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BUSSETO

Lite tra i sacerdoti. Don Matteo: «Vittima di mobbing»

14 gennaio 2021, 05:05

Lite tra i sacerdoti. Don Matteo: «Vittima di mobbing»

VITTORIO TESTA

BUSSETO - Le vie del Signore sono infinite, si sa, e a volte l’Onnipotente sceglie un percorso difficile anche e soprattutto per i suoi ministri, uomini prima che sacerdoti: e quindi esposti alle insidie del carattere, dell’ambizione, della vendetta.

A Busseto, il Covid 19 ha messo in quarantena tutti e tutto fuorché quella macchina schiacciasassi, spinta dal quel fenomenale propellente che è la curiosità inesausta, famelica di notizie con cui riempire queste gelide giornate. E se la notizia scarseggia ecco che si lavora di bulino e di fantasia su una materia docile e malleabile: il «sentito dire»: generalmente offerto alla discussione con una premessa di rito: «Non so niente di preciso, intendiamoci, io vi dico quel che ho sentito dire da uno che dice di saper le cose. Tutto qui, io dei fatti degli altri non mi immischio».

E che diceva quello che diceva di saper le cose?: «Che don Luigi, il parroco, e don Matteo, il suo vice, hanno avuto una discussione a muso duro. E che sarebbero stati lì lì per mettersi le mani addosso».

Una signora elegante e informata: «Sì, dev’essere successo qualcosa di grosso, perché il vescovo di Fidenza ha mandato una lettera a tutti i fedeli, c’è anche sul Risveglio, il giornale della Diocesi, che dice che don Matteo dovrà assentarsi per un periodo di riposo».

Commento di un signore in fila immascherinata: «E sì, periodo di riposo…! Quelli lì son bravi a non far sapere le cose, è come l a mafia». La signora, esterefatta: «Lei accusa di menzogna il nostro Vvescovo?». Lui: «No, non dice bugie, ma nasconde la verità!». Tempo un’ora e su facebook cominciano a prendere il volo «post» sulla vicenda. Quasi tutti tessono lodi sperticate per don Matteo, sacerdote sempre disponibile, generoso, fa i turni alla Pubblica assistenza, guidava le autolettighe per portare i malati all’ospedale di Vaio, è giovane e gioviale, sempre sorridente, «noi saremo sempre con lui!».

Insomma, si sospetta – ipotesi avvalorata dal diretto interessato che sentiremo tra poco - che don Matteo, vigoroso bergamasco trentaquattrenne, pieno di voglia di fare, abbia uno o più nemici che lo vogliono far fuori. E mezza Busseto ne prende le difese, l’altra metà gioisce. Non c’è niente da fare, il bussetano ama creare sagome da abbattere o venerare, la città è questa, un aperitivo al bar è una sciarada di pettegolezzi, e le signore, le risdore, tornano dal giro della spesa con le borse tracimanti indiscrezioni, «si dice», e commenti pepati.

Allora andiamo a sentire che cosa accade dagli stessi protagonisti. Il parroco, don Luigi, miracolato sfuggito al Covid 19 dopo sedici giorni di coma vigile: quando ormai i medici erano rassegnati a dover chiamare il necroforo, lui s’è risvegliato e in un mesetto eccolo qui, sorridente e pacato, come adesso davanti al portone della canonica: Reverendo permette una domanda? Il tempo di sentire un fulmineo «no, grazie», lo sbatter del portone e il parroco chi s’è visto s’è visto. Non risponderà al telefono e nemmeno via mail.

Proviamo con don Piergiacomo Bolzoni, collaboratore. Figurarsi se il teologo metterà becco in una vicenda come questa, è chiuso nel suo appartamento inaccessibile. Non resta che il direttissimo interessato, don Matteo. Intanto un uccellino ci ha portato un rametto istoriato. Sarebbe capitato domenica scorsa l’episodio che ha mosso il vescovo Ovidio Vezzoli a intervenire, convocare don Matteo e accettare la sua richiesta di un lungo periodo di riposo dopo i tre anni di enorme fatica: morto don Stefano Bolzoni, il parroco, il giovane Piazzalunga sacerdote in eterno, si era sobbarcato un notevole carico di messe, visite, benedizioni, colloqui, catechismo, volontariato.

In luglio arrivò da Salsomaggiore don Luigi Guglielmoni, parroco di Sant’Antonio, comunità modello, ricca di offerte e servizi sociali. Il tempo di lanciare l’allarme e ottenere l’intervento dei tecnici per le chiese di Roncole e Madonna prati, ed ecco che il Covid 19 lo atterra. «E io - dice don Matteo al telefonino - gestisco sei chiese e comunità parrocchiali, raddoppio il lavoro del pastore di anime, dall’alba al tramonto. E anziché aiutarmi, uscito dall’ospedale, il mio parroco incomincia a sottrarmi competenze e lavorarmi contro alle spalle!». Sono accuse gravi… «E’ la realtà, mi spiace, io stimavo molto don Luigi, sarei stato felice di lavorare con lui, ma me lo ha impedito». E tutto questo, e altro ancora, don Matteo lo grida nella chiesa di Samboseto, domenica scorsa. Arriva nel paese di monsignor Caffarra, convinto di dire messa. Vi trova invece don Luigi, che nel pieno delle sue riacquisite funzioni di parroco, decide di celebrare messa: don Matteo sarà il concelebrante. Il giovane prete afferra il microfono e davanti ai fedeli in attesa del rito attacca con veemenza don Luigi, che impietrito non muove nemmeno una palpebra e ascolta terreo l’intemerata del suo vicario: «Né lui, né la sua famiglia mi hanno detto un grazie per tutto quello che ho fatto quando era in ospedale. E questo è niente. Il mio parroco mi sabotava, voleva togliermi l’incarico di dire messa a Roncole e Samboseto. Sono stato vittima di un suo continuo mobbing. Questa è la relatà, e mi è sembrato giusto farlo sapere ai miei adorati parrocchiani. Distrutto dalla fatica fisica e spirituale ho chiesto al mio vescovo di concedermi un periodo di riposo», conclude il veemente sacerdote. Sarà certo così. Ma c’è chi scommette che finite le ferie aggiuntive don Matteo Piazzalunga rientrerà in divino servizio, ma non più nella Collegiata di Piazza Giuseppe Verdi.

 

VITTORIO TESTA BUSSETO - Le vie del Signore sono infinite, si sa, e a volte l’Onnipotente sceglie un percorso difficile anche e soprattutto per i suoi ministri, uomini prima che sacerdoti: e quindi esposti alle insidie del carattere,...

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