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Disagio

Giovani e Covid: aumentano aggressività e disturbi alimentari

28 gennaio 2021, 05:02

Giovani e Covid: aumentano aggressività e disturbi alimentari

MONICA TIEZZI

C'è il boom dei disturbi alimentari, un aumento importante di comportamenti aggressivi, il fenomeno crescente di atti di autolesionismo.

L'URAGANO COVID

Il Covid è arrivato come un uragano su bambini e adolescenti fragili, «un acceleratore e catalizzatore di disagi preesistenti, che ha fatto venir meno fattori protettivi, a partire dalla scuola», dice Antonella Squarcia, direttrice della Neuropsichiatria infantile dell'Ausl.

«Al netto» dei tre mesi di lockdown totale, che ha imposto un cambio delle modalità di accesso ai servizi di viale Fratti (non più tramite cup, ma con invio diretto dai pediatri. La vecchia modalità dovrebbe ripartire il 15 febbraio) sono stati 1.300 i nuovi bambini e ragazzi per i quali è stato richiesto aiuto nel 2020, contro i 1.600 del 2019. In testa la fascia 6-10 anni (433 minori), poi quella 14-18 (200) e quella 11-13 (180).

IL «PRIMO OCCHIO»

Ma i numeri, più bassi del 2019, non devono ingannare. «La scuola era uno dei principali canali di invio e questo ci permetteva una programmazione delle visite. Questo sistema, con il Covid, è stato scardinato. E' venuto a mancare quel “primo occhio” attento della società sui minori: scuola ma anche catechismo, sport, scoutismo, associazionismo. Sono arrivati alla nostra attenzione meno casi, ma più gravi - dice Squarcia - Anche i genitori si sono trovati impreparati, percepiamo la loro fatica nel gestire una situazione così nuova e nell'intercettare una sofferenza che a volte è molto nascosta».

DISTURBI ALIMENTARI

È così che l'anno del Covid ha visto il raddoppio dei disturbi alimentari: 21 gli accessi «di secondo livello» (cioè quelli per casi gravi) nel 2019, ben 47 nel 2020. «Un aumento di fronte al quale ci siamo trovati con le armi spuntate», spiega Squarcia: impossibile fare gruppi di auto-aiuto fra genitori e ragazzi («una modalità molto utile» dice la neuropsichiatra), impossibile anche lavorare nel territorio e nei contesti di vita del paziente. «È da un anno che siamo in questa condizione. E psicoterapia individuale e farmaci di certo non bastano».

BAMBINI «AGITATI»

Sono aumentati in modo significativo, dice Squarcia, anche i disturbi del comportamento in età scolare, fino agli 11 anni: «Bambini agitati che in classe disturbano, esternano fisicamente il disagio, mandano così messaggi agli adulti».

Inquietante l'aumento del cosiddetto «cutting»: tagliarsi la pelle con lamette o oggetti affilati. «Un fenomeno non nuovo, che vive di emulazione. Sul web ci sono addirittura tutorial. Una trasgressione che esprime il disvalore del proprio corpo e un modo per mettere a tacere emozioni e pensieri» dice Squarcia.

DROGA E ALCOL

Non cala - è avvenuto solo nel lockdown totale - l'uso di sostanze, è sempre più precoce l'abuso di alcol («fin dagli 11-12 anni»), aumentano i comportamenti devianti (furti, bullismo, aggressioni).

«Molto preoccupanti anche certe chat con linguaggi discriminatori e violenti nei confronti di tutte le diversità, fin dalle elementari. Come se la naturale aggressività non trovasse canali accettabili e fisiologici» dice Squarcia.

VIOLENZE DOMESTICHE

Nel 2020 sono state richieste alla Neuropsichiatria Ausl, dal Tribunale per i minorenni, 130 valutazioni su minori e 200 su genitori (erano state rispettivamente 150 e 300 nel 2019). Anche in questo caso, rilevano i neuropsichiatri, è venuta a mancare quell'impalcatura protettiva di controllo (insegnanti in testa) in grado di intercettare incuria o maltrattamenti familiari.

«L'allarme è arrivato in qualche caso dai vicini di casa, o dai ragazzi stessi. Una studentessa, all'indomani della chiusura delle superiori in ottobre, è venuta chiedendo aiuto: senza neppure la “tregua” della scuola non ce l'avrebbe fatta a reggere una situazione familiare pesantissima», ricorda Squarcia.

E c'è infine il capitolo più duro: una decina i tentativi di suicidio fra minorenni nel corso del 2020. «Qualcosa che ci turba perché sono aumentati i gesti premeditati, anche per lungo tempo, a scapito di quelli impulsivi, di solito tipici dell'adolescenza. È toccante che un giovane viva programmando la propria morte. Sono casi suscettibili di recidiva», dice Squarcia.

LE FAMIGLIE

«Mi preoccupa la perdita di capacità dei genitori di difendere i ragazzi dal mondo virtuale. Gli schermi possono coprire spazi di sofferenza e noi adulti non sappiamo come riposizionarci, divisi fra permissivismo e necessità di porre limiti, pur in un momento storico così difficile» dice Squarcia.

Ma non è tutto nero. Squarcia ricorda come «molte famiglie si sono impegnate e hanno reagito in modo costruttivo. Ora occorre però una riflessione di istituzioni e scuola, l'analisi di dati e situazioni. Non c'è niente di paragonabile ad alcun altro periodo storico, non c'è continuità con il passato. È un nuovo inizio che andrà avanti per lungo tempo».

 

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