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PROTESTA

Albareto, il sindaco a Conte: «Aprire i bar»

12 gennaio 2021, 05:04

Albareto, il sindaco a Conte: «Aprire i bar»

MONICA ROSSI

ALBARETO «Deluso dal poco, per non dire nullo, coinvolgimento istituzionale sulla parte decisionale» è l’affondo del sindaco di Albareto, Davide Riccoboni, in merito alle norme in continuo mutamento a quasi un anno dall’inizio della pandemia. Parole che il primo cittadino ha messo nero su bianco nella sua lettera aperta inviata con Pec lo scorso 8 gennaio al presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte. A spingere il sindaco a scrivere al premier sono state le rinnovate restrizioni con cui dovranno fare i conti i bar e i ristoranti del suo comune, che come centinaia di migliaia di altri esercizi dal marzo del 2020 non hanno più certezze. Secondo il primo cittadino, che non si oppone alle misure adottate per la tutela della salute pubblica e anzi si è sempre adoperato per la loro puntuale attuazione, va tenuto però conto che ciascun territorio ha le proprie peculiarità e non può essere considerato con misure generali. «Un’attività posta in un comune montano appenninico - precisa nella missiva – non è uguale a un’attività in centro a un grande città. Nel mio paese, al bar, in settimana, è una rarità anche in condizioni normali che ci siano dieci persone tutte insieme. Alle 18, se siamo in zona gialla, i gestori devono chiudere ma se in quel momento ci sono cinque o sei persone nei loro locali, possono cantare vittoria»

Il sindaco inoltre assicura che la sera, se i bar potessero rimanere aperti, la clientela si limiterebbe a quattro o cinque persone «che passerebbero un’ora insieme a svagarsi e potrebbero quasi considerarsi di famiglia, essendo sempre le stesse». Per Riccoboni i locali del suo comune non sono luoghi di assembramento: il computo dei clienti all’interno di questi esercizi pubblici non sono mai significativi e potrebbero insomma tranquillamente rimanere aperti senza alcun rischio per la salute pubblica. «Lotto ogni giorno per tenere vivo il mio paese, non voglio vederlo morire, non voglio vedere i miei cittadini costretti a tirare giù le serrande», aggiunge chiedendo al premier di prendere in considerazione la possibilità di apertura, almeno nei giorni feriali, di bar, ristoranti e attività equiparate nei piccoli comuni come Albareto. Per il primo cittadino, si tratterrebbe di una deroga vitale per permettere agli esercenti di far fronte alle difficoltà economiche. Esercizi che hanno peraltro sempre rispettato tutte le disposizioni «adoperandosi per mettere in sicurezza i propri locali. Ora però sono in ginocchio».

Raggiunto per un commento successivo all’invio della missiva, Riccoboni ha ricordato «la funzione sociale che queste attività hanno nei comuni come il nostro. Grazie a loro, le amministrazioni riescono a tenere monitorati anche i bisogni sociali delle persone fragili. Se io passo al bar e, conoscendoci tutti, vedo una persona che so essere sola in casa ma vedo che sta bene, magari scambiandoci due chiacchiere, sono tranquillo. Il fattore sociale di abbandono rischia di essere più pericoloso di quello economico».

MONICA ROSSI ALBARETO «Deluso dal poco, per non dire nullo, coinvolgimento istituzionale sulla parte decisionale» è l’affondo del sindaco di Albareto, Davide Riccoboni, in merito alle norme in continuo mutamento a quasi un anno dall’inizio della...

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