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Coronavirus

Vaccinazioni, dieci ambulatori aperti ogni giorno

di Giovanna Pavesi -

27 gennaio 2021, 05:08

Vaccinazioni, dieci ambulatori aperti ogni giorno

Dieci ambulatori aperti tutti i giorni, compresi i fine settimana, con orario dalle 8 alle 20, e trentacinque persone, tra Ausl e azienda ospedaliero-universitaria, impiegate quotidianamente nell’attività vaccinale al punto unico dell’ospedale Maggiore.

A poche ore dalla consegna delle 5.850 dosi del siero di Pfizer-bioNtech, si è avviata la settimana dedicata ai richiami per gli operatori sanitari, che con la seconda somministrazione completano l’iter iniziato a fine dicembre. E se un primo rallentamento, dovuto alla mancata distribuzione, aveva imposto una sospensione alle prime inoculazioni (ma non alle prenotazioni), le seconde iniezioni non si sono mai fermate.

«Con i richiami eravamo quasi autosufficienti, ne mancavano pochissimi. Ora, con le dosi arrivate, nei prossimi giorni, ricominceremo con la somministrazione delle prime iniezioni, finora posticipate sia per il rallentamento, sia perché a scadenza c’erano le seconde», spiega Luisella Mezzetta, responsabile dell’area ambulatoriale del Centro prelievi, che nel coordinamento dell’attività vaccinale si alterna con Antonella Bruna Giuberti, responsabile per la Direzione delle professioni sanitarie dei tirocini che si svolgono in azienda ospedaliera.

Entrambe invitano chi non ha ancora aderito a farlo, effettuando la prenotazione «perché – chiariscono – è un atto di grande responsabilità e per noi sanitari è molto importante».

Dello stesso avviso sono gli operatori sanitari nella sala d’attesa, che si sono appena sottoposti alla seconda vaccinazione. Alcuni di loro, con il camice, si confondono con i medici che li monitorano nei minuti immediatamente successivi.

«Sto bene, come dopo la prima inoculazione – dice l'oncologo Marcello Tiseo -. La velocità con cui è stato sviluppato il vaccino non deve suscitare perplessità, perché è il risultato di uno sforzo di ricerca».

L’endocrinologa Roberta Minelli, appena uscita dall’ambulatorio, non esita a definire il siero «un’arma possibile per eliminare la pandemia» e aggiunge: «Come medico non sarebbe stato etico non farlo».

Riccardo Volpi, direttore della struttura complessa Clinica e terapia medica del Maggiore, che per tre mesi ha diretto il Covid Hospital, definisce la somministrazione «un momento fondamentale per limitare la diffusione del virus, che finora non ha mostrato alcun momento di arresto». Conferma di non aver avuto disturbi dopo l’iniezione e spiega di non aver mai visto, in tanti anni di professione, un’emergenza sanitaria di questa portata: «È necessario mantenere alto il livello di protezione, con mascherine, distanziamento e lavaggio delle mani: il resto lo vedremo con il tempo».

«Il vaccino è un miracolo della scienza, che ha cambiato la storia dell’umanità – conferma Alfredo Chetta, direttore dell’Unità operativa di Clinica pneumologica -. Per me significa la fine di un’ansia da contagio, a cui si è sempre esposti, che dura da un anno».

Poco prima di uscire, Giovanni Fava, un audiometrista del Maggiore, sorride e si augura che con questo giorno si possa chiudere il cerchio: «Altre vie d’uscita proprio non ce ne sono».