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Lutto

Addio a Renzo Zucchi, pioniere del gpl

30 dicembre 2020, 05:04

Addio a Renzo Zucchi, pioniere del gpl

ROBERTO LONGONI

In strada, il gpl non lo conosceva quasi nessuno. In raffineria, era considerato quasi uno scarto. Serviva lo sguardo visionario e lungimirante di Renzo Zucchi, per scorgere il luccichio dell'oro nel figlio trascurato e trasparente del petrolio.

Zucchi comprò una nave intera di gpl, pagandolo 5 lire al chilo (sette centesimi d'oggi, quando all'ingrosso il costo alla tonnellata è intorno ai 390 euro). La nave attraccò in porto e lui prese il largo, portando in alto il nome di Fidenza e Parma.

Forse non tutti sanno che il breve acronimo sta per gas di petrolio liquefatto. Ma a tutti è noto che cosa significhi Socogas, per le scritte in rilievo sulle bombole o sui bomboloni in giardino: fino nelle più sperdute campagne si conosce, dove il fuoco era a legna o a nient'altro. Energia allo stato puro: questo è stata la vita di Zucchi, il fondatore della Socogas di Parola, gruppo che tratta gpl, lubrificanti e riscaldamento e raggruppa decine di società. Energia da trasportare, stoccare, distribuire (con una rete di punti vendita su strade e autostrade. Zucchi ha vissuto per l'energia e di energia. Fino all'ultimo. È morto ieri prima dell'alba, senza mai conoscere vecchiaia, nonostante i 92 anni compiuti (sarebbero stati 93 in marzo). Oggi alle 14,30, nel duomo della sua Fidenza, saranno celebrati i funerali.

Difficile parlare al passato di un uomo nato per costruire il futuro. «Ragionava sempre guardando avanti - ricorda Cesare Azzali -. E trasmetteva una profonda fiducia nel domani. Un esempio per tutti. Lo ricorderemo con grande rimpianto non solo per le sue qualità imprenditoriali, ma anche per quelle umane». La fiducia, la dote di cui forse di sente più la mancanza nella nostra società. Proprio ora, quando sarebbe così necessaria. «Se potessimo contare su più persone come lui, con la sua voglia di fare, la passione, l'intuito - prosegue il direttore dell'Unione parmense industriali - potremmo essere certi della ricostruzione, della ripartenza alla quale siamo chiamati di questi tempi».

Il fondatore e amministratore unico della Socogas fu tra i protagonisti del boom dell'Italia uscita in cenci e macerie dalla guerra, ma con un ottimismo e una voglia di emergere inaffondabili. «Fidentino nato in piazza», così si definiva lui stesso, Zucchi crebbe centro: i suoi avevano un negozio di alimentari in via Cavour. Sembrava dovesse a sua volta indossare il grembiule. E invece, ragazzino, si iscrive all'istituto professionale Ala Ponzone Cimino di Cremona, e fa il pendolare «con la tuta da meccanico sotto al braccio». E con le bombe delle Fortezze volanti per cappello. Appena diplomato, nel 1947, dà una sbirciatina alla catena di montaggio dell'Alfa Romeo e storce il naso. «Tutto così inquadrato. Io lì non ci sto». Ma non sta neanche fermo. Non è tipo. Ufficiale di complemento in Artiglieria, è lui a compilare il primo manuale per l'uso dei nuovi obici sbarcati dagli Stati Uniti.

Al veglione di capodanno del 1952, l'incontro con Iole, la donna della sua vita, madre di Gianpaolo, 60 anni, direttore generale della Socogas, e Patrizia, 58, a sua volta imprenditrice. L'amata Iole: moglie e alleata in tutti i suoi progetti. «Erano i tempi della Igas - ricorda Ezio Calza, imprenditore nel settore logistico -. Renzo, che aveva 10 anni più di me, ci lavorava con Tonino Besagni, a sua volta scomparso di recente, e i miei due fratelli gemelli suoi coetanei: insieme avevano studiato da periti a Cremona. Con uno dei miei fratelli, poi, venne preso alla Condor, la raffineria americana a Rho». Anche Calza comincia a lavorare alla Igas a 18 anni. E per lui significa entrare in una seconda famiglia. «Renzo era come un fratello maggiore e lo sarebbe stato per sempre. Un imprenditore con una marcia in più e un uomo speciale».

La Igas serve a Zucchi per farsi le ossa, mentre nel 1959 viene strappato agli americani dai francesi della Total. A 31 anni, è in tutto il mondo il più giovane dirigente del colosso petrolifero d'Oltralpe. Un lavoro di continue partenze, fino a quando decide di far partire lui qualcosa. Un progetto di vita in cui mettere tutto se stesso. Rilevate le quote degli amici della Igas, nel 1967 apre il primo ufficio della Socogas, forte di un accordo con la Texaco. E la moglie Iole sposa anche la sua passione: è al suo fianco, come sempre. Da allora, è una continua crescita. «Inarrestabile, nonostante i mille ostacoli - sottolinea Giancarlo Menta, un altro imprenditore fidentino molto legato a Zucchi -. Era un capitano d'industria di serie A, amato da tutti. Una persona generosa, anche se in silenzio». Alla guida dell'azienda con la mente e con il cuore. Come ben sanno i dipendenti (il Gruppo ne conta 250, nelle varie sedi del Nord, e una settantina sono a Parola). «Un genio del XX secolo, un gigante dell'innovazione» è scritto su un manifesto dono dei collaboratori affisso in ufficio.

«Un cavallo di razza - ricorda addolorato monsignor Carlo Mazza, vescovo emerito di Fidenza -. Coraggioso e umile, aveva la grande ambizione di fare qualcosa di bello e grande per la famiglia e la società. Aveva forte il senso della solidarietà e amava molto l'Italia. Più che dalla ricerca dell'utile, era animato dall'energia di chi vuole capire in che direzione andare e come realizzare il sogno».

Il legame tra Zucchi e monsignor Mazza era rimasto forte. «Nei giorni che hanno preceduto il Natale, ci siamo inseguiti telefonandoci senza riuscire a parlare». La traccia di quelle chiamate per un uomo di poche parole e molti fatti come l'imprenditore fidentino valeva già un discorso. «E ora è là, in Cielo, che vede tutto» sorride monsignor Mazza.

Ma sulla terra tanti sentiranno la sua mancanza. «Perdiamo un grande personaggio - dice commosso Andrea Zanlari -. Gli ho voluto molto bene: aveva un cuore buono ed era amatissimo dai dipendenti. Giovane, sempre giovane. Sempre intento a pensare cose nuove». Un appassionato. «Alla fine di una riunione - prosegue Zanlari, membro del Cda della Socogas - mi raccontò tutte le evoluzioni dell'impiantistica del settore, facendomi anche i disegni. E poi si mise a descrivere il futuro. Ha sempre guardato avanti». Così ha fatto anche nell'ultima telefonata con Zanlari. «"Passate queste feste - mi disse -. Studiamo il progetto per il biometano. L'ambiente è una cosa importante"». Parlava al futuro e sapeva ascoltarlo.

 

ROBERTO LONGONI In strada, il gpl non lo conosceva quasi nessuno. In raffineria, era considerato quasi uno scarto. Serviva lo sguardo visionario e lungimirante di Renzo Zucchi, per scorgere il luccichio dell'oro nel figlio trascurato e trasparente...

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