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Covid

I farmacisti: «Pronti alle vaccinazioni nelle farmacie»

31 gennaio 2021, 05:03

I farmacisti: «Pronti alle vaccinazioni nelle farmacie»

MONICA TIEZZI

Potremo farci somministrare il vaccino anti-Covid anche nelle farmacie?

La legge di bilancio 2021 apre questa possibilità. L'articolo 471, facendo riferimento alla necessità di valorizzare il ruolo dei farmacisti nella lotta al Covid, recita che «è consentita, in via sperimentale, per l’anno 2021, la somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico sotto la supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato, subordinatamente alla stipulazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di specifici accordi con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie, sentito il competente ordine professionale».

«È un cappello legislativo importante che andrà tradotto con accordi regionali - dice Alessandro Merli, presidente di Federfarma Parma - Credo che le 140 farmacie del territorio di Parma potrebbero dare un contributo importante alla campagna vaccinale. Lo stiamo dando con i test sierologici, ai quali hanno aderito quasi l'80% delle farmacie di Parma, e con i tamponi rapidi, che vengono eseguiti in quasi il 60% delle farmacie. Francamente non mi aspettavo una risposta così massiccia».

Per prepararsi all'eventualità di dover somministrare i vaccini anti-Covid, spiega Merli, molti farmacisti hanno anche seguito un corso Utifar (Unione tecnica italiana farmacisti) che rilascia l'attestato di farmacista vaccinatore. «I farmacisti dell'Emilia Romagna sono, a livello nazionale, quelli che hanno aderito di più» fa notare Merli.

Mentre quindi anche i farmacisti, che rientrano fra gli operatori sanitari, si preparano a farsi somministrare la prima dose del vaccino (già 600 quelli che si sono prenotati, appuntamenti da metà febbraio), diventa concreta la possibilità che le farmacie diventino punti di somministrazione del farmaco. «Del resto, in Gran Bretagna i farmacisti somministrano già da tempo i vaccini antinfluenzali e protocolli in questo senso sono già stati adottati, ad esempio in Piemonte» dice Fabrizio Piazza, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Parma.

«Chiaro che la disponibilità dei farmacisti dovrà essere su base volontaria perché non in non tutti i locali ci sarà la possibilità di riservare un'area o il personale per la somministrazione o le sanificazioni - continua Piazza - Bisognerà anche capire che vaccino sarà fornito, perché le farmacie, ad esempio, non hanno frigo per conservare il vaccino Pfizer a meno 78 gradi».

Per Piazza coinvolgere le farmacie (oltre a rappresentare un passo importante e una decisa accelerazione verso la «farmacia dei servizi») rappresenterebbe un grosso vantaggio per gli utenti: «La distribuzione delle farmacie sul territorio è capillare, pensiamo alla comodità di avere disponibile il vaccino anche in frazioni minori, piuttosto che doversi spostare in città. Calcolando anche solo cinque vaccinazioni quotidiane in ognuna delle 140 farmacie di Parma e provincia, potremmo vaccinare 700 persone al giorno».

Il nodo più delicato riguarda, come recita la legge, «la supervisione di medici», ai quali si potrebbero affiancare infermieri o personale formato ad hoc. Inoculare un farmaco (a differenza di un tampone o un test antigenico) è infatti un atto squisitamente medico, che presuppone anche anche una vigilanza dopo l'inoculazione per intervenire in caso di reazioni avverse.

«Io penso che si potrà trovare una soluzione condivisa con l'Ordine dei medici, con i quali la collaborazione è sempre più stretta», dice Piazza.

È cauto Pierantonio Muzzetto, presidente dell'Ordine dei medici: «Non abbiamo capito bene questo progetto, non c'è ancora nulla di chiaro. La legge stabilisce modi, funzioni e competenze. Prima di esprimere un parere aspettiamo chiarimenti dalla Regione. Siamo in attesa di un incontro con l'assessore alla salute Raffaele Donini».

 

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