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CRAC PARMALAT

Tonna è tornato dietro le sbarre: ecco perché

di Georgia Azzali -

10 febbraio 2021, 05:08

Tonna è tornato dietro le sbarre: ecco perché

Diciassette anni e qualche spicciolo. Un'eternità che rischia di offuscare il ricordo di quei giorni di fine dicembre del 2003 quando l'impero del latte crollò. Ma si fatica a dimenticare il volto del ragionier Fausto Tonna, quel suo sorriso duro e beffardo anche quando tutto si stava sgretolando e le manette gli si stringevano per la prima volta attorno ai polsi. E ora come avrà reagito? Perché il mega direttore finanziario della Parmalat di Calisto Tanzi, a 69 anni, è tornato dietro le sbarre per scontare un residuo di pena, dopo che nel dicembre 2019 la Corte d'appello aveva ricalcolato la sua condanna finale, considerando i vari reati in continuazione, in 8 anni, 11 mesi e 16 giorni. Non c'erano telecamere o fotografi a riprendere il suo ingresso in carcere, qualche settimana fa, ma ha scelto lui di presentarsi, dopo che la Cassazione aveva bocciato il ricorso della difesa contro l'ordinanza della Corte d'appello. E poi la procura generale ha firmato l'ordine di carcerazione.

Sono passati gli anni, e anche lui già nel processo di primo grado a Parma aveva perso ogni tono sprezzante. Pronto a parlare di quel meccanismo stupefacente di falsi che aveva tenuto in piedi il colosso alimentare di Collecchio così a lungo, eppure ciò non è bastato per garantirgli di non tornare in carcere. Il ricorso è stato ritenuto «infondato». Particolarmente gravi i fatti di bancarotta di cui Tonna era accusato, così come il «danno economico di eccezionale rilevanza» e la «straordinaria intensità del dolo, anche a fronte della nota collaborazione del Tonna», sottolineano i giudici della Suprema Corte.

L'uomo che conosceva ogni segreto del «gioiellino» affondato in un buco da 14 miliardi è tornato in carcere dopo essere stato arrestato il 31 dicembre 2003: passò cinque mesi dietro le sbarre e altri cinque ai domiciliari. Ma con i processi si sono accumulate le accuse e le condanne. Tre sentenze definitive: un patteggiamento a 2 anni e 6 mesi per aggiotaggio (la costola milanese del crac), un altro a 2 anni per Parmatour (il procedimento di Parmalat legato al turismo) e infine la condanna a 6 anni, 9 mesi e 16 giorni per il filone principale arrivato in Cassazione nel settembre 2019. Pene che poi la Corte d'appello, come giudice dell'esecuzione, aveva ricalcolato arrivando appunto al conto finale degli 8 anni, 11 mesi e 16 giorni.

Niente domiciliari. E niente affidamento ai servizi sociali, che prevede una pena da scontare entro i 4 anni. Almeno per ora. «Ci stiamo lavorando», si limita a dire Concetta Miucci, uno dei difensori di Tonna. Nessun altro dettaglio, ma è chiaro che la strada che può percorrere Tonna per tentare di uscire dal carcere è quella del magistrato e del tribunale di Sorveglianza.

E ora il ragioniere è l'unico dietro le sbarre dei protagonisti della più grande bancarotta della storia europea. Tanzi era stato arrestato il 5 maggio 2011, dopo che era diventata definitiva la condanna per aggiotaggio a 8 anni e 1 mese. Poi, per il grande capo erano arrivate tutte le altre condanne definitive, a partire da quella a 17 anni e 5 mesi per il filone principale del crac. Tanzi era rimasto in via Burla fino al 7 marzo 2013, quando aveva ottenuto i domiciliari in ospedale per gravi problemi di salute, ma dalla primavera del 2014 sconta la pena nella sua villa di Fontanini. E ogni giorno ha alcune ore di permesso per poter uscire.

Lui, il capo vero, nonostante Tonna fosse temuto e conoscesse ogni ingranaggio della macchina Parmalat. «E' pur vero che Tonna aveva un potere immenso - aveva scritto la Corte d'appello nelle motivazioni della sentenza del processo principale -, ma è altrettanto pacifico che lo stesso era ridimensionato dal fatto di essere secondo solo a Tanzi», che - avevano precisato i giudici - rimaneva «il punto finale, se non addirittura esclusivo, di riferimento per qualsiasi disposizione».