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BEDONIA

Pizza e caffè al bar dopo le visite, medico multato

di Monica Rossi -

23 gennaio 2021, 05:03

Pizza e caffè al bar dopo le visite, medico multato

BEDONIA In tempo di Covid-19 succede anche questo: un trancio di pizza più caffè ti può costare 280 euro! E se paghi dopo cinque giorni, il «conto» arriva a 400 euro.

È quanto successo a un medico di famiglia di Bedonia che giovedì si è fermato a mangiare un boccone veloce al bar della stazione di servizio Eni di via Roma, mentre si stava recando a casa di un paziente.

Ignaro, per sua stessa ammissione, del divieto di consumazione all’interno dei locali, ha dovuto purtroppo fare i conti con la legge. Ecco come è andata.

«Giovedì è stata la classica giornata piena - racconta -. Ho iniziato a ricevere pazienti in ambulatorio alle 9 del mattino e non mi sono più fermato fino alle 15. La pausa pranzo l’ho giusto immaginata: oltre alle visite, abbiamo infatti una considerevole mole di burocrazia da evadere e non ci si può fermare. Comunque, quando ormai pensavo di andare a casa, ho ricevuto la telefonata di un paziente di Sugremaro (frazione di Compiano, ndr) che richiedeva la mia presenza a domicilio. Sono salito subito in macchina per recarmi a casa dell’assistito ma ormai avevo anche una discreta fame! Lungo la strada, ecco che vedo la luce accesa nel punto di ristoro dell’Eni. “Che faccio?”, mi sono chiesto».

Il nostro ha preso la decisione su due piedi, pardon… su quattro ruote e si è fermato, già pregustando un boccone veloce prima di proseguire. «Entro e siamo io e la barista. Chiedo un panino. Ma il panino non s’ha da fare… avevano finito il pane. E niente cappuccino e brioche: finite pure quelle. Nella vetrinetta del banco noto allora un solitario trancio di pizza e chiedo se me lo possono scaldare. Detto, fatto. Consumo velocemente il mio “pranzo” e infine chiedo conto e caffè. Contestualmente, la commessa mi informa che quello non lo posso consumare al banco. Insomma, devo uscire. Che stranezza, ho pensato: la pizza sì, il caffè no». E mentre il nostro rimuginava sull’informazione appena ricevuta, ecco arrivare una pattuglia dei carabinieri, che si ferma fuori dal locale. «Esco, bevo il caffè, butto la tazzina di plastica nei rifiuti e mentre sto per risalire in macchina, le forze dell’ordine mi chiedono i documenti e mi dicono che ho trasgredito le normative».

Perché, stando al Dpcm, il divieto di consumazione riguarda non solo l’interno dei locali ma anche le loro vicinanze. «Insomma, dovevo mangiare e bere camminando. Ma sono mesi che non vado al bar! Non sono informato - ammette Pioselli -. Morale: il giorno dopo, in ambulatorio, mi è stato consegnato il verbale e la multa di 400 euro! Divenuti 280 perché ho pagato entro cinque giorni. Non cerco giustificazioni. Ho inavvertitamente sbagliato. Però, avendo spiegato la situazione, un po’ di umana comprensione ci poteva stare». Ma si sa… «dura lex, sed lex».

La stessa che ha peraltro colpito anche il locale: è stato infatti chiuso per cinque giorni e i gestori dovranno anche essi pagare la relativa sanzione amministrativa.