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Covid

A Parma meno ricoveri? E' grazie alle Unità mobili che curano i malati a casa

20 gennaio 2021, 05:08

A Parma meno ricoveri? E' grazie alle Unità mobili che curano i malati a casa

MARA VAROLI

I contagi in Italia non diminuiscono, ma al Maggiore i ricoveri sono stabili. Il motivo? Solo a Parma e provincia sono attive le Umm, che curano il paziente a casa o in strutture. E in questi giorni sono circa 50 i pazienti covid assistiti dalle Umm.

«Le unità mobili multidisciplinari sono formate da squadre di specialisti - spiega il coordinatore delle Umm Antonio Nouvenne, specialista gastroenterologo e collaboratore di direzione degli specializzandi in Meu dell'Università degli studi di Parma, la scuola diretta da Tiziana Meschi -. Si tratta di pazienti fragili e polipatologici, che vengono trattati sul territorio per stabilire in modo precoce il miglior percorso di diagnosi e cura».

Quando sono nate le Umm?

«Il 12 dicembre 2018, in carico all'unità operativa di medicina interna e lungodegenza del nostro ospedale Maggiore. Un progetto interaziendale dell'Azienda ospedaliera universitaria di Parma e dell'Ausl. Un progetto pensato insieme alla professoressa Meschi per ridurre gli accessi al pronto soccorso e per evitare lunghe attese soprattutto ai malati più fragili. Avevamo infatti pensato a come intercettare i malati sul territorio e in caso di necessità ricoverarli direttamente nel reparto più opportuno senza passare dal pronto soccorso».

Quali i benefici?

«Per i malati è stato attivata una specie di pre-triage extraospedaliero. Un beneficio anche per l'équipe del pronto soccorso, che deve sempre fare i conti con un numero elevato di accessi. E rispetto ad altre esperienze, la vera novità delle unità mobili che operano a Parma e provincia è che sono formate da medici di specialità diverse, per cui a seconda della patologia interviene lo specialista più appropriato e la risposta è completa. Una medicina di precisione: le squadre sono dotate di attrezzature tecnologicamente avanzate, che permettono ai professionisti di effettuare esami con risultati immediati: per esempio abbiamo un ecografo di diversa potenza che può fare ecografie dalla testa ai piedi. Siamo inoltre dotati anche di apparecchi che permettono esami di laboratorio di base. Tali attrezzature ci permettono di inquadrare rapidamente il paziente».

Vengono trattati sia pazienti covid che non covid?

«L'evoluzione ulteriore si è verificata a marzo scorso, nella fase acuta del covid con la bonifica delle Rsa e delle strutture: in due settimane abbiamo visitato oltre 700 pazienti covid e sospetti covid. Gli interventi sono proseguiti anche a domicilio: complessivamente un quarto dei pazienti viene visitato nelle strutture e tre quarti a domicilio. Chiaramente le attività covid sono state separate da quelle no covid. E il sistema si è dimostrato efficace, in quanto si cercano di recuperare prestazioni che se eseguite in ospedale richiederebbero tempi più lunghi».

Dal 2018 quanti pazienti avete visitato?

«Circa 3.000 pazienti e circa 7.000 prestazioni: ciascun paziente oltre alla visita riceve anche una prestazione strumentale diagnostica ma anche minimamente interventistica, come i drenaggi o i cateteri».

Quanti pazienti visitate oggi?

«10-15 pazienti al giorno: 50 pazienti covid a settimana e 40 no covid. In dicembre i pazienti visitati sono stati 200 con 500 prestazioni. E abbiamo ricoverato in ospedale circa 50 persone senza passare dal Ps. La collaborazione con il medico di base è fondamentale, anche perché molti pazienti richiedono un monitoraggio. E se c'è bisogno di un ricovero ci interfacciamo con i reparti dell'ospedale per trovare il posto più utile».

Quante persone coinvolge l'Umm?

«Abbiamo due macchine e 15 professionisti di varie unità operative: internisti, geriatri, gastroenterologi, specialisti in scienze dell'alimentazione, pneumologi, infettivologi, anestesisti e rianimatori. Anche gli specializzandi di Medicina d'urgenza sono coinvolti: un'esperienza importante nel percorso formativo. Inoltre, grazie al fatto che nelle squadre sono presenti anche i pediatri, possiamo andare a visitare a casa i bambini. L'orario di lavoro? Dalle 8 alle 20. Si svolge dal lunedì al venerdì e in urgenza anche sabato e domenica».

Le Umm di Parma sono uniche in Italia?

«Certo ed è un sistema molto coordinato, tant'è che riusciamo a programmare bene l'attività. Sono molto soddisfatto: si sono instaurati rapporti di fiducia, che permettono un'attività molto efficace. Lo dimostra il fatto che di fronte a un aumento di contagi in tutto il Paese, il numero dei ricoveri rimane stabile».

Lei si è vaccinato?

«Sì, mi sono vaccinato il 6 gennaio e il 27 mi sottoporrò alla seconda dose. Le vaccinazioni del personale sanitario stanno andando bene e tutti lo stanno facendo con grande consapevolezza. Il sistema di prenotazione ha poi dimostrato che non ci sono stati timori. E nessuno di noi è stato male: soltanto normali reazioni da vaccino, come può essere un po' di stanchezza. È un vaccino che funziona, così come funziona la tutela dei vaccinati, con visite accurate e personalizzate, per ridurre al minimo i rischi più ipotetici».

Quale il suo appello?

«Insieme agli antibiotici, i vaccini sono stati una delle più grandi conquiste delle medicina moderna. Un tipo di terapia fondamentale. Ora a seguito del ritardo sulla consegna delle ultime dosi di Pfizer al punto unico vaccinale del nostro Ospedale in questi giorni si stanno facendo solo i richiami della seconda dose, come indicato nei giorni scorsi dalla Regione e dalle direzioni aziendali. Ricordo che in questa prima fase le vaccinazioni interessano gli operatori sanitari e le Cra. Il mio appello? Il vaccino è contemporaneamente un presidio terapeutico e un presidio di prevenzione, perché evita che il virus circoli tra la popolazione. Tutti noi dobbiamo preoccuparci di fare il possibile perché all'ospedale non arrivino malati gravi. Il sistema di controllo funziona. Il vaccino è un'opportunità e un gesto di responsabilità. E da medico posso affermare che dire sì alla vaccinazione è un gesto di onestà intellettuale. E non il contrario».

 

MARA VAROLI I contagi in Italia non diminuiscono, ma al Maggiore i ricoveri sono stabili. Il motivo? Solo a Parma e provincia sono attive le Umm, che curano il paziente a casa o in strutture. E in questi giorni sono circa 50 i pazienti covid...

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