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VACCINAZIONI

Quintelli: «Padiglioni primula? Un errore e uno spreco»

29 gennaio 2021, 05:08

Quintelli: «Padiglioni primula? Un errore e uno spreco»

KATIA GOLINI

Il suo post ha fatto il giro d'Italia, ottenuto una valanga di condivisioni, squarciato il vaso delle critiche. Da tecnico (è architetto) e soprattutto da docente di Composizione architettonica e urbana del dipartimento di Ingegneria e Architettura dell'Università di Parma, Carlo Quintelli ha messo in luce le lacune e soprattutto le contraddizioni di un'idea che fa acqua da tutte le parti: installare nelle piazze d'Italia i cosiddetti padiglione-primula per le vaccinazioni di massa. Il prototipo lo ha ideato Stefano Boeri, ma a spingerlo in oltre mille copie disseminate in tutto lo Stivale è il commissario Domenico Arcuri.

Ma se a Londra si va nelle chiese e in Germania si è già predisposto tutto per aprire spazi in aeroporti, fiere, palazzetti dello sport perché in Italia dovremmo spendere cifre mastodontiche per strutture inutili, costose, da realizzare ex-novo e, quasi sicuramente, non più utilizzabili quando l'emergenza sarà finita? «Arcuri sostiene che a noi italiani interessa la bellezza. E' vero - dice Quintelli -, ma oggi e in questa situazione così drammatica dobbiamo tendere alla bellezza dell'efficienza e del risparmio, non a quella che comporta lo spreco di denaro pubblico e la scarsa funzionalità. I nuovi progetti devono prima di tutto rispondere a bisogni concreti».

Professor Quintelli, sembra impossibile che nonostante i "buchi" del progetto, le tantissime critiche mosse, le osservazioni fatte in Italia si voglia davvero procedere su questa strada?

«In effetti ci sono contraddizioni tali che sembra impossibile, ma purtroppo è possibile eccome. Questo tema ne apre uno più grande: nell'emergenza è anche giusto avere un commissario con pieni poteri che possa agire in fretta e in modo efficace subito. Questa della campagna di vaccinazioni però non è più l’emergenza di marzo 2020. Altri Paesi si sono organizzati per tempo e da mesi stanno pianificando e allestendo spazi pubblici per la vaccinazione. Qui da noi la situazione invece... Avere un uomo solo al comando va bene in certe occasioni, ma non in tutte. Il plenipotenziario che decide tutto può essere un problema. Il nuovo governo dovrà mettere mano in generale a questa anomalia. Nella fattispecie l’auspicio è che Arcuri comprenda e si fermi. O che qualcun altro lo fermi».

Lei cosa avrebbe fatto?

«Avrei pensato a una sorta di censimento degli spazi potenzialmente idonei o adattabili, a partire da quelli pubblici ed in mancanza privati disponibili, in base alle caratteristiche e ai parametri di costo, già da settembre quando ben si sapeva che i vaccini sarebbero arrivati a gennaio. Bisognava inviare alle Regioni un protocollo, stabilire dei criteri, per poi fare una scelta oculata, rapida, e soprattutto efficace».

Quali sono i limiti tecnici del progetto del padiglioni-primula?

«Ammesso e non concesso che piaccia esteticamente, ce ne sono tanti. Solo ad esempio: il tetto piatto, su una copertura di circa 315 metri quadrati, immaginatelo sotto acqua, neve e gelo. Il problema degli agganci alla rete fognaria e elettrica perché i pochi pannelli fotovoltaici previsti non basteranno assolutamente a rispondere al fabbisogno di energia della struttura che avrà bisogno di frigoriferi potenti per conservare i vaccini. Immaginiamo le nostre piazze invase da queste strutture che dovrebbero avere un diametro di 20 metri, per capirci piazza della Steccata non basterebbe. Per non parlare della dimensione non adeguata degli spazi (con altezze domestiche da 2,70 metri) e dei servizi interni sotto il profilo igienico sanitario».

Pensa che basti un fiore, primula o margherita che sia, stampato sulle pareti delle strutture a convincere gli scettici riguardo la vaccinazione?

«Per le campagne importanti il logo ci sta. Ma questo, molto simile ad altri già sul mercato, non mi pare possa invogliare gente scettica a farsi vaccinare. Non basta certo una primula».

Lei ha evidenziato anche discrepanze nel bando per l'affidamento dei lavori. I tempi soprattutto.

Produrre ed allestire chiavi in mano un padiglione con certe funzioni sanitarie specifiche è molto complesso. Già questo dovrebbe farci riflettere. Ma che Arcuri faccia un bando lasciando 4 giorni lavorativi di tempo per partecipare, anche se ora li ha portati a otto, è una cosa che non ha senso. Si tratta di un tempo risibile che dà adito a dubbi e sospetti. Molte aziende in Italia hanno protestato per queste modalità, diciamo così, poco crdibili».

In 30 giorni poi si dovranno montare e collaudare i padiglioni. E' possibile?

«Anche se poi il numero può aumentare per volontà del Commissario, si parte con minimo 21 padiglioni in 21 piazze. Significa che la società vincitrice dell'appalto dovrà avere 21 squadre che lavorano contemporaneamente in 21 luoghi diversi. Non so proprio chi possa affrontare un'impresa simile».

Quali spazi già disponibili sarebbero più adatti a Parma?

«Penso in primis all’ipotesi Fiera e al Palacassa, come lo si chiamava un tempo, in particolare. Si tratta di uno spazio grande, già attrezzato e pronto per essere utilizzato. Un grande contenitore per spettacoli che nella "città della musica" avrebbe anche fatto parlare a livello nazionale di una vaccinazione al tempo di musica, come accade nella Cattedrale di Salisbury. 50-60 postazioni per le vaccinazioni ci starebbero comodamente e per quanto riguarda la sala d'attesa si potrebbe garantire il distanziamento come da nessun'altra parte. Ci sarebbe già il punto ristoro, servizi igienici, climatizzazione e anche il parcheggio. Bene anche il Palazzetto dello sport, per motivi analoghi».

Quanto costerebbe allestire delle postazioni in luoghi già costruiti?

«Il rapporto è di circa trenta volte più basso rispetto al padiglione-primula. In quest'ultimo una postazione costa da capitolato d’appalto di gara circa 60mila euro. In uno spazio già esistente, ma solo da allestire, circa 1500, 40 volte di meno».

Cosa ne sarà dei padiglioni una volta sconfitto il virus e chiusa la campagna vaccinale?

«Teoricamente potrebbero essere riutilizzati, ma praticamente diventa impossibile come dimostrato in altre occasioni come per i terremoti».

Tanti soldi spesi davvero inutilmente, dunque?

«Sì, davvero tanti soldi spesi inutilmente, si va da un minimo di 8 milioni ad un massimo di mezzo miliardo a seconda di quanti padiglioni vorranno realizzare. In una situazione normale non si fa. In una situazione d'emergenza ancora meno. Bisogna avere il coraggio di dire: fermi tutti. Spendiamo meno e cerchiamo di essere più concreti ed efficienti. Ma davvero, fermiamo tutto».

 

KATIA GOLINI Il suo post ha fatto il giro d'Italia, ottenuto una valanga di condivisioni, squarciato il vaso delle critiche. Da tecnico (è architetto) e soprattutto da docente di Composizione architettonica e urbana del dipartimento di...

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