Sei in Gweb+

Lo psicologo Fabio Vanni

Tik Tok e la corsa ai follower. E il rischio è il prezzo per esser notati

30 gennaio 2021, 05:05

Tik Tok e la corsa ai follower. E il rischio è il prezzo per esser notati

MONICA TIEZZI

Una bambina che si soffoca al culmine di una sfida mortale, una 48enne che posta contenuti che incitano all'autolesionismo. Nel mirino Tik Tok, nato e usato soprattutto da adolescenti, sul quale è intervenuta la magistratura, chiedendo che sia verificata l'età di chi accede al social nato nel 2016 in Cina e sequestrando il materiale divulgato dalla influencer 48enne.

Ma il dibattito - soprattutto in un momento in cui, complice il Covid, bambini e adolescenti trascorrono sempre più tempo davanti agli schermi - è acceso.

Ne parliamo con lo psicologo e psicoterapeuta Fabio Vanni, responsabile del programma adolescenza dell'Ausl.

Che ne pensa delle decisioni «contenitive» adottate per Tik Tok?
Sono scelte forti, trattandosi di un social usato soprattutto da minorenni. Ma mi sembra un «bazooka» poco realistico perché immagino che i limiti imposti siano facilmente bypassabili.

Che idea si è fatto della terribile vicenda della bambina istigata al suicidio?
Ci sono aspetti perversi, da parte di chi ha spinto la piccola a questo gioco mortale, che si sono incontrati con una grande fragilità. Ma non ne farei la norma. Stare sui social comporta anche questo: è una piazza virtuale dove c'è di tutto, come nelle piazze reali. E come nel mondo reale, c'è bisogno di un accompagnamento e un commento del mondo adulto. Dovremmo essere dei «consulenti» della crescita, fornire un diverso punto di vista, far avvicinare i ragazzi ai social come ci si muove fra gli scaffali di un supermarket: prendere quello che ci serve e lasciare le cose non interessanti. I social non creano le fragilità, le amplificano.

I genitori sono pronti a questa sfida?
I genitori stanno seguendo i figli nell'uso dei social. Facebook e Instagram all'inizio erano territorio adolescenziale e giovanile, ora sono social dove si trovano soprattutto adulti, snobbati dai giovanissimi, e sarebbe interessante capire se presto gli adulti sbarcheranno in massa anche su Tik Tok. Cosa rende allettanti i social? La possibilità di essere «visti» dal maggior numero di persone. Ma per ottenere questo risultato occorre fare cose «speciali», un aggettivo che i giovani usano tantissimo. Invece bisognerebbe insegnare loro che non c'è bisogno di fare cose straordinarie per essere notati, che va bene anche essere deboli, normali o mediocri. Ma questo incontra l'opposizione e la contrarietà di tantissimi adulti. Quanti genitori vogliono invece veder primeggiare i figli e li stimolano a questo fin da piccoli?

Con la pandemia come è cambiato il rapporto dei giovani, e anche degli adulti, con il web?
Nel momento in cui quasi tutti gli aspetti comunicativi si sono spostati su quel piano, è stato rapidamente sdoganato. Ciò che prima non era ben visto dagli adulti, è diventato significativo. Questo ha impattato sui giovani più che sugli adulti. Questi ultimi - ad accezione del periodo del primo lockdown - sono riusciti con il lavoro, le incombenze e l'impegno come caregiver a continuare a frequentare il mondo reale. Il mondo giovanile è stato più ridotto nell'isolamento, complice una didattica a distanza non molto giustificata. La voce dei giovani si è sentita pochissimo e le loro proteste sono rimaste poco visibili e ascoltate. Per il bisogno di socialità il web era l'unica possibilità.

Eppure i giovani, almeno alcuni di loro, si sono fatti sentire, ad esempio con le maxi risse e, per quanto riguarda Parma, gli scontri in piazzale Della Pace.
La rissa in piazzale Della Pace è un fenomeno particolare perché si picchiava sotto l'occhio degli smartphone dei coetanei che riprendevano le scene. Se ne è fatto uno spettacolo, un fenomeno che, con i video sul web, è diventato virale. Un'interessante interazione fra reale e virtuale.

Non è che, alla fine, il tanto tempo passato sul web da parte dei ragazzi per un genitore diventa il male minore?
Beh, si. D'altronde per i maschi i videogiochi di guerra e conquista sono sempre stati il corrispettivo del fare a botte, come una volta si faceva, in strada o nel cortile. Ma la strada oggi viene percepita come pericolosa, c'è una paranoicizzazione del mondo. Far sfogare l'aggressività dei figli in modo virtuale è stata una cosa che abbiamo voluto anche noi adulti: ti tengo in casa, ti proteggo. Ma al contempo ti do in pasto alla rete.

Dal suo osservatorio sta verificando l'impatto del Covid sugli adolescenti?
Dalla fine dell'estate abbiamo notato una forte ripresa delle richiesta di aiuto, con situazioni spesso molto difficili e gravi e anche, soprattutto a livello nazionale, con un aumento dei suicidi. I giovani stanno pagando un prezzo alto. Anche la ripresa della scuola in presenza al 50% rappresenta un passaggio non semplice. Vivere isolati per lunghi mesi ha creato un'assuefazione alla non socialità. Tornare in classe è un'interazione importante e desiderata, ma in alcuni casi anche temuta.

MONICA TIEZZI Una bambina che si soffoca al culmine di una sfida mortale, una 48enne che posta contenuti che incitano all'autolesionismo. Nel mirino Tik Tok, nato e usato soprattutto da adolescenti, sul quale è intervenuta la magistratura,...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal