel reparto la specializzazione», spiega Bertolini. Forze nuove che daranno manforte dopo «un'estate durissima», la definisce Bertolini. Che lancia un appello: «Bisogna rallentare il contagio, adottando tutte le misure suggerite dalle autorità. La pandemia danneggia tutti, ma soprattutto i più fragili».

Riorganizzazione degli appuntamenti e degli spazi, orari allungati, uso intensivo delle strumentazioni, assunzione di nuovi medici. I reparti oncologici dell'ospedale Maggiore affrontano la seconda ondata di contagi Covid forti...

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