Sei in Gweb+

Intervista

Donini: «Se continuiamo così giovedì torniamo zona gialla»

di Stefano Pileri -

29 novembre 2020, 05:07

Donini: «Se continuiamo così giovedì torniamo zona gialla»

«Se la curva epidemiologica confermerà il rallentamento che osserviamo già da diversi giorni, il 3 dicembre – in corrispondenza della scadenza del Dpcm – è verosimile che ritorneremo in fascia gialla. Ma, nel caso, occorrerà ugualmente la massima attenzione da parte di tutti, e non sarà un liberi tutti». All'indomani della conferma dell'Emilia Romagna in zona arancione, l'assessore alla Sanità Raffaele Donini intravede in tempi brevi un allentamento dei divieti. Ma guai ad abbassare la guardia, avverte. Chiara e forte la drammatica lezione che ci ha dato il Covid in questi mesi.

 

Rispetto alla prima ondata, che aveva colpito soprattutto le due province più occidentali, Piacenza e Parma, questa sembra colpire di più altre zone, vi siete spiegati il perché?

Una delle lezioni che abbiamo imparato in fretta è che il virus non conosce confini, circola liberamente, segue il flusso degli spostamenti delle persone nelle loro attività lavorative, di relazioni sociali e di tempo libero. E continua a farlo anche oggi. L’Emilia occidentale, che nella prima ondata aveva pagato il prezzo più alto per la vicinanza al focolaio lombardo, era stata seguita anche da Reggio Emilia e Modena. E Bologna si era salvata grazie alla decisione di istituire la zona rossa a Medicina, evitando che il virus potesse dilagare nel territorio metropolitano bolognese. E anche su Rimini si era dovuti andare a restrizioni molto severe. In questa seconda ondata Parma, che pur ha una situazione impegnativa - ma non grave come quella di altri territori - ha messo a frutto una serie di azioni, tra cui un piano particolare sulle Cra, un’ottima collaborazione con i dirigenti scolastici e controlli severi sui rientri dall’estero.

 

In primavera si sfiorò il collasso del sistema sanitario, in queste settimane no, neanche nelle province più colpite. Cosa è cambiato? Cosa si è imparato?

La prima ondata ci ha insegnato che la battaglia si doveva combattere sul territorio, andando ad individuare e circoscrivere nuovi potenziali focolai prima che potessero svilupparsi. In tal senso è stata fondamentale l’azione della sanità territoriale, che si concretizza nelle attività delle Usca, negli screening territoriali, negli screening di alcuni contesti lavorativi come il settore della logistica e della lavorazione delle carni, a cui si sono aggiunte altre azioni come la possibilità di effettuare i test sierologici nelle farmacie, gli screening costante al personale sanitario, gli accordi con i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta per i tamponi rapidi. Insomma, una rete a maglie fittissime che permette di intercettare sul nascere le tante positività asintomatiche. Il fatto che il 96% dei malati stia trascorrendo il periodo di isolamento o quarantena presso il proprio domicilio o nei Covid Hotel, ci dice che questa è la strada giusta per ridurre la pressione sugli ospedali.

 

Sempre in primavera di fatto si bloccò buona parte dell’attività ordinaria, visite specialistiche e interventi programmati. Ora qual è la situazione?

Il blocco di parte dell’attività ordinaria durante la prima ondata è stata inevitabile, nessuno era pronto allo tsunami del virus, ma abbiamo recuperato gran parte delle prestazioni sospese, riaprendo anche le agende per le nuove prestazioni. A Parma già da tempo è stato recuperato il 100% delle prenotazioni sospese e attualmente viene garantita tutta l'attività specialistica di 1° livello, con rispetto dei tempi massimi di attesa superiore al 90% per le prestazioni diagnostiche, e intorno al 60% per le visite che risultano più penalizzate dall'allungamento dei tempi dovuti alle operazioni anti-covid. Non solo, di recente è stata anche potenziata l'offerta di prelievi per migliorare i tempi di attesa, che comunque erano già nei termini previsti. Vorrei anche ricordare che sono totalmente covid free e si svolgono regolarmente tutte le attività ospedaliere e ambulatoriali nei due ospedali a gestione Ausl, quello di Vaio e il Santa Maria a Borgotaro.

E l'ospedale Maggiore?

Per quel che riguarda il Maggiore, sono attivi tutti i comparti chirurgici e, attraverso una rimodulazione dei percorsi, garantiamo ai pazienti adeguati livelli delle attività chirurgiche con sale operatorie distinte per pazienti Covid e non Covid. Rispetto alla prima ondata in questo momento offriamo un numero molto più elevato di interventi chirurgici – solo per fare un esempio, sono stati 322 gli interventi durante la terza settimana di novembre - grazie anche ad un’integrazione in corso con le sale operatorie del territorio, con i presidi ospedalieri di Ausl e del privato accreditato. Ma non solo l’attività chirurgica non si è fermata, anche il programma dei trapianti è stato implementato, e prosegue tutta l’attività oncologica, ulteriormente potenziata grazie all’apertura degli ambulatori oncologici e di breast unit alla Casa delle Salute di Langhirano. Analogamente, si sono ampliati gli orari per le prestazioni di Radioterapia anche al sabato mattina e, sempre al Maggiore, è stato aperto un nuovo ambulatorio cardiologico dedicato alle cardiomiopatie.

 

Nei mesi scorsi l’Emilia-Romagna ha avviato una campagna per i test sierologici nelle farmacie. Ora sta utilizzando i tamponi rapidi. Pensate di utilizzare anche i tamponi “fai da te” di cui ha parlato il presidente del Veneto Zaia?

