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La protesta dei centri commerciali: «Dpcm ingiusto, siamo penalizzati»

12 dicembre 2020, 05:02

La protesta dei centri commerciali: «Dpcm ingiusto, siamo penalizzati»

PIERLUIGI DALLAPINA

 

Ci risiamo. Arriva il weekend e mentre qualcuno si prepara ad accogliere la fila dei clienti alle prese con i regali di Natale, altri chiuderanno bottega nei giorni migliori, quando la gente è a casa dal lavoro e ha più voglia e tempo da dedicare alle compere. A restare chiusi saranno, come era già successo durante il ponte dell'Immacolata, i negozi all'interno dei centri commerciali e dei parchi commerciali. Così è stato deciso dall'ultimo Dpcm (in vigore dal 4 dicembre al 15 gennaio) considerato però ingiusto da tutti quelli che hanno l'obbligo di tenere la serranda abbassata nei giorni festivi e in quelli prefestivi, che a dicembre sono una sfilza. Questo obbligo però risparmia sia il piccolo commercio presente in centro e lungo le vie della città e dei paesi che le grosse superfici di vendita monomarca, che potranno restare aperti senza alcuna limitazione. Una libertà che continua a scatenare le proteste dei centri commerciali e il pessimismo di chi si vede più che dimezzare i guadagni. «Ne usciremo con le ossa rotte» dice chi già prevede un -50% di fatturato.

«CATENA DI SMONTAGGIO»

Fra i centri commerciali più penalizzati in città c'è l'Euro Torri, costretto ad una chiusura totale. «Non siamo riusciti a ribaltare una situazione impossibile da sopportare. Una situazione insopportabile, ma anche illogica. Siamo indignati da questa iniquità», commenta con preoccupazione più che con rabbia Gianni Castaldini, presidente dell'Euro Torri, ma anche confidente dei tanti negozianti in preda alla disperazione. Perché nel mese più caldo dell'anno sul fronte degli acquisti, restare chiusi nei fine settimana, nei festivi e nei prefestivi suona come una condanna. A cui va aggiunta la beffa dell'apertura permessa a tutte le altre tipologie commerciali, dal negozio di vicinato al grande punto vendita monomarca. «Terminato questo periodo per noi terribile, qualcuno rischierà di non aprire o di riaprire con le gambe talmente tanto rotte da non riuscire più a rialzarsi e a sopravvivere. Si è innescata una catena di smontaggio», afferma Castaldini.

CLIENTI ADDIO

A qualche centinaio di metri di distanza dall'Euro Torri c'è il Centro Torri. Qui il supermercato alimentare, la tabaccheria, la farmacia e alcuni servizi artigianali alla persona (tipo la lavanderia) resteranno aperti, ma il resto dei negozi dovrà stare con le serrande abbassate. E dire addio ai clienti. «Su 45 negozi ne resteranno aperti 7 o 8», precisa Mattia Sirocchi, direttore del Centro Torri. «Da quando è entrato in vigore, a causa del Dpcm perderemo circa un mese di lavoro e questo significa che non avremo ingressi e che, dato ancor peggiore, avremo perso dei clienti. Chi non riuscirà a fare acquisti da noi si rivolgerà altrove». Ci fossero state regole uguali per tutti, anche la chiusura sarebbe stata meno indigesta. Così invece viene considerata un accanimento, per di più ingiustificato, solo contro alcune categorie di commercianti. «I negozi chiusi, non solo non vedono i clienti, ma li perdono. Alla fine usciremo con le ossa rotte», sentenzia Sirocchi, prima di aver ricordato l'importanza di dicembre per chi opera nel commercio. «I giorni attorno all'Immacolata e la Vigilia sono i giorni più caldi per gli acquisti natalizi. Ma noi siamo chiusi. Se pensiamo al ponte dell'Immacolata, quest'anno abbiamo avuto un 60% in mendo di ingressi rispetto all'anno scorso». Molto probabilmente la sola apertura del supermercato alimentare e poco altro non è sufficiente per fare i grandi numeri. «Con queste regole - conclude Sirocchi - c'è chi fa confusione e in tanti hanno creduto che il nostro centro commerciale fosse totalmente chiuso, ma non è così».

LA CRISI FA 2000

Il Centro studi di Ascom ha provato a disegnare la mappa dei punti vendita dentro i centri commerciali in città e provincia. «Stiamo parlando di 468 negozi con una media di quattro dipendenti ciascuno, per un totale di circa 2mila lavoratori. Per la precisione, stiamo parlando di 1.872 dipendenti», specifica Cristina Mazza, vicedirettore di Ascom Confcommercio.

I GIORNI OFF LIMITS

Se non cambierà qualcosa, l'ultimo Dpcm continuerà a far pesare l'obbligo di chiusura ancora per molti giorni. I centri commerciali resteranno chiusi oggi e domani, sabato e domenica prossimi, dalla viglia a Santo Stefano compresi e a Capodanno. Contando anche i 4 giorni durante il ponte dell'Immacolata, si parla di 13 giorni off limits solo a dicembre. E poi arriverà gennaio, quando le chiusure dovrebbero ripresentarsi dal primo al 3, dal 5 al 6 e dal 9 al 10, tutti compresi. Sempre che il Governo non cambi idea come ha fatto per gli spostamenti a Natale.

 

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