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Cinque militesse musulmane debuttano alla Pubblica

24 gennaio 2021, 05:05

Cinque militesse musulmane debuttano alla Pubblica

GIOVANNA PAVESI

Tenaci, determinate e, soprattutto, riconoscenti. Il loro percorso per diventare militi è iniziato quasi un anno fa, ma si è consolidato ieri, con l’ingresso in Assistenza pubblica, i primi turni in ambulanza, qualche pasticcino e tè alla menta. Le 5 nuove volontarie hanno dai 20 ai 61 anni e sono socie dell'associazione di promozione culturale «al-Amal» (in arabo: «speranza»).

Si chiamano Fatima e Chaima Rjaibia, Arbia Maloui, Soumia Ouarrak e Omaima El Sayed e hanno storie e origini diverse (tre di loro - una madre e le sue due figlie - sono tunisine, una è marocchina e l’altra egiziana). Ad accomunarle c’è la volontà di mettersi al servizio del prossimo, il più alto dei doveri civici. «Volevano restituire qualcosa alla città e desideravano poter essere utili a chiunque avesse bisogno. Entrare in Assistenza pubblica era sia un desiderio, sia un segnale di integrazione – racconta Nabila Mhaidra, fondatrice di «al-Amal», che ha fatto da tramite per agevolare il percorso delle cinque militesse -. Io sono molto orgogliosa di loro: vedere una donna, immigrata, magari con il velo partecipare può significare il riconoscimento anche di un certo femminismo islamico».

A dare loro il benvenuto, il comandante dell’Assistenza Pubblica, Filippo Mordacci, e il presidente del consiglio comunale, Alessandro Tassi Carboni, lui stesso volontario dal 1987, che definisce questo ingresso «un ingranaggio importante nel meccanismo generale della comunità».

«Da sempre le porte qui sono aperte a chiunque desideri avvicinarsi e siamo contenti si sia unito un gruppo numeroso», ha dichiarato Mordacci.

Il presidente Luca Bellingeri ha aggiunto: «I volontari rappresentano uno spaccato della parmigianità. In Pubblica c’è posto per tutti».

«Sono felice di far parte di questa grande famiglia, anche perché penso che ognuno debba fare la sua parte », spiega Fatima, che studia Ingegneria civile e che ha iniziato il percorso con la madre Arbia, e la sorella Chaima, nata e cresciuta a Parma come lei. Tutte e tre sentono di dover ringraziare Parma. «Un cittadino, per essere integrato, non deve solo vivere in un posto», sottolinea la madre delle ragazze, che fa la cuoca in un asilo privato e che vive a Parma dal 1996.

«Io sono qui dal 2012: questo servizio è per me un dovere – racconta Soumia Ouarrak, 43enne e impiegata nella cucina di un hotel -. Lo facevo anche in Marocco». Omaima El Sayed, 61 anni e una vita dedicata alla famiglia, dice: «Mi piace fare la volontaria ovunque. Per me era naturale dare un contributo a questa città, dove vivo dal 1986».