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SCOMPARSO

La politica, la città: le passioni autentiche di Ruggero Mordacci

06 febbraio 2021, 05:03

La politica, la città: le passioni autentiche di Ruggero Mordacci

LORENZO SARTORIO

Univa alla sua schietta parmigianità uno stile signorile, garbato, cavalleresco, degno di quella Parma ducale che noi tutti parmigiani portiamo nel cuore.

Ruggero Mordacci, persona molto nota e stimata in vari ambienti cittadini, è scomparso nei giorni scorsi all’età di 76 anni, vittima di questo maledetto virus che ci ha causato e ci sta causando anche troppi lutti togliendoci le persone più care.

Oltretorrentino del sasso, era nato in piazzale Inzani, Ruggero, diplomatosi geometra, entrò nell’azienda di impiantistica idraulica fondata dal padre Alberto, che ebbe la propria sede storica in via Petrarca per poi ampliarsi nella sede di via Trieste.

Nel 1992 cessò l’attività. E dal '98, fu a fianco, come collaboratore, del sindaco Elvio Ubaldi e dell’assessore Lucia Mora e poi di Daniele Galvani. Consigliere e quindi vice presidente dell’Acer, Mordacci, era un appassionato di politica nell’accezione più alta del termine. Fu, da sempre, estimatore di John Fitzgerald Kennedy e di quella nuova frontiera kennediana che assegnava ai giovani il compito e la fiducia di costruire un mondo più nuovo e più pulito tra ideali ed illusioni, sogni e speranze e guardava agli anni Settanta come tappa importante per la costruzione di una società nuova, più umana, più giusta e più libera.

Consigliere dell’«Opera Pia Santissima Trinità», che ha sede nell’Oratorio dei Rossi, Ruggero amava profondamente Parma, il nostro dialetto e le nostre tradizioni popolari non mancando mai di concedersi la rituale passeggiata in centro insieme alla moglie, passando rigorosamente dal «suo» Stradone.

«Con Ruggero - ricorda il professor Augusto Schianchi - siamo stati amici per una vita, siamo tutti figli della parrocchia dell’Annunciata degli anni Cinquanta. Un mondo molto diverso da quello di oggi. Giocavamo a pallone nel cortile, cominciavamo a discutere di politica (agli albori del primo centro-sinistra, solidali con Aldo Moro), coltivavamo insieme sogni e speranze. Era una parrocchia di frontiera, in fondo a borgo Catena c’erano i comunisti. Dopo qualche volta che ci siamo presi a sassate, abbiamo imparato a rispettarci a vicenda e ad abbozzare un inizio di dialogo. Insieme siamo stati per la prima volta a Roma a vedere il Papa, Pio XII, al canto di “Bianco Padre che da Roma ci sei meta, luce e guida”. Il Papa che era corso a San Lorenzo dopo il terribile bombardamento con centinaia di vittime, mentre il re e Mussolini erano fuggiti per mettersi al sicuro. Abbiamo seguito insieme, alla televisione dei frati, l'assassinio di John Kennedy. E anche la morte di Marilyn Monroe. Ruggero era uno di noi: sveglio, giustamente polemico, di illimitata generosità. La sua era la casa del popolo, sempre disponibile, ospitale, con il frigorifero sempre fornito, aperta agli amici e agli amici degli amici.

«Ruggero - aggiunge Schianchi - aveva una grande qualità, oggi scomparsa: il senso del limite. In tutto. Tranne quando ci costringeva (perché eravamo già sulla sua auto) ad accompagnarlo di sera, a Santa Maria del Taro a trovare la sua fidanzata - e poi moglie - Liliana, che rigorosamente ci salutava dalla finestra. Una lezione di vita anche questa. Grazie Ruggero, la tua amicizia rimarrà per sempre nei nostri cuori».

Anche Corradone Marvasi, presidente del circolo «Aquila Longhi», del quale Ruggero era socio da anni, ricorda profondamente commosso, non solo il socio, ma l’amico fraterno. «Ruggero era una persona dotata di uno straordinario equilibrio, di una generosità senza limiti e di una profonda sensibilità che lo faceva sentire concretamente attento alle problematiche delle persone più fragili ed emarginate, che il nostro circolo sostiene e ha sostenuto in passato anche grazie al suo determinante apporto. Sempre puntuale alle varie iniziative promosse dal nostro sodalizio, è stato per tutti noi un preziosissimo consigliere ma, soprattutto, un indimenticabile amico che ci mancherà davvero tanto, come mancherà anche al Lions Club Bardi Val Ceno, che ci vedeva accomunati nel seguire la filosofia lionistica sempre accanto alle istanze dei più deboli».

Ruggero Mordacci era legatissimo alla famiglia: alla moglie Liliana e all’adorato figlio Filippo, stimato comandante del corpo militi volontari dell’Assistenza Pubblica, sodalizio che portava nel cuore e del quale, da autentico «pramzàn dal sas», andava molto fiero.

 

LORENZO SARTORIO Univa alla sua schietta parmigianità uno stile signorile, garbato, cavalleresco, degno di quella Parma ducale che noi tutti parmigiani portiamo nel cuore. Ruggero Mordacci, persona molto nota e stimata in vari ambienti...

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