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Condanna

Mazzata per i fratelli sinti: 7 anni e mezzo

10 febbraio 2021, 05:01

Mazzata per i fratelli sinti: 7 anni e mezzo

GEORGIA AZZALI

Ladri che si travestivano da guardie. Non perché indossassero divise rubate, ma perché avevano addirittura trovato il modo di montare sull'auto lampeggianti blu simili ai dispositivi delle forze dell'ordine. Determinati e pronti ad ogni evenienza, i due fratelli piemontesi sinti che furono arrestati lo scorso giugno dai carabinieri di Borgotaro. Una coppia «Fast&Furious», così era stata chiamata l'operazione che i militari avevano portato avanti insieme ai colleghi di Cuneo. «Fast&Furious» nel mettere a segno una raffica di furti, anche nelle abitazioni, nella nostra provincia oltre che in altre città del Nord tra il 2018 e il 2019. Cinquantadue anni il maggiore, tre anni in meno l'altro: ieri il primo è stato condannato a 4 anni, 5 mesi e 5 giorni, potendo contare sullo sconto di un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato; il fratello minore ha invece patteggiato 3 anni e 1 mese. Rinviato a giudizio, in vece, un complice (un 59enne di origine napoletana), accusato di ricettazione. Ma la lunga lista di reati per i due fratelli, per quanto alcuni siano caduti, comprende anche tentata rapina, falsità materiale, porto abusivo d'armi, installazione di apparecchiature per intercettare o impedire comunicazioni telefoniche, alterazione di mezzi di trasporto e possesso di segni distintivi contraffatti in uso ai Corpi di polizia.

Un'auto con pulsanti sparsi ovunque per tentare di dribblare ogni attacco, la Golf su cui erano stati intercettati per la prima volta il 6 gennaio del 2019 dai carabinieri di Borgotaro. Una macchina solo «sospetta» quel giorno, quando era stata vista aggirarsi tra Bedonia, Bardi e Morfasso. L’autista sembrava volesse fermarsi all'alt, ma immediatamente aveva pigiato sull'acceleratore rischiando di mettere sotto un militare. Ne scaturì un inseguimento, finché i due, finiti in una strada senza vie d’uscita, avevano abbandonato l'auto scappando tra i boschi.

E dentro alla macchina le prime sorprese: computer, orologi e attrezzi da scasso. Ma soprattutto la scoperta di alcuni dispositivi che si attivavano con pulsanti posti vicino alla leva del cambio: uno di questi permetteva lo spegnimento di tutte le luci della parte posteriore (fari, targa e stop); un altro l’accensione dei simil-lampeggianti; un terzo attivava una sirena che emetteva un segnale identico ai dispositivi acustici in uso alle forze di polizia; un altro consentiva l’attivazione di un jammer, un disturbatore di frequenze utilizzato per impedire ai telefoni cellulari di ricevere o trasmettere onde radio. La targa, poi, clonata.

Insomma, c'erano tutti gli elementi per partire da quella Golf e indagare a fondo, a cominciare dal fatto che risultava intestata a un italiano sinti abitante a Cuneo. Un anno e mezzo di accertamenti e riscontri finché il mosaico si è ricomposto. E i due fratelli si sono ritrovati con quell'elenco infinito di accuse.

 

 

GEORGIA AZZALI Ladri che si travestivano da guardie. Non perché indossassero divise rubate, ma perché avevano addirittura trovato il modo di montare sull'auto lampeggianti blu simili ai dispositivi delle forze dell'ordine. Determinati e...

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