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Lutto

Se n'è andata Laura, l'altra metà di Alberto Michelotti

di Lorenzo Sartorio -

09 febbraio 2021, 05:08

Se n'è andata Laura, l'altra metà di Alberto Michelotti

Accanto a un grande uomo, solitamente, c’è una grande donna. Una massima che si adatta perfettamente alla bellissima storia che per tanti anni ha tenuto uniti Laura e Alberto Michelotti. Un'unione interrotta proprio ieri per la scomparsa di Laura Abbati Michelotti.

Oltretorrentina del sasso, nata in via della Salute, giovanissima fu assunta dall’azienda Farmaceutici Carlevaro, che aveva sede in via Langhirano. Dopo questa prima esperienza di lavoro, affiancò il padre Mario e il fratello Gianni nel laboratorio sotto casa di viale Milazzo, dove i due artigiani realizzavano calzature per bambini. Nel 1955, per Laura, il grande passo che si trasformò in una felicissima unione con un bel giovanotto alto, biondo, fisico asciutto e atletico, nato e residente in via Imbriani, stregato dal calcio, che a quei tempi praticava, per poi approdare nel mondo arbitrale dove arrivò ai massimi livelli ricoprendo il ruolo di arbitro internazionale. Berto e Laura - come è riportato nel libro «Dirige Michelotti da Parma», scritto dal direttore della «Gazzetta» Claudio Rinaldi - si conobbero sui banchi dell’asilo di Guasti di Santa Cecilia, in quei cortili antichi sorvolati da stormi di piccioni dei «pisonär dla Premiäda» di via Bixio». Quindi, il fatidico sì nella chiesa di San Giuseppe, con celebrante il mitico Don Dagnino. Seguì un frugale e autarchico rinfresco in via Imbriani, all’Unione sportiva italiana e il «vjaz äd nòsi» in Liguria, rigorosamente in un vagone di seconda classe. Grazie al padre di Laura, però, la breve luna di miele si allungò di un giorno in virtù delle 500 lire che il suocero infilò nelle tasche di Berto.

Un inizio in salita, la nuova vita dei giovani coniugi Michelotti a causa della situazione economica del tempo non certo rosea. E poi la nascita delle adorate figlie Sonia e Vania, i successi nel mondo del lavoro, a costo di tanti sacrifici, che videro Berto assiduamente impegnato nella sua officina e, infine, la fama acquisita sui campi di calcio.

Laura, però, non fu una persona ambiziosa. Da donna riservata non amò i riflettori, ma ricoprì quel grande ruolo che svolse sempre nella vita con straordinaria grandezza d’animo: quello di moglie, mamma e poi di nonna. «Pramzana del sas», simpatica e «s’cètta», anche nel rapporto con gli amici era molto diretta: pane al pane e vino al vino». Amava tantissimo i viaggi, Laura, infatti girò mezzo mondo partecipando a vari tour con le amiche. Finché la salute l’ha sorretta, si cimentava nel giornaliero burraco alla «Famija Pramzana». Ottima cuoca, il piatto che le riusciva meglio era la «bomba äd riz».

E’ commosso Gianni Molinari, vecchia gloria crociata, «pramzàn» di piazzale Inzani e «strajè» a Milano. «Per me Laura e Berto non sono solo amici ma fratelli. Ci sentiamo spesso, e Laura l’avevo proprio sentita per telefono alcuni giorni fa. Con la sua scomparsa ho perso un pezzo di cuore».

Laura era legatissima alla famiglia: al marito Alberto, alla figlie Sonia e Vania, agli adorati nipoti Giulia, Silvia, Luca e Alberto e al fratello Gianni.