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"Entrata d'emergenza"

Il comitato di ristoratori e titolari di pub e circoli: «Pronti alla disobbedienza civile»

02 febbraio 2021, 05:08

Il comitato di ristoratori e titolari di pub e circoli: «Pronti alla disobbedienza civile»

Katia Golini

Cause legali, raccolta fondi, appelli alle istituzioni. E se entro metà febbraio non avranno risposte concrete valuteranno azioni di disobbedienza civile «nel rispetto della Costituzione che garantisce il diritto al lavoro».

«Entrata d'emergenza», comitato spontaneo di pubblici esercenti, finora ha agito all'insegna del dialogo, ma non esclude un cambio di registro se non sarà ascoltato. Torna intanto a lanciare un disperato grido d'allarme: «Se andiamo avanti così non sopravviveremo. Molti di noi sono già ko. Qualcuno in Italia si è anche tolto la vita. Fateci lavorare o le nostre attività spariranno per sempre» dicono alcuni rappresentanti del comitato a nome di tutti gli altri.

«Non basta la zona gialla - dice Lorenzo Passeri, tra i fondatori e capofila del movimento -. Imporre le chiusure alle 18 per i pub e i ristoranti è come tenerli serrati. E poi ci sono i circoli, i più danneggiati di tutti perché sbarrati da mesi in quanto considerati spazi socio-ricreativi».

Delusi, preoccupati, arrabiati ma soprattutto decisi a smuovere le acque, i rappresentanti del movimento lanciano proposte per tentare di salvare il salvabile. «Innanzi tutto stiamo verificando la possibilità di avviare un'azione legale di richiesta di risarcimento da parte del governo per i danni economici che in questi mesi abbiamo subito - precisa Passeri -. Molti sono chiusi dal 20 ottobre e, come già detto in tutte le sedi, i ristori quando arrivano e se arrivano non bastano. Non si pagano nemmeno le spese vive, i costi fissi come bollette, affitti e tasse. Chiederemo un incontro all'assessore Casa a cui andremo a fare proposte».

La preoccupazione ormai rasenta la rabbia. «Pensiamo cosa è successo lo scorso weekend. E' bastato dire che passavamo in zona gialla per avere i telefoni dei nostri locali in subbuglio per le prenotazioni - Emilio Restori, medico dentista e titolare del ristorante Opera viva di piazzale Inzani -. Che buffonata cambiare idea e in un'ora decidere che domenica ancora dovevamo restare chiusi. Un locale come il mio, e ce ne sono tanti così, a pranzo non lavora, eccetto la domenica. Lavora di sera semmai, perché le persone non vengono solo per il cibo, ma per stare insieme. Però di sera non si può, si chiude alle 18 e c'è il coprifuoco alle 22. Come possiamo andare avanti? Io in questi mesi ho attinto dalle mie riserve personali per pagare le spese fisse e i dipendenti. Con i ristori vado poco avanti. Negli altri Paesi europei parliamo di cifre ben più consistenti. E' giusto pensare ad azioni di disobbedienza».

In piena sintonia Emanuela Aimi del Bajon di via Dalmazia: «Nel giro di un'ora venerdì sera, con l'annuncio del passaggio in zona gialla, abbiamo fatto il pieno di prenotazioni per domenica a pranzo. Poi, con il cambiamento delle disposizioni governative, la pioggia di disdette. Oltre al danno economico c'è quello psicologico. Quello che continuiamo a chiedere fin dall'inizio è di lavorare, nel rispetto delle regole. Ci dicano quello che dobbiamo fare e lo faremo, ma ci dicano qualcosa. E ci permettano di sopravvivre lavorando. Mandino pure tutti i controlli possibili, ci impongano restrizioni, ma non ci additino a capro espiatorio. Non può pagare la nostra categoria, che ha anche un ruolo sociale importante, oltre che culturale, per questa emergenza il cui andamento non dipende da noi. Tra l'altro a Parma i dati sono molto confortanti, dovremmo essere "zona bianca", altro che "gialla"».

Si sente già a gambe all'aria Eugenio Catellani. Parla con il cuore in mano e spiega come il suo circolo Club di Swan di borgo Riccio stia boccheggiando: «Sono uno di quelli che non so se potrà riaprire. Mi hanno spezzato le ali, impossibile tornare a volare come prima. Hanno messo in pericolo le nostre vite, ci hanno tolto tutto. Oltre ad essere chiusi da mesi per noi è anche molto complicato accedere ai bandi per ottenere sostegno economico. Quello che è perso non si recupera, ma se almeno ci facessero riaprire e ci permettessero di lavorare rispettando i soliti orari almeno alcuni di noi potrebbero tornare a sperare. Così, la partita è chiusa. Abbiamo cercato il dialogo, siamo stati rispettosi delle indicazioni, lanciato l'idea al Comune di assoldare persone addette ai controlli per monitorare la situazione e permetterci di ricominciare in sicurezza. L'unico che ci ha ascoltati è stato l'assessore Cristiano Casa. Ma la situazione non è migliorata e siamo ancora come nei mesi passati. Per dare un aiuto concreto a gestori e dipendenti abbiamo persino lanciato una raccolta fondi».

Anche Roberto Testi, dell'Irish Pub di borgo del Correggio, si allinea: i problemi di uno sono i problemi di tutti. Per ciò ha aderito al comitato: «Difficile che le persone vadano al pub di mattina o di pomeriggio. Quello che abbiamo perso non lo recuperiamo più, ma potremmo almeno ripartire. Per questo chiediamo orari flessibili per gli esercizi pubblici e magari la correzione degli orari del coprifuoco. Vengano a controllarci, facciano le verifiche, ma ci permettano di lavorare».

 

Katia Golini Cause legali, raccolta fondi, appelli alle istituzioni. E se entro metà febbraio non avranno risposte concrete valuteranno azioni di disobbedienza civile «nel rispetto della Costituzione che garantisce il diritto al lavoro»....

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