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Simone Strozzi, da brillante arbitro ad aspirante missionario

30 dicembre 2020, 05:08

Simone Strozzi, da brillante arbitro ad aspirante missionario

«A mia mamma avevo detto che avrei voluto fare il missionario quando avevo 13 anni. Lei mi pregò solo di aspettare. Così qualche mese fa, quando gliel'ho ripetuto, non è rimasta sorpresa».

A pronunciare questa frase in un'intervista del 2003 alla Gazzetta dello Sport è stato Simone Strozzi, allora 28enne, che annunciava così, in un colpo solo, l'abbandono della carriera di arbitro di basket e la decisione di entrare nei Saveriani. Una scelta sconcertante nel mondo dello sport, soprattutto se presa dall'astro nascente della pallacanestro tricolore: a 18 anni arbitro in C-1, a 20 in B-2, a 25 ancora da compiere in campo per la finale scudetto femminile. Poco più di un anno dopo, il più giovane di sempre ad esordire nella massima serie. Insomma, una sequenza vincente di canestri, uno dopo l'altro, che, si scoprirà dopo, rappresenta forse la sua cifra. Fino al brusco stop di queste ore.

«Se senti che la strada su cui stai camminando non è la tua, prima o poi ti devi fermare», aveva spiegato allora Strozzi – una famiglia semplice alle spalle, 4 figli, mamma casalinga, papà dipendente Barilla – che, dopo il diploma, aveva anche intrapreso la carriera di manager per un'azienda di Parma dove, ancora, ricordano le sue grandi doti di organizzatore.

Ma il richiamo, lo abbiamo capito, era un altro. E Strozzi, «innamorato della figura del povero, del richiamo degli ultimi», come ricorda oggi chi lo ha conosciuto bene fin da ragazzo, inizia quell'annunciato percorso per diventare missionario. Frequenta la casa madre di Parma, quella di Desio, poi passa in Friuli e tuttavia, dopo non molto tempo, abbandona i missionari per entrare in seminario ad Ancona. Passa solo un anno e, di nuovo, il filo si spezza, il progetto si interrompe. E per Strozzi arriva il tempo di tornare a Parma, dove in tanti lo conoscono e lo apprezzano. Qui, a casa, sceglie di riprendere quel cammino al servizio di chi ha bisogno entrando nella Caritas diocesana come operatore dipendente. Sarà un periodo, quello, lungo cinque anni e decisamente frenetico, pieno di voglia di fare e di impegnarsi, che tuttavia, di colpo, ancora una volta si interrompe.

Durante quello che dovrebbe essere il meritato periodo di ferie dopo mesi senza soste, Strozzi fonda la sua onlus, Svoltare, e improvvisamente, lascia la Caritas. Dall'abbandono del parquet del basket sono passati dodici anni e Strozzi è cresciuto. E ben presto inizia a lievitare con lui la sua associazione che, secondo le più recenti dichiarazioni, in soli cinque anni arriva a disporre di «di centri d’accoglienza che ospitano oltre 550 persone e si trovano oltre che a Parma nei comuni di Fontanellato, San Secondo, Fontevivo, Langhirano e Felino».

Una potenza incredibile nel mondo piccolo del volontariato, che da qualche tempo guardava con invidia, e forse sospetto, la onlus fondata dall'ex arbitro. La fine della partita è ancora lontana. Ma questa espulsione, è ovvio, lascia in tutti grande amarezza.

lu.pe.

 

 

«A mia mamma avevo detto che avrei voluto fare il missionario quando avevo 13 anni. Lei mi pregò solo di aspettare. Così qualche mese fa, quando gliel'ho ripetuto, non è rimasta sorpresa». A pronunciare questa frase in un'intervista del 2003 alla...

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