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Libro

Capece: «Noi, in prima linea sul fronte Covid»

17 gennaio 2021, 05:05

Capece: «Noi, in prima linea sul fronte Covid»

Claudia Olimpia Rossi

Il libro «2020 La primavera di Parma» di Giovanni Capece, coordinatore delle Assistenze Pubbliche della provincia di Parma per vent’anni, fino allo scorso settembre, racchiude il diario di bordo dei giorni drammatici ed epici in cui Parma ha combattuto strenuamente in prima linea contro il Covid-19.

Un mosaico di pagine, cesellando comunicazioni, post, pensieri, come reperti lasciati sul terreno dall’onda improvvisa che travolse l’intera provincia.

Un racconto, ancora pulsante di emozione, di quanto visto, udito, scritto, elaborato con mente e cuore, dall’autore nell’osservatorio cruciale in cui ha operato.

Giovanni Capece, fidentino, imprenditore nel settore dell’impiantistica e della progettazione navale, si è impegnato interamente, per mesi, nella gestione dell’emergenza, insieme a «volontarie e volontari delle Assistenze pubbliche e della Croce rossa italiana della provincia di Parma», cui ora dedica questo volume.

«2020 La primavera di Parma» (Silva Editore) scorre tra le mani come un bollettino di guerra pervaso da fiducia e tenacia. Addì 8 marzo: «Non abbiate paura… coraggio che insieme ce la faremo e la potremo raccontare ai nostri nipoti! Che nessuno abbia a dire: ho chiamato e mi hanno lasciato solo».

Era l’11 marzo 2020 quando, alle ore 00.08, si annotava: «A mezzanotte abbiamo ancora 18 mezzi di soccorso impiegati. E’ estenuante ma non molliamo. Un pensiero particolare ai volontari di Borgotaro che, intervenuti a Bedonia, dovranno arrivare fino a Fidenza, e a quelli di Lagrimone, intervenuti a Monchio, che dovranno raggiungere Parma».

«2020 La primavera a Parma» evoca tanto dolore ma anche l’afflato di una rinascita epocale, inducendo il lettore a dire grazie.

«Il libro - spiega Capece - contiene il mio punto di vista, ma spero che aiuti la città a comprendere chi veramente ha avuto il merito di salvarla. Chi non c’era non ha capito cosa c’è stato. Parma è la sesta provincia dove il virus ha colpito di più, dopo Bergamo, Cremona, Lodi, Brescia e Piacenza. Ci si chiede perché abbiamo avuto tanti morti. Beh, siamo stati investiti maggiormente che altrove. Abbiamo arginato uno tsunami. Poi, certo, qualcosa poteva essere fatto meglio. Ma bisogna considerare il momento e il luogo. Quando ci si trova in mezzo alla tempesta, con i dispositivi di protezione individuale che non arrivano perché bloccati negli aeroporti e il panico collettivo, non è facile».

L’autore riconosce alla peculiarità del «sistema Parma» il merito di aver scongiurato il peggio. «Il sistema Parma - argomenta - ha la caratteristica di essere totalmente in mano a migliaia di volontari. Con loro, tanti volti celati dietro una mascherina ed una visiera, i volti delle ambulanze di Parma, cui va il mio tributo, abbiamo mosso un volume di mezzi inimmaginabile in un altro contesto. Gli altri territori sono andati in sofferenza. Questo sistema non potrà mai dare di più di quello che ha dato in questa occasione».

In copertina di «2020 La primavera di Parma» a fianco di Giovanni Capece è Sandra Rossi, primario della Prima Rianimazione Anestesia dell’Ospedale Maggiore di Parma, «che in sei ore, in piena emergenza, ha saputo riorganizzare completamente il Pronto soccorso».

 

Nell’elenco dei grandi protagonisti della gestione della pandemia nella provincia spiccano anche: Adriano Furlan, direttore della centrale operativa del 118 dell’azienda Ospedaliera di Parma, Luca Cantadori, direttore della Rianimazione e Terapia Intensiva dell’Ospedale di Fidenza, Silvia Paglioli, dirigente del dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl, «che non ha mai abbassato la guardia sul tracciamento dei positivi», Filippo Mordacci e Luca Bellingeri dell’Assistenza Pubblica.

Inoltre, ma in primis, il gruppo del 118, meritevole di aver fatto fronte alla «prima botta» anche su Piacenza. Secondo Capece «non è stato valorizzato abbastanza; gli striscioni andrebbero messi in strada del Taglio, sede della centrale operativa».

La prefazione del volume s’intitola «Ricomiciamo»: l’autore la redasse lo scorso novembre, subito dopo l’assegnazione del «cartellino» arancione all’Emilia Romagna, una decisione che - chiosa - «torna a piegare molti operatori del settore del commercio e dei servizi», in una «situazione economica e sociale già complessa».

«Questa seconda ondata - ritiene Giovanni Capece - fa parte dell’andamento normale delle epidemie influenzali, come sarà la terza. Forse la nostra provincia ne è stata meno toccata perché non abbiamo mai abbassato a guardia e per una parziale, temporanea, immunità di gregge. Abbiamo vissuto una vicenda unica, straordinaria e tragica, di cui solo a posteriori capiamo la portata».

Come si legge in una nota di primavera (aprile 2020): «Noi vediamo ciò che accade ma non sappiamo ciò che ci è stato risparmiato».

Claudia Olimpia Rossi Il libro «2020 La primavera di Parma» di Giovanni Capece, coordinatore delle Assistenze Pubbliche della provincia di Parma per vent’anni, fino allo scorso settembre, racchiude il diario di bordo dei giorni drammatici ed epici...

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