Siamo interessati ad attuare insieme al Veneto questa sperimentazione nelle prossime settimane. Siamo infatti impegnati ad inserire tutti gli strumenti che possano contribuire alla diagnosi di positività al virus, anche se attualmente, almeno per ora, non è prevista quella tipologia di tampone. Abbiamo a disposizione due milioni di tamponi rapidi che sono fondamentali per aumentare la nostra capacità di screening, da utilizzare in tanti ambiti, tra cui scuole, strutture residenziali per anziani e disabili, categorie professionali o fasce d’età a rischio, chiusura delle quarantene dei contatti stretti e test sui viaggiatori in arrivo all’aeroportodi Bologna.

 

Tamponi eseguiti da medici di famiglia e pediatri. Dopo un po’ di polemiche e proteste, qual è la situazione in Emilia-Romagna?

L'accordo, che dà attuazione agli accordi collettivi nazionali, ha l'obiettivo di contribuire a identificare rapidamente nuovi focolai e isolare i casi, e i 45mila tamponi rapidi a disposizione dei medici di medicina generale e pediatri permettono di andare in questa direzione. Come tutti gli accordi generali, ha bisogno di qualche giorno per essere operativo sul territorio, ma sono sicuro che contribuirà in maniera preziosa alla lotta contro il virus.

 

Quando si potranno riaprire le scuole superiori?

Bisognerà attendere che ci siano le condizioni per ripartire in sicurezza, spero al più presto. Lo dico da ex studente: so esattamente quanto sia grande il sacrificio richiesto, quanto pesi non vedere i propri compagni di classe, gli amici, immergersi nel contesto scolastico che non è solo didattica, ma è molto altro, sono le relazioni personali, la crescita individuale, i sogni condivisi. In altre parole, la vita. Anche per questo è importante ribadire che solo attraverso il rispetto delle misure di sicurezza sanitaria ritroveremo tutto ciò che riguarda le nostre vite e che ora è sospeso.

 

 

Che Natale sarà? Il presidente Bonaccini ha invitato alla prudenza..

Concordo con il presidente, la prudenza deve segnare il nostro passo, anche e soprattutto nelle occasioni in cui la tentazione di allentare la nostra attenzione alle regole di sicurezza è più grande. Il nostro orizzonte dev’essere più lontano, dobbiamo guardare alla primavera, facendo del nostro meglio per non trasformare le festività in un moltiplicatore dei contagi che ci costringerebbe a nuove ulteriori restrizioni.

 

Quest’estate fu un errore il Ferragosto in libertà? Lo stiamo pagando ora?

La voglia di ritrovare la normalità dopo la prima ondata era sicuramente comprensibile, ma abbiamo poi valutato che per ogni attività occorressero dei protocolli di sicurezza dettagliati e rigorosi e che alcune attività non potessero assicurarne il rispetto. Il calo netto durante l’estate dei dati del contagio, dei ricoveri, dei decessi ha indotto i cittadini a pensare che il problema fosse alle nostre spalle, nonostante tutti gli inviti costanti a mantenere alta la guardia. Gli assembramenti che abbiamo visto non hanno sicuramente aiutato. Dobbiamo fare tesoro di quel periodo ed evitare di ripetere gli stessi errori.

 

 

In più di un momento è sembrato mancare il coordinamento fra le regioni e il governo centrale anche a livello di competenze in materia sanitaria. Cosa non ha funzionato?

La dialettica tra istituzioni è normale. Tutte le decisioni in materia di contenimento del contagio sono frutto di confronti, anche serrati, per tenere conto delle esigenze dei singoli territori, ma guardando sempre all’equilibrio generale. Proprio perché, come dicevo, il virus non conosce confini, e la strategia deve tenere conto di ogni singolo elemento che possa avere ricadute sul territorio nazionale.

 

Vaccino influenzale, come prevedibile e come previsto c’è stata grande richiesta quest’anno. Ovunque si riscontrano problemi nella reperibilità. Qual è la situazione? Cosa è mancato?

Ad oggi abbiamo vaccinato più di 915mila persone appartenenti alle categorie fragili, sorpassando il dato del 2019, quando si erano vaccinate 850mila persone. E l’obiettivo è vaccinarne 1 milione e mezzo entro dicembre, pari al 30% della popolazione della regione, un record assoluto per il nostro territorio. Già da settimane abbiamo consegnato 1 milione e 200mila dosi ai dipartimenti di sanità pubblica delle Ausl e ai medici di medicina generali, oltre alle 36mila dosi alle farmacie. Abbiamo chiesto a tutti i medici di base di stimare il fabbisogno di dosi vaccinali per le persone più fragili, in modo da assicurarne l’arrivo entro fine anno. Ricordo anche che sono in consegna imminente ulteriori 65mila dosi e altre 100mila sono in arrivo nelle prime due settimane di dicembre. La Regione sta poi valutando l’acquisto di ulteriori 100.000 dosi anche dall’estero.

 

A Parma si sta lavorando alla fusione fra Azienda Ospedaliera e Ausl. A che punto siamo? Ci sono preoccupazioni per il ruolo di Medicina e dell’Università. Sono fondate?

Il percorso di unificazione tra le due Aziende sta proseguendo, nonostante l’arrivo della seconda ondata pandemica per la quale, peraltro, le risposte e gli interventi messi in campo sono già con modalità integrate. Come abbiamo già sottolineato, con l'unificazione delle due Aziende si vuole strutturare maggiormente, e dunque rafforzare, non solo la collaborazione interaziendale, ma anche quella con l'Università.