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TRIBUNALE

Ucciso dal metadone a 18 mesi: la mamma rinviata a giudizio

20 gennaio 2021, 05:05

Ucciso dal metadone a 18 mesi: la mamma rinviata a giudizio

Non ancora svezzato, fu ucciso dal metadone. Il farmaco prescritto per liberare i tossicodipendenti dall'eroina a lui spezzò il respiro e la vita alla quale nemmeno si era affacciato. E a darglielo - secondo l'accusa - sarebbe stata la madre, alla quale, va sottolineato, nessuno ha mai contestato l'intenzionalità dell'irreparabile che sarebbe poi avvenuto. Anche la donna e il padre del piccolo, entrambi con un passato difficile segnato dalla tossicodipendenza, sono vittime di questa tragedia.

Aveva un anno e mezzo, il bimbo, e quanto metadone avesse ingerito non è certo. E nemmeno ne trovarono gli inquirenti, passando al setaccio l'appartamento della coppia. Ma il sospetto è che da mesi e mesi il piccolo ne assumesse, forse dalla nascita, forse anche con altre sostanze. Questo è quanto si sospetta sulla base delle analisi tossicologiche effettuate dai periti della Procura sui capelli del bambino che hanno evidenziato, oltre a quelle di oppiacei, anche tracce di cocaina. Si sa solo che nel sangue della piccola vittima fu trovata una concentrazione di metadone di 362 nanogrammi per millilitro. Quantità sufficiente, stando ai consulenti dell'accusa a provocare una «depressione dei centri respiratori». E quindi la morte.

Era il 4 aprile del 2018, quando il bambino fu portato a braccia dai genitori al Pronto soccorso, dopo una disperata corsa in auto. Per lui non ci fu nulla da fare, e ieri la madre, una parmigiana 39enne, è stata rinviata a giudizio dal gup Mattia Fiorentini che ha accolto le richieste del pm Paola Dal Monte. Il processo si terrà in Corte d'assise: dal reato contestato in un primo tempo, ossia di morte come conseguenza di altro delitto, si è infatti passati all'omicidio preterintenzionale aggravato e alle lesioni personali. Ci si è arrivati al termine delle indagini condotte dalla Squadra mobile anche con una serie di intercettazioni ambientali.

Per l'accusa non si sarebbe trattato di un tragico incidente: sarebbe stata proprio la mamma (sempre stando alle frasi captate di nascosto dagli inquirenti) a dare il metadone al figlio. È qualcosa di incomprensibile, se non si tiene presente la situazione nella quale maturò la tragedia. Quel giorno, il piccolo era rimasto per tutta la mattinata con il padre. Uscita per recarsi al lavoro verso le 10, la madre era tornata a casa tra le 13,30 e le 14. Al rientro, aveva trovato l'uomo assopito sul divano e nel lettino il figlioletto che respirava a fatica. Impossibile svegliarlo.

Così, anziché chiamare l'ambulanza, i genitori caricarono il loro bimbo in auto, per precipitarsi al Pronto soccorso. Ma fu tutto vano: alle 14,53, i medici non poterono che dichiarare la morte del piccolo. Ben presto, si scoprì quale ne sia stata la causa. Ora, resta da capire il perché. «Il processo - sottolinea Alberto Tressoldi, difensore insieme con Vincenzo De Rosa della mamma del piccolo - verrà sviscerato dal punto di vista medico-legale. Si potrà anche parlare di colpa, errore o negligenza, ma non di certo di omicidio preterintenzionale».

rob.lon.

 

Non ancora svezzato, fu ucciso dal metadone. Il farmaco prescritto per liberare i tossicodipendenti dall'eroina a lui spezzò il respiro e la vita alla quale nemmeno si era affacciato. E a darglielo - secondo l'accusa - sarebbe stata la madre, alla...

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