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LA STORIA

Barbara, la voglia di studiare più forte della pandemia

01 dicembre 2020, 05:06

Barbara, la voglia di studiare più forte della pandemia

«Magari una proclamazione “dal vivo” della laurea riesco a raggiungerla pure io». Un auspicio, ed un traguardo neanche troppo lontano, per Barbara Crognale che nei mesi scorsi, in piena pandemia da Coronavirus, si è laureata alla triennale della facoltà di Scienze dell’educazione dei processi formativi dell’Università di Parma. E quel giorno era in servizio in ospedale di Vaio, non doveva discutere la tesi ma aveva solo la proclamazione che lei ha ricevuto online, al lavoro.

Adesso, nonostante i mesi difficili del ritorno della pandemia, l’impegno del lavoro, non si è fermata e si è iscritta alla magistrale di Progettazione e coordinamento dei servizi educativi. Tre parole - tenacia, determinazione e volontà - riassumono il carattere di Barbara, 50 anni, originaria di Roma ma da oltre 20 anni salsese d’adozione, un lavoro come addetta in un’impresa di pulizie che grazie alla sua flessibilità le permette di studiare, sua grande passione. Ed un importante supporto l’ha avuto in questi anni - e continua ad averlo - dalla Biblioteca Romagnosi di Salso che l’ha aiutata nella ricerca dei libri facendoli arrivare anche da altre biblioteche. E adesso il suo nome è stato inserito nel Libro d’onore della biblioteca salsese dedicato ai laureati, in attesa dalla prossima laurea.

«Ho deciso di iscrivermi al corso in Scienze dell’educazione e dei processi formativi perché avevo tanto materiale per scrivere una tesi sull’adozione - racconta -: volevo creare un manuale per poi distribuirlo gratuitamente a tutti coloro che per la prima volta si approcciavano a questa scelta, proprio come avevo fatto io pochi anni prima. I professori del corso sono stati incredibili: Parma vanta dei grandi educatori come insegnanti. Strada facendo, esame dopo esame, ho conosciuto un importante gruppo (Mac e Pac, madri e padri adottivi coraggiosi e disperati) che mi hanno ispirato ad eseguire una tesi di ricerca sulla genitorialità adottiva».

«A marzo è arrivato il giorno della proclamazione ma la pandemia ormai era diffusissima, il Covid ci aveva bloccato - ricorda -. Intanto molte mie colleghe che lavorano a Vaio si erano assentate. Io lavoravo dalle 10 alle 12 ore al giorno in un’altra sede, ma mi sono detta: “Sono una delegata sindacale e devo dare il buon esempio, ma soprattutto sto per diventare un’educatrice, una “dottoressa umanistica.” Volontariamente ho chiesto alla cooperativa se potevo andare in ospedale. Non voglio certo passare per un’eroina ma volevo dare il mio contribuito in quel momento. La paura era tanta, ma mi sono detta: ho girato mezzo mondo con “Viaggi avventure nel mondo AnM”, ho fatto anni di volontariato in alcuni ospedali di Roma e di Fidenza ma mai ho visto e vissuto tanto».

Poi è arrivato il giorno della laurea: «La ragazza che lavorava nel turno con me quel giorno, stanca e disperata, mi ha chiesto ad un certo punto: ”dimmi una cosa bella.”.. Ed io: ”domani mi laureo. .Appena ha capito che non era uno scherzo, mi ha chiamato e prima di togliermi i dispositivi mi ha fatto delle foto. Era passata mezz’ora dalla proclamazione rigorosamente online, ed io ero felicissima».

Ad oggi non è stato ancora possibile festeggiare e né svolgere la proclamazione presso l’aula Magna, ma per Barbara non è un rammarico, piuttosto una «spinta» per il futuro.

A.S.