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Il caso

Il farmacista di Zibello: «Ecco perché ho interrotto l'omelia di don Regolani»

28 dicembre 2020, 05:04

Il farmacista di Zibello: «Ecco perché ho interrotto l'omelia di don Regolani»

MICHELE DEROMA

 

ZIBELLO «Mi scuso per il modo in cui ho interrotto don Gianni Regolani, ma credo di aver agito giustamente, in nome di un necessario senso civico e sociale»: Stefano Cremonesi ha 27 anni, abita a Zibello e di professione fa il farmacista

È stato lui ad aver disturbato l’omelia del parroco della cittadina rivierasca durante la messa celebrata nel giorno di Natale nella chiesa dei santi Gervasio e Protaso di Zibello, perché contrario alle affermazioni del sacerdote, che ha espresso nell’occasione alcuni dubbi e perplessità sulla vaccinazione anti-Covid.

«Il mio intento non era quello di innescare una polemica», afferma Cremonesi. «Ma quando ho sentito certe frasi pronunciate dal parroco, figura che può vantare un seguito importante in un paese piccolo come il nostro, non sono riuscito a trattenermi».

Il farmacista ricostruisce quanto accaduto durante la funzione: «Don Regolani ha riferito che, attraverso il vaccino, ci facciamo iniettare una sostanza che contiene cellule di feti abortiti e di pipistrelli. Io sono rimasto scioccato: stiamo facendo tantissimi sacrifici per liberarci da questa pandemia, migliaia di persone si ammalano e muoiono, e ora che abbiamo finalmente un’arma che ci consente di poter tornare alla normalità, dal pulpito di una chiesa facciamo opera di terrorismo? Le dichiarazioni di don Gianni hanno testimoniato, da parte sua, una totale mancanza di conoscenza dell’argomento».

Il sacerdote, durante la propria omelia, è stato così interrotto dal 27enne Stefano: «Mi sono alzato in piedi e ho raggiunto il centro della chiesa – spiega il giovane farmacista – quindi, dopo essermi scusato per averlo interrotto, avvicinandomi all’altare ho detto a don Gianni che ciò che stava dicendo non era corretto e che le sue affermazioni erano pericolose per la salute: mettere in guardia le persone dalla cura non è il modo corretto per affrontare il virus».

La reazione di don Regolani è stata più che composta: «Lui ha proseguito quasi come se nulla fosse accaduto, chiedendomi soltanto di andare via perché stavo disturbando. Mio padre mi ha raggiunto e siamo tornati insieme al nostro banco». La funzione è continuata e il 27enne è uscito dalla chiesa prima della solenne benedizione finale, mentre don Regolani, dalle colonne della Gazzetta di ieri, ha affermato che Stefano «avrebbe potuto raggiungermi alla fine della celebrazione, per un normale e amichevole confronto».

«No, ho preferito non raggiungere don Gianni per un chiarimento», replica Stefano Cremonesi: «Dopo averlo visto distribuire l’eucarestia senza la mascherina, sono tornato a casa, arrabbiato e deluso. Credo peraltro che un colloquio diretto con lui alla fine della messa non sarebbe stato utile, perché avrebbe annullato la finalità sociale della mia azione: il mio intento era infatti quello di sensibilizzare l’assemblea di fedeli presente in chiesa, smentendo le parole del sacerdote. Un dialogo tra noi due, in quel momento, non sarebbe servito a nulla».

Ora però Stefano è disponibile ad incontrare don Gianni: «Sono disponibile per un confronto, in cui spiegherei al parroco il mio punto di vista sull’argomento». Dopo la messa di venerdì, Stefano Cremonesi è stato contattato da diverse persone: «Mi hanno espresso la loro solidarietà: diversi cittadini di Polesine mi hanno inoltre ribadito che, nel corso della messa lì celebrata, don Regolani aveva pronunciato le stesse affermazioni, e si sono complimentati con me perché ho compiuto un’azione che loro stessi non hanno avuto il coraggio di fare».

Su quanto accaduto nella mattinata di Natale nella chiesa dei santi Gervasio e Protaso, la posizione della diocesi di Fidenza rimane invariata rispetto alle dichiarazioni del vicario generale, don Gianemilio Pedroni, il quale ieri ha spiegato alla Gazzetta che «servirà comprendere esattamente quanto accaduto, prima di esprimere commenti sulla vicenda».