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Reportage

Strada della Repubblica, tra criticità e proposte di rilancio

09 febbraio 2021, 05:06

Strada della Repubblica, tra criticità e proposte di rilancio

GIOVANNA PAVESI

«La colpa non è mia se, in questa città, le persone sono abituate a muoversi solo in auto. La zona a traffico limitato ci ha penalizzati, così come la mancanza di parcheggi, meglio il loro costo eccessivo. Abbiamo perso la prima periferia, che infatti va nei centri commerciali ed è difficile da recuperare, e siamo diventati, di fatto, dei negozi di quartiere con spese da centro storico». Manuela Zambrelli, di Ottica Zambrelli, non ha dubbi: anche se il 2008 aveva inaugurato una stagione di crisi, il passaggio in via Repubblica è calato sia perché poco raggiungibile in macchina, sia perché ritenuto un luogo poco appetibile. E il coronavirus, secondo lei, ha assestato il colpo definitivo. «Durante il lockdown - continua - quando il sindaco ha aperto i varchi, i clienti sono tornati ed erano entusiasti. Da sempre facciamo proposte di questo tipo, ma il colloquio tra istituzioni e associazioni è complesso e spesso non funziona».

«Via Repubblica è molto cambiata da quando hanno chiuso i negozi storici, che avevano fidelizzato i loro clienti, che ora non ci sono più», chiarisce Laura Tognari, della profumeria La Mammola, del gruppo Chiastra. «Il parcheggio poi - prosegue - rappresenta una limitazione oggettiva e anche se la chiusura dei centri commerciali ci ha agevolato non sarà per sempre. La qualità manca moltissimo e c’è un po’ di omologazione, che prima non si rilevava nel centro storico».

Anche Maria Luisa Pioli, che gestisce il celebre ColorViola e che nel 2020 ha risentito molto del calo dei turisti, indica nella ztl uno degli elementi che disincentiva maggiormente le persone a raggiungere il centro della città: «In altri luoghi, i varchi restano aperti almeno qualche ora. Per riportare le persone qui, soprattutto i turisti, quando torneranno, suggerirei dei bus appositi e un parcheggio più centrale».

«I varchi andrebbero aperti almeno la domenica. Chi viene da fuori, per esempio, non conosce bene gli orari di apertura e chiusura e questo li inibisce, così preferiscono non venire» sostiene Niki Gianbertone, del negozio di abbigliamento che porta il cognome suo e del padre. Secondo lui, per rivitalizzare la città servirebbe un restyling (dall’aggiunta di panchine e tavolini, fino a un concetto più generalizzato di cura), ma anche parcheggi più economici, perché in tempo di crisi anche un posteggio auto troppo costoso può fare la differenza.

«Non pretendo che ci siano tutte le macchine parcheggiate nella via, come accadeva negli anni ‘80, ma la sospensione anticipata dell’occhio elettronico, alle 18.30, potrebbe darci un po’ di respiro, perché il transito aiuta: la gente, infatti, si è disaffezionata al centro anche per questo» conferma Lodovico Curti, di Curti Underwear.

Claudio Umbrino, della gioielleria Umbrino, è convinto che lo spopolamento delle vecchie attività abbia contribuito al calo del passaggio: «A questo, poi, si aggiunge lo smartworking, che ha allontanato molti dal centro. La mancanza di introiti ha dato il colpo di grazia a una situazione di crisi che si era palesata da tempo. Le persone hanno incrementato i risparmi e molti, perdendo il lavoro, hanno avuto problemi in termini di disponibilità finanziaria. L’anno della pandemia è stato un disastro».

Anche Luigi Melley, proprietario dell’omonimo negozio di calzature, al civico 16 dal 1922, ritiene che il mercato sia precipitato e le motivazioni sono tutte diverse: «La gente qui non viene più e di conseguenza è calata la vendita. Per farla tornare servirebbero navette, come accadeva una volta, che potremmo pagare anche noi commercianti. Anche perché, il più bel mercato e centro commerciale è il centro storico, pieno di vita, dove c’è tutto. Per riempirlo, però, bisogna andare incontro ai consumatori». Per lo storico proprietario, poi, la chiusura dei bar e dei locali ha disincentivato le passeggiate: «I clienti non sanno nemmeno dove trovare un punto di ristoro. Altro che la città della cultura: non basta avere la Scapigliata in Pilotta, se mancano i bagni pubblici».

