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CRAC

Consorzio agrario, tutti assolti anche in appello

di Georgia Azzali -

21 gennaio 2021, 05:08

Consorzio agrario, tutti assolti anche in appello

Un altro sospiro di sollievo. E forse quello liberatorio (salvo un ultimo ricorso in Cassazione, che però pare poco probabile). Tutti assolti anche in appello i 16 imputati coinvolti nel crac del Consorzio agrario provinciale e accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta. «Il fatto non sussiste», anche per la Corte d'appello di Bologna, presieduta da Orazio Pescatore. Saranno necessari 90 giorni per conoscere le motivazioni della sentenza, che non ha modificato una virgola della pronuncia di primo grado firmata dal gup Mattia Fiorentini nel maggio del 2018.

Assolti, dunque, gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato: gli ex membri del cda Paolo Bandini, Guido Baratta, Enrico Bilzi, Gianni Brusatassi, Celeste Cavaciuti, Davide Guareschi ed Ezio Pederzani; gli ex sindaci Genesio Banchini, Gianluca Broglia e Michele Pelizziari (per Massimo Bianchi la procura aveva già chiesto e ottenuto l'assoluzione in primo grado); gli ex revisori Maurizio Magri e Marco Menegoi. Confermato, poi, il proscioglimento anche per l'ex presidente Luigi Malenchini e per l'ex direttore generale Lamberto Colla, che in primo grado avevano deciso di patteggiare, vedendosi rigettare il patteggiamento. Ma nessuna responsabilità nemmeno per l'ex presidente Fabio Massimo Cantarelli e per l'ex consigliere Lorenzo Bonazzi, gli unici due che avevano optato per il rito ordinario e per i quali il gup aveva dichiarato il «non luogo a procedere»,

I pm Paola Dal Monte e Lucia Russo, titolari del fascicolo, avevano chiesto in primo grado pene fino a 2 anni e 8 mesi. E in appello la procura generale aveva sostenuto le richieste di condanna. Ma la Corte non si è discostata dalla sentenza del gup. E non è escluso che le motivazioni possano almeno in parte ricalcare quelle di primo grado, essendo stata confermata la formula del «fatto non sussiste». Per il giudice di primo grado, infatti, non c'erano dubbi sul fatto che il Consorzio fosse in un vero e proprio stato di dissesto quando nel luglio del 2011 chiese (e ottenne) il concordato preventivo. La causa principale dell'indebitamento? Soprattutto la mancata esazione dei crediti, che sfioravano i 60 milioni di euro.

Ma a questo punto, secondo il giudice, altri terreni andavano sondati durante l'inchiesta. «L'inerzia, pertanto, e il ricorso al credito bancario in luogo della riscossione dei crediti - aveva sottolineato il gup nella sentenza - avrebbero dovuto essere i temi d'indagine da investigare per approfondire l'esistenza di eventuali responsabilità penali oltre che civili».