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   LA STORIA

Famiglia di Sorbolo cashfree: «Non usiamo i contanti da 13 anni»

di Vittorio Rotolo -

04 febbraio 2021, 05:04

Famiglia di Sorbolo cashfree: «Non usiamo i contanti da 13 anni»

Cashback e cashfree sono termini che, nelle ultime settimane, sono entrati a far parte della quotidianità di tanti italiani, ben disposti ad ottenere un rimborso sugli acquisti effettuati con carte, bancomat e app. Ma c’è chi, di questa modalità di pagamento, ne ha già fatto (da parecchio tempo) uno stile di vita, «eliminando» quasi completamente l’utilizzo dei contanti. È il caso di Federico Foa e Giorgia Fossa, giovane coppia che vive a Sorbolo. «Ogni giorno siamo obbligati a spendere denaro. Perché, allora, non cercare di trarne un vantaggio?» è la loro filosofia «cashfree».

«Abbiamo cominciato tredici anni fa» racconta Federico, papà di tre splendidi bambini. «Mi trovavo in aeroporto e fui avvicinato da una hostess che mi proponeva la sottoscrizione di una carta di credito. Accettai quasi per ricambiare la sua gentilezza, convinto che nel giro di un paio di mesi avrei disdetto tutto. E invece, non è andata così».

Non ci mise molto tempo, Federico, ad accorgersi dei «benefit» legati all’utilizzo della carta. «Ogni operazione di acquisto effettuata attraverso questo strumento mi consentiva, infatti, di accumulare punti da convertire in biglietti aerei. Un invito a nozze per me, appassionato di viaggi. In questi anni ho portato la mia famiglia a New York, in Florida, alle Maldive, viaggiando sempre in business class e senza sborsare un solo centesimo».

Chi pensa che questo genere di premi sia accessibile solo a fronte di chissà quali acquisti «di lusso» da parte di Federico, si sbaglia. «Io faccio l’educatore a scuola e l’istruttore sportivo. Non sono affatto ricco» chiarisce subito Foa.

«Apparteniamo al ceto medio e le spese giornaliere sono quelle che hanno un po’ tutte le famiglie: supermercato, mensa scolastica, benzina, bollette di luce e gas, bollo auto. Consideri, però, quanti pagamenti di questo tipo vengono eseguiti nell’arco di un solo anno».

Per questa famiglia, l’utilizzo del contante è così diventato l’alternativa da prendere in considerazione solo in casi di estrema necessità. «Se ci troviamo in un posto sperduto, i bambini hanno fame e, nel punto ristoro più vicino, non è possibile pagare con la carta, a quel punto facciamo ricorso al contante. Diversamente, no: solo carta. E questo vale per tutto, persino per la colazione al bar». Pagare così, oggi, è più «semplice». Anche in Italia. Ma quando Federico e Giorgia hanno iniziato, non era esattamente così. «Qualche resistenza, da parte di alcuni commercianti, l’abbiamo incontrata» ricorda lui. «Eppure, già allora, negli altri paesi europei il pagamento elettronico era abbastanza diffuso: a Tallinn, in Estonia, abbiamo trovato il Pos persino sui taxi».

C’è un «falso mito» da sfatare. «La gente è terrorizzata dal fatto di non capire più quanto spende, utilizzando la carta. Ma non è affatto così» afferma Foa. «Prestando la giusta attenzione, le spese riesci a controllarle addirittura meglio». I vantaggi, a detta di Federico, sono anche altri: «Paghi direttamente, senza inutili perdite di tempo e corse alla ricerca dello sportello bancomat dove prelevare. E con meno contanti in tasca, sei anche più tranquillo quando giri per strada».

Il piano «Cashback» lanciato dal Governo? «È una soluzione che deve essere valutata molto attentamente dalle famiglie: avere un piccolo ritorno economico rispetto alle spese sostenute, specie di questi tempi, è molto utile. Azzerare totalmente i contatti, al momento, non credo sia una strada percorribile: non si può obbligare un anziano a pagare con una app dal cellulare. Ma, in futuro, sarà così. E allora, meglio cominciare a fare un po’ di pratica».