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PERMESSI FACILI

La poliziotta e il marito: «Pentiti». E spuntano nuove intercettazioni

di Georgia Azzali -

26 gennaio 2021, 05:06

La poliziotta e il marito: «Pentiti». E spuntano nuove intercettazioni

Il velo della mascherina non basta. Cappuccio del giaccone calato sulla testa e sguardo basso: Serafina La Placa cerca di seminare i fotografi, e a più riprese volano parole grosse. Filippo Pignato si fa schermo con una cartelletta rossa mentre scivola via verso l'uscita del tribunale. La poliziotta e il marito, una accanto all'altro nel tentare di dribblare i flash. Ma uniti anche - secondo l'accusa - nel mandare avanti il business dei permessi di soggiorno. Davanti al gip Mattia Fiorentini hanno preferito il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere, ma nero su bianco sono rimaste le loro dichiarazioni spontanee. «Siamo pentiti per aver gettato discredito sulle istituzioni e vogliamo collaborare con la giustizia, in cui confidiamo», hanno sottolineato.

C'è voglia di spiegare. Forse di fare ammissioni, anche perché l'indagine, portata avanti dalla Squadra mobile e coordinata dal pm Francesca Arienti, ha costruito un mosaico di elementi piuttosto difficile da scompaginare. E ciò che è certo è «l'intenzione di farsi interrogare dal pm - spiega il difensore Francesco Mattioli -. Ci sono aspetti comunque che andranno spiegati. Sicuramente sono entrambi sconvolti e molto dispiaciuti per ciò che è accaduto».

Lei, 56 anni, poliziotta dell'ufficio Immigrazione fino a quando, lo scorso agosto, è stata spostata in un'altra sezione; lui, un anno in più, dipendente della Provincia, è la sua «longa manus», secondo il gip, il referente per gli stranieri che volevano accelerare una pratica o renderla meno complessa. Mazzette di poco conto (qualche centinaia di euro, un prosciutto o un giubbotto potevano bastare), ma sufficienti a creare delle corsie preferenziali per alcuni e per farli finire ai domiciliari venerdì scorso dopo aver collezionato quattordici capi d'accusa per corruzione (anche se uno, secondo il gip, è insussistente).

Chi reggeva le fila del sistema e chi faceva in modo che gli ingranaggi si muovessero, perché la poliziotta e il marito potevano contare, secondo l'accusa, su una rete di stranieri intermediari che raccoglievano le richieste di altri immigrati. In quindici sono finiti sul registro degli indagati per corruzione in concorso con la coppia La Placa-Pignato, ma per uno di questi - Jalph Mandeep, indiano, pluripregiudicato - si sono aperte le porte del carcere, mentre ad altri nove (tre indiani, due tunisini, due pakistani, un albanese e un cinese) sono stati concessi i domiciliari. Quasi tutti hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere e alcuni hanno anche chiesto la revoca dei domiciliari o la sostituzione della misura con una più attenuata. Nessuna richiesta, invece, da parte della poliziotta e del marito. Prima - è probabile - decideranno di rispondere alle domande del pubblico ministero.