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Radioamatori

Podestà: «Quelle chiacchiere con la Stazione spaziale»

07 febbraio 2021, 05:05

Podestà: «Quelle chiacchiere con la Stazione spaziale»

ROBERTO LONGONI

Troppo piccola Parma. E così l’Italia e l’Europa. Perfino il pianeta può infondere un senso di claustrofobia in chi, indossati microfono e cuffie, libera fantasia e passione alla velocità della luce. Facile provare il desiderio di affacciarsi oltre l’atmosfera: tanto per scambiare due chiacchiere anche con gli equipaggi della Stazione spaziale, se lassù c'è il tempo tra un esperimento e l’altro.

C’è chi naviga sul web e chi surfa sulle onde radio. Il primo mare è dei più, infinito, d’accordo, ma con rotte ben stabilite: digiti nome e un link e bene o male approdi dove immagini. L’altro è un oceano tutto da esplorare: affidi la voce all’ignoto e non sai chi ti risponderà. Ma anche se è uno sconosciuto puoi stare certo che è comunque a te vicino (anche se non nello spazio), membro della tua stessa famiglia, senza divisioni di stato, sesso o religione. Perfino un astronauta senti così, quando atterra in casa tua attraverso la ricetrasmittente. A Stefano Podestà è accaduto. «Era di sera - ricorda - mi sono affacciato dalla finestra e ho visto un puntino luminoso attraversare il cielo. Ero in ascolto di una voce che veniva proprio da lassù». Qualcosa di inimmaginabile ai pionieri che fondarono la sezione parmigiana dell’Associazione radioamatori italiani. Era il 4 dicembre 1949: otto anni prima del lancio dello Sputnik.

LE VOCI DELL'EMERGENZA

Podestà è nato molto dopo. Dopo lo sbarco sulla Luna e i lanci degli Space Shuttle e dei satelliti destinati a raggiungere le frontiere del sistema solare. Ha 25 anni ed è il nuovo presidente di Ariparma, il club che riunisce una quarantina di radioamatori di casa nostra. «Un'associazione – sottolinea lui – che ha visto riconosciuta la propria utilità di promozione sociale». Medaglia quanto mai meritata: è evidente soprattutto nei momenti bui. È come l’amico che ti viene in soccorso nel momento di bisogno. Un esempio di casa nostra? Quando nel 2014 l’esondazione del Baganza affogò per giorni le comunicazioni telefoniche: i radioamatori parmigiani si misero a disposizione della Prefettura, per contribuire a mantenere il vitale flusso di informazioni.

«In caso di emergenze e di calamità naturali siamo sempre pronti a mobilitarci» sottolinea il giovane presidente. Lui, il patentino, lo avrebbe preso solo un anno dopo. Ma la sua era una passione già collaudata. «Ero ancora alle medie – ricorda – e in cantina trovai la vecchia radio di mio padre: scoccò la scintilla. Oltre al desiderio di comunicare con il prossimo, sentii il bisogno di confrontarmi con la tecnologia dell’apparecchio». Quel fuoco avrebbe presto indirizzato i suoi studi, facendolo diventare tecnico dell’industria elettronica. Per poi farlo entrare come dipendente nel gruppo della Gazzetta di Parma. «Credo che la mia passione abbia rappresentato una marcia in più per l’assunzione» sorride. Ogni accensione della radio lo emoziona. Captare una voce sconosciuta che gli dà la buonanotte da oltre la Manica basta a colmarlo di gioia.

TRADIZIONE E PASSIONE

Eppure, in un mondo chiassoso di squilli, avvisi di messaggini e blablà a perdere, si è portati a credere che il «radioamore» sia qualcosa di superato, legato solo a un intrico di valvole polverose. La statistica direbbe questo, almeno tra i connazionali di Guglielmo Marconi, mentre all’estero va un po’ meglio. Il numero dei soci di Ariparma è diminuito nel tempo e la maggior parte di loro ha più del doppio degli anni del presidente. «Ringrazio tutti per la fiducia – sottolinea Podestà -. Metterò ogni goccia di entusiasmo al servizio dell’associazione».

Segnali positivi ce ne sono. Lui è il più giovane, ma non il solo under 40. «Di recente, si sono iscritti anche un ricercatore del Cnr e uno studente di Ingegneria elettronica». Ma che cosa fa Ariparma, quando non è impegnata in emergenze? «Forniamo supporto ai radioamatori del territorio e offriamo la possibilità a chi non ha la radio a casa di usufruire dell’apparecchio nella nostra sede, in via Argonne 4. In tempo di Covid, ci diamo appuntamento online: il venerdì sera si fanno riunioni su svariati argomenti. Si parla di antenne, di radio, di nuovi sistemi di trasmissione...».

IL NUOVO CORSO

Presto, con questo piccolo e sterminato mondo parallelo potranno «sintonizzarsi» anche gli aspiranti radioamatori. Il 2 marzo comincerà il nuovo corso formativo (per il quale il Comune ha appena rinnovato il patrocinio) in vista dell’esame ministeriale per ottenere il patentino necessario per cavalcare le onde radio. È rivolto a chi voglia vivere (almeno non solo) con la protesi telefonica in mano. «Oltre che dalla passione per la tecnologia, siamo mossi dal desiderio di una comunicazione più autentica, senza quel rumore di fondo che disturba sempre più i nostri contatti - assicura il presidente -. È un po’ come tornare alle vecchie telefonate che ora non si fanno quasi più». Anche se nelle chiacchierate si evitano argomenti personali: tutti possono ascoltare. Ma c’è un che di rituale, di magico, che ti porta a scegliere le parole giuste da affidare all’etere come per un messaggio in bottiglia. Una dimensione assolutizzante, per Podestà: del tempo libero, lui gliene ruba solo un po’ per il pianoforte. Quasi un obbligo genetico per un lontano parente di Arturo Toscanini (sua mamma è una Montani, come la madre del Maestro). Passioni inconciliabili: un concerto per qualche sconosciuto in un altro continente, Stefano non lo improvviserà mai per radio. Chi ti ascolti non puoi mai saperlo: metti che sia la Siae...

 

ROBERTO LONGONI Troppo piccola Parma. E così l’Italia e l’Europa. Perfino il pianeta può infondere un senso di claustrofobia in chi, indossati microfono e cuffie, libera fantasia e passione alla velocità della luce. Facile provare il desiderio di...

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