Sei in Gweb+

FIDENZA

Il capitano scrittore e il suo primo thriller: «Così indago dentro l'animo dell'uomo»

di Luca Pelagatti -

27 gennaio 2021, 05:04

Il capitano scrittore e il suo primo thriller: «Così indago dentro l'animo dell'uomo»

Ci sono le persone. E ci sono i personaggi. I primi stanno nelle strade, nelle case, insomma vivono intorno a noi. I secondi, invece, li scopri sullo schermo, li conosci sfiorando le pagine dei libri. In rari casi, però, succede qualcosa di strano: i personaggi te li ritrovi nella realtà. E ti capita di parlare con loro, di incontrarli faccia a faccia. Tra l'altro nel luogo teoricamente meno fantastico che esista: una caserma dei carabinieri.

«Da qualche giorno ho assunto il comando della compagnia di Fidenza», spiega il capitano Vito Franchini, 43 anni e i sobri alamari dei carabinieri sulla giacca. Sotto la quale, però, si cela il personaggio. Perché è inutile nasconderlo: Franchini è un ufficiale dell'Arma ma anche parecchio altro.

«Sono nato in Iran e nei primi anni della mia vita ho vissuto tra Libia, Algeria, Jugoslavia, Egitto», spiega abbozzando, con musicale accento veneto, lo scenario di un libro di avventure. Uno di quelli che lui stesso scrive.

«Poi per completare il quadro posso dire di avere una smisurata passione per i Beatles, di essere un batterista rock, forse adesso poco allenato, ma anche di essere padre di due bambine e di avere un grande amore per l'Africa. La terra dove, in teoria, sono ancora residente».

L'Africa a Fidenza? No, non è un paradosso. Ma è solo che con i personaggi succede così. Ogni tanto occorre fermarsi, fare un passo indietro, riprendere il filo.

In questo caso il filo porta alla Tanzania dove il capitano Franchini ha, per un anno, prestato servizio come rappresentante dell'Unione Europea in un progetto per la lotta al traffico internazionale di stupefacenti. «E' stata una esperienza bellissima, molto intensa», prosegue parlando di savane e orizzonti infiniti ma raccontando anche di avere avuto giusto il tempo di lasciare il paese africano per arrivare qui in via Trento, ad assumere il comando della stazione. «Ma ho ancora i documenti che usavo in Tanzania – aggiunge. - Ed ecco perché risulto residente laggiù».

Poco male, giusto un dettaglio burocratico. Ma un personaggio ha sempre qualcosa di nuovo, in più, da aggiungere.

«Questo comando per me è un grande onore e una nuova sfida: la Compagnia copre un territorio ampio, ho la responsabilità di un centinaio di uomini e dovrò gestire una zona dove le attese della popolazione sono giustamente alte, dove il rapporto con l'Arma è molto forte».

Se fosse una persona si fermerebbe qui. Ma c'è il personaggio. E non lo si può cancellare. «In più, a rendere particolare questo periodo, proprio in queste ore sta uscendo il mio nuovo romanzo, pubblicato con l'editore Giunti: si intitola “Il predatore di anime”, è un thriller sullo stalking». E anche questo da un militare, uno di coloro che si fanno vanto di essere «usi obbedir tacendo» non te lo aspetti.

Soprattutto dopo che libro lo hai letto. Perché ti trovi catapultato in una storia tutt'altro che consolatoria che ha per protagonista una poliziotta e un uomo che lei intercetta nel suo lavoro, durante una indagine. Più che un incontro, è un deragliamento.

«Nella mia esperienza di investigatore ho visto tante cose, sperimentato molte situazioni anche estreme. Queste esperienze, insieme alla mia passione per l'antropologia, per lo studio dei meccanismi complessi e fortissimi che regolano la mente dell'uomo, sono confluiti in questo libro». Una storia cupa e nerissima dove si corre per le strade di Roma ma soprattutto ci si immerge in un viaggio tra i dubbi, le debolezze. Ci si specchia nella lotta feroce e silenziosa di menti e passioni.

«Il protagonista maschile è un uomo ambiguo, fastidioso, l'opposto del principe azzurro che ti prende per mano e ti porta via. Anche lui ti prende, certo. Ma resta da capire dove ti stia conducendo». E anche questo dettaglio rinnova la sensazione che l'autore, in fondo, abbia qualcosa del personaggio speciale. Perché Franchini, nella vita vera, è un uomo delle Stato, la protagonista, nella finzione, è una donna delle istituzioni ma il sentimento che pervade le pagine che, come è doveroso in un thriller non lasciano scampo, è quello del dubbio, del mistero, della doppiezza. Dove persino la Legge mostra tutti i propri limiti, le proprie fragilità.

Certo, si potrebbe obiettare: è solo letteratura, finzione. Ma al di là della trama incalzante del romanzo i dialoghi, le situazioni, le atmosfere, profumano di realtà. Ed è una realtà che inquieta.

«Negli ultimi dieci anni ho scritto, da indipendente, quattro romanzi storici, ambientati in una altra epoca, in terre lontane – continua Franchini. - Poi ho sentito di dovermi mettere alla prova con qualcosa di diverso». Attuale come è attuale il tema dello stalking ma senza tempo come ogni storia che racconti di anime senza pace. Una irrequietezza che Franchini conosce bene: era solo un ragazzo quando, nell'estate del 1994, suo padre scomparve nel deserto dell'Algeria dove stava lavorando intorno ai giacimenti di metano. Di lui rimase una jeep abbandonata tra le dune, macchie di sangue e un mistero senza risposte. E per il ragazzo di allora diventato poi ufficiale dell'Arma una ferita da portare sempre con sé.

«E nei miei primi libri ho trascritto molti degli aneddoti che mio padre mi aveva raccontato prima di essere ucciso», conclude il comandante della compagnia. Che per questa sua ultima opera ha evidentemente invece trovato gli spunti nella realtà. Quella della cronaca. Ovviamente quella nera.

«Anche se forse il vero argomento è l'animo dell'uomo, le sue debolezze. Viviamo con il cellulare in mano, andiamo sulla luna. Ma l'essere umano, nel profondo è ancora l'essere che si aggirava sulla terra prima della storia».

Allora il nemico erano gli animali, il freddo. Ora ci sono altri predatori che non vogliono più il nostro corpo ma, piuttosto, la nostra anima. E sono quelli che fanno più paura.