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Borgo Giacomo e via Sauro: «Così proviamo a resistere»

03 febbraio 2021, 05:02

Borgo Giacomo e via Sauro: «Così proviamo a resistere»

GIOVANNA PAVESI

La diffusione del Covid-19 ha silenziato i loro rumori, in qualche caso reso difficoltose le vendite, ma non ha spento completamente le luci di via Nazario Sauro e di borgo Giacomo Tommasini. Che sono rimaste accese, mantenendo vive due delle più belle strade del centro storico. Le attività, tutte diverse, eleganti e ricercate, spesso, sono state penalizzate dalla chiusura dei bar alle 18 e dai blocchi imposti dalla zona arancione. Eppure hanno (quasi) sempre cercato di riadattarsi. Cambiando l’approccio alla vendita, curando la clientela a distanza e proponendosi in vesti sempre nuove. «In questo anno è cambiata tutta la mia filosofia, che non contemplava l’online e l’uso di Whatsapp, ma presumeva un contatto diretto con il cliente, a cui ho sempre dato consigli - racconta Camilla Robuschi, di Credula postero, di via Sauro -. Ho cercato di proporre servizi aggiuntivi, mettendo cura e attenzione in ciò che facevo, portando gli oggetti a casa dei clienti. È stato faticoso, ma c’è stata una certa corrispondenza. La differenza in termini di vendite, nel 2020, c’è stata ma con quanto si poteva fare non è andata così male».

Nino Corito, un designer che, nella stessa via, possiede da quattro anni My Concept, uno store «in continua evoluzione», ha registrato un calo fisiologico del 50%: «Io, però, qui lavoro da solo ed è stato più gestibile. Inoltre non ho risentito particolarmente delle varie chiusure, perché propongo determinati prodotti e la mia clientela lo sa, quindi quando viene compie una scelta mirata».

Dello stesso parere è anche Valentina Bontardelli, del negozio di antiquariato Invento, in via Sauro da anni: «Il settore dell’arredamento è vivo e le persone che si sono trovate chiuse in casa hanno avuto voglia di aggiungere qualcosa alle loro abitazioni. La mia difficoltà, all’inizio, è stata soprattutto quella di reperire la merce a causa dei blocchi e delle chiusure. Ma anche io mi sono messa subito in rete, in particolare su Instagram, e ho avuto una buona risposta».

E la cura dei social network ha permesso anche al negozio Marisa Castaldini di borgo Giacomo di mantenere un buon rapporto con i clienti. «La chiusura di marzo è stata un dramma - racconta Patrizia Punghellini, che gestisce il negozio insieme alla sorella -. Anche se non c’è paragone con le vendite, l’uso del web ci ha dato soddisfazione: postare immagini dei vestiti, dare consigli, mantenere un alto livello di qualità ci ha permesso di mantenere vicini i clienti».

«La vendita è calata di circa la metà e sicuramente la chiusura dei locali porta meno persone: se non c’è gente, anche i negozi sono meno frequentati», spiega Maria Cumbo della Clinica della scarpa.

«Il mercato è molto fermo: le persone pensano all’acquisto di cose più utili, rispetto a un quadro. Nel 2020 ho avuto grossi danni, ma questo all’Agenzia delle entrate non interessa. Il nuovo dispositivo per gli scontrini mi è costato 700 euro e, a parte la spesa, queste cose mi disturbano, anche perché ho 86 anni», racconta sorridendo Enrico Sassi, da 50 anni in via Sauro con il suo negozio di antiquariato.

«Lavorare in queste condizioni è stato particolarmente complesso, perché fermare le persone all’ingresso, anche se è una misura corretta per una questione di sicurezza, è il contrario di quanto fa un venditore», osserva Alessandro Bertolotti di Manuela Bacchi decorazioni. «Ciò che è stato perso durante la chiusura non si è recuperato, ma alla riapertura c’è stato interesse», spiega Matteo Catellani di Store 333 di borgo Giacomo, che ha avuto una riduzione dell’affitto durante il lockdown. Poco più avanti, Loredana Conti, dentro al suo Scintilla, è seduta in attesa che arrivi qualcuno: «Quando non ci sono clienti faccio qualche telefonata o gioco a burraco, con il cellulare. Sono 15 giorni che non vendo, mi sto riprendendo in queste prime ore di zona gialla. Il settore dell’abbigliamento è il più penalizzato, dopo quello della ristorazione: con bar e ristoranti chiusi le persone comprano meno vestiti, non si truccano e si deprimono. In tanti si sono lasciati andare. Alla mia età vorrei chiudere, ma non posso farlo».

Stefania Sedda, di Ò Luxury, racconta che il danno peggiore è arrivato a novembre: «Con la chiusura dei comuni, diversi clienti non ci hanno potuto raggiungere. Abbiamo recuperato a Natale, perché in tanti, non potendo andare all’estero o in altre zone del Paese, hanno trovato qui quello che cercavano». «A gennaio - conclude - un’altra grande crisi. Ora, con le prime ore del giallo, torniamo a vedere i numeri di una giornata normale di una settimana di saldi».

 

GIOVANNA PAVESI La diffusione del Covid-19 ha silenziato i loro rumori, in qualche caso reso difficoltose le vendite, ma non ha spento completamente le luci di via Nazario Sauro e di borgo Giacomo Tommasini. Che sono rimaste accese, mantenendo...

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