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Ricordo

Grignaffini racconta il grande Veronelli

02 febbraio 2021, 05:01

Grignaffini racconta il grande Veronelli

Oggi, novantacinque anni fa, nasceva Luigi Veronelli gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, autore di celeberrime guide, una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano, mancato il 29 novembre 2004, dopo una lunga, eccezionale carriera, durata quasi cinquant’anni e sempre al vertice. Lo ricorda per noi il critico gastronomico Andrea Grignaffini.

 

 

ANDREA GRIGNAFFINI

 

Fu Parma che ne determinò l’incontro. La Camera di Commercio (con Elisabetta Oppici protagonista) organizzò un incontro con quello che per me era a quei tempi Luigi Veronelli: «Il Veronelli». Poi sarebbe diventato anche per me Gino.

Conoscevo tutto di lui (che condivideva il compleanno con mia mamma) avendo letto avidamente i suoi scritti. Dividevo anche a quei tempi la mia passione tra cucina e calcio grazie agli scritti della lunga fila degli articolisti de «Il Giorno» capeggiati dall’immenso Gianni Brera che condivideva penna, desco e amicizia proprio con il Gino.

Nel corso di quell’incontro intervenni sui Brunello di Montalcino 1986 che la stampa estera elogiava ancor più della 1985. Veronelli senza farla troppo lunga mi chiese se ero disponibile a raggiungerlo a Bergamo per approfondire. Incredulo gli dissi di sì ma in realtà non mi sentii pronto e non andai. Di solito i treni passano e non lasciano una seconda occasione. Fortunatamente non fu così e lo incontrai un anno dopo. Un rimprovero da parte sua e la mia - questa volta immediata - partenza per via Sudorno, via alta in Bergamo alta. Correva il 1989 e immediatamente un pezzo su «L’Etichetta» sulla Spalla, salume che stava scomparendo.

Fotografo di grido al seguito, tempi giusti per studiare e pagamento che ora considererei spropositato per un apprendista. Subito dopo una guida alle Cose Buone d’Italia, primo tentativo di fotografare lo stato dell’arte del nostro artigianato alimentare che ancora non aveva né presidii né attenzioni. Non fu semplice: non c’erano i motori di ricerca ma un’intricata rete di informatori da riversare su Filemaker. Un’altra era per un personaggio che anche oggi sarebbe assolutamente a suo agio, tanta la capacità di parlare ai giovani e con i giovani, di seminare progetti e di raccogliere allievi. Faceva televisione (con Ave Ninchi e Delia Scala) con dinoccolata postura e raffinata entrata in scena facendosi comprendere dal pubblico più generalista. Scriveva nel frattempo fulminanti articoli con una prosa così evocativa e magistrale che ha condotto quasi tutti noi al seguito nel tentativo maldestro di imitarlo. E poi i punti di vista, le passioni repentine (una volta si innamorò dei carciofi iniziando un lavoro tassonomico sulle varietà) e quelle più meditate (l’olio extravergine – di frantoio diceva, in monocultivar e denocciolato!). Sfaccettato come un diamante dalla sua vita vissuta a tutto tondo prendiamo però una parte meno nota ai più: il Veronelli Editore.

Veronelli in questo caso forza la mano e la penna, stampa carta e idee in un progetto editoriale che si trasformò già da subito in atto sovversivo, controcorrente, volto a forzare i confini di pensiero di un’Italia abbigliata dal perbenismo degli anni pre-sessantottini. In questo contesto temporale fu proclamato colpevole d’aver pubblicato «La questione sociale» di Pierre-Joseph Proudhon e le «Historiettes, contes et fabliaux» di De Sade.

Fu per quest’ultima opera, in particolare, che venne condannato a tre mesi per pornografia e l’opera stessa messa al rogo nel cortile della procura di Varese. Metafora divampante del suo entrare di forza nel mondo del pensiero che si appalesa già materico e metafisico nella carta e nelle fiamme.

Gino non avrebbe mai potuto accordarsi alla morale del tempo, di nessun tempo, a ben vedere, e in questo si celava il suo profondo anarchismo, in lui incarnato e diffuso in ogni aspetto del quotidiano. In una dimensione pubblica dell’esistenza che diventa un soggetto singolare a cui chiunque abbia un minimo di rispetto per se stesso dovrebbe guardare con distacco, senza mai concedersi in pasto all’opinione pubblica, e Gino questo lo sapeva. Viveva appartato ma pronto ad accogliere il forestiero che fosse nobile quartato o contadino. Un uomo politico nel senso più alto del termine al limite dello schivo nella vita, ritirato, per scelta ma fragoroso nell’entrata in campo con tabarro d’ordinanza, naso possente e lenti spesse che non hanno mai celato l’occhio più curioso che abbia ma visto nella mia vita.

Un’allure magistrale per un maestro che detestava essere definito tale e che ebbe solo il grande torto di avere sempre avuto ragione troppo in anticipo.

 

Oggi, novantacinque anni fa, nasceva Luigi Veronelli gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, autore di celeberrime guide, una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano,...

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