 

IL TRATTO FINALE - «Purtroppo vediamo crescere degrado e incuria Almeno aprite i varchi»

Il suo profilo cambia radicalmente dall’altezza di via XXII luglio verso barriera. Da lì in avanti, la maggior parte delle passeggiate si interrompe e la via appare persino meno illuminata. Le saracinesche abbassate sono più numerose e il passaggio è limitato. E anche se c’è chi sostiene sia sempre stata una caratteristica della seconda metà di via Repubblica, le conseguenze legate alla diffusione del nuovo coronavirus sembrano aver acutizzato una certa desolazione. A testimoniarlo sono (anche) i commercianti. «La via è cambiata nel tempo e nell’ultimo anno il degrado, che è tanto, si nota - spiega Marcella Affanni, che da sette anni gestisce il negozio d’antiquariato Les choses françaises -. Ci sono giorni in cui non vedi passare nessuno: la strada non è più così curata e soprattutto questa seconda parte non è molto considerata. A volte penso sia diventata un po’ come via Garibaldi: lasciata un po’ a sé stessa, l’ultima ruota». La commerciante, come tanti altri, conferma che l’arrivo del Covid-19 ha rallentato tutte le attività: «È stato un anno molto difficile: dalle 18 non c’è più nessuno e anche se, per esempio, a Natale le cose non sono andate così male, il fatturato si è ridotto del 50%. Ci sono tanti negozi chiusi perché non c’è più gente e molti scappano da qui».

Marco Righi, dell’omonima coltelleria, presente in via Repubblica dal 1941, una risposta alla diaspora delle attività storiche della zona l’ha trovata nel caro affitti: «I canoni continuano a essere alti e i commercianti subiscono la concorrenza spietata dell’e-commerce. Avere negozi sfitti qui, fino a 20 anni fa, era impensabile». Come ricordato dal proprietario della coltelleria, che in generale, nel tempo, ha notato un impoverimento della varietà dei generi merceologici, solo quest’anno, sono stati tre i negozianti che hanno deciso di spostarsi dove l’affitto costa un terzo.

«Gli affitti sono molto alti e non adeguati al momento che stiamo vivendo - conferma Roberta Canali, della gioielleria Manghi -. A noi è stato abbassato, ma questa non è la norma. Il centro è molto penalizzato dalla presenza dei varchi, ma anche dalle tante multe. Da quando c’è il Covid-19, poi, la situazione è peggiorata». Canali, che porta avanti l’attività iniziata dai suoceri molti anni fa, oltre al problema dei canoni troppo alti, individua nella mancanza dei negozi di qualità parte del decadimento della via: «Ci sono sempre meno attività interessanti e la situazione peggiora dalla Prefettura in giù. Se un cliente vuole acquistare articoli belli e di qualità deve andare a Milano, perché qui i marchi che c’erano un tempo non ci sono più. Inoltre, la città è piccola ma è piena di centri commerciali». Cesare Muratori, che gestisce da 15 anni Sadoo, negozio di gioielli e oggettistica, conferma l’idea del degrado, sottolineando come parte della strada sia spesso sporca: «Io sono a favore dell’isola pedonale, specialmente sotto le feste, anche perché auto e motorini che sfrecciano disturbano il passeggio. Come far tornare gli avventori? Con strade più pulite e con un po’ più di tono, in generale».

«Per fare arrivare più persone qui, servirebbe una sorta di salottino e sicuramente più cura, anche da parte di noi commercianti: bisogna imparare a dare, a proporre, creare l’evento, per non farci trovare tristi, soprattutto quest’anno», spiega Giuseppe Iervolino, di Borgo Bello, che vende bijoux e oggetti vintage e che sostiene si debba «cavalcare la tigre, cercando di resistere e aiutandosi». Definisce il suo negozio «sfizioso» e se potesse dare un suggerimento all’amministrazione comunale, qualsiasi essa sia, direbbe di «sfruttare maggiormente» la figura di Giuseppe Verdi: «Abbiamo questa grande fortuna, sfruttiamola».

G.P.

 

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