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TRAGEDIA

Travolse e uccise Filippo Ricotti sulla Massese: condannato a 1 anno e mezzo

29 gennaio 2021, 05:07

Travolse e uccise Filippo Ricotti sulla Massese: condannato a 1 anno e mezzo

GEORGIA AZZALI

«Quanto dovrà andare avanti questo strazio?». Due anni fa, un pugno allo stomaco, quel grido di disperazione e amore della mamma di Filippo Ricotti. L'aveva scritta e urlata quella domanda nella lettera inviata alla «Gazzetta». Due anni dopo, quattro da quando un'auto ha travolto e ucciso «Filo» e i suoi 17 anni, è arrivata la prima risposta della legge: ieri, l'uomo che l'ha investito - 41 anni, tizzanese - è stato condannato a 1 anno e 6 mesi per omicidio stradale, come richiesto dal pm Lino Vicini. E patente sospesa per lo stesso periodo di tempo. Il giudice ha riconosciuto all'automobilista (che ha sempre partecipato alle udienze) le attenuanti generiche e ha disposto la sospensione della pena, oltre alla non menzione della condanna nel certificato penale. In attesa del risarcimento, che sarà stabilito in sede civile, il giudice ha dato il via libera a una provvisionale per la famiglia, che si era costituita parte civile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. E per ora l'avvocato Matteo Mancini, uno dei legali di parte civile, preferisce non fare commenti.

Ha bisogno di parlare prima con i familiari. Di sentire mamma Paola, che in questi anni non ha mai nemmeno fatto cenno alla questione risarcimenti. Le sue parole - dure e accorate al tempo stesso - erano sempre rivolte alle condizioni della Massese, a quel tratto di strada tra il castello di Torrechiara e Cascinapiano che solo dopo la morte di suo figlio è stato illuminato dai lampioni. Ma quella mattina del 17 gennaio 2017, poco dopo le 7, c'era buio pesto, quando Filippo è uscito di casa per saltare sulla corriera che l'avrebbe portato a Parma. Al liceo Bertolucci, come ogni giorno. Ma non c'era stato nemmeno il tempo di attraversare la provinciale, per raggiungere la fermata del bus sull'altro lato: Filippo era stato spazzato via, sotto lo sguardo della sorella quattordicenne.

Falciato da un'Alfa 147 nera che andava ai 90 all'ora, come sta scritto nel capo d'imputazione, nonostante in quel tratto ci sia il limite dei 50. L'automobilista non aveva bevuto né aveva assunto stupefacenti: fin da subito gli esami lo avevano escluso, ma correva troppo. Troppo considerando anche l'assenza di illuminazione e il fatto che i cartelli stradali segnalassero la possibile presenza di ostacoli improvvisi.

Uscito dalla casa di famiglia, Filippo aveva proseguito a piedi lungo la provinciale, camminando sul proprio lato sinistro della strada per una ventina di metri, anche perché allora un marciapiede vero e proprio non c'era. E proprio sul ciglio della carreggiata era stato travolto dall'Alfa diretta verso Langhirano.

Non c'erano segni di frenata sull'asfalto, perché è molto probabile che l'automobilista avesse scorto la figura del ragazzo solo all'ultimo momento. Colpito dalla parte anteriore destra della macchina, Filippo era stato sbalzato sul lato destro dello sterrato che costeggia la strada. E l'uomo alla guida dell'auto si era fermato oltre il bivio di Casatico: tremante, sotto choc. Ma per Filippo sarebbe comunque stato troppo tardi: era morto tra le braccia di uno dei primi soccorritori. Vicino a casa. Mentre camminava nell'oscurità per andare a scuola.

 

GEORGIA AZZALI «Quanto dovrà andare avanti questo strazio?». Due anni fa, un pugno allo stomaco, quel grido di disperazione e amore della mamma di Filippo Ricotti. L'aveva scritta e urlata quella domanda nella lettera inviata alla «Gazzetta»....

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