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Addio al maresciallo Tritto: gli alamari impressi sulla pelle

12 febbraio 2021, 05:05

Addio al maresciallo Tritto: gli alamari impressi sulla pelle

LORENZO SARTORIO

«Nei secoli fedele». Il motto dell’Arma, il maresciallo maggiore Giovanni Tritto, deceduto nei giorni scorsi all’età di 88 anni, lo coniugò alla perfezione indossando per tanti anni gli alamari, non solo in servizio attivo, ma anche in pensione, nelle fila dell’Associazione carabinieri in congedo, nella nostra città presieduta dal luogotenente Angelo Blanco. E sempre si distinse nelle iniziative, nei vari settori, che svolge il sodalizio. Tritto, infatti, si occupò, con altri colleghi, dell’accompagnamento dei visitatori all’interno del Palazzo Ducale.

Nativo di Sant’Eramo in Colle (in provincia di Bari), ultimo di sette fratelli, appartenente a un’antica e patriarcale famiglia contadina, nel 1951, entrò nell’Arma dei Carabinieri come allievo alla scuola di Torino in via Cernaia. Terminato il corso e, fino al ‘59, prestò servizio in Friuli Venezia Giulia. Nel 1960 venne poi trasferito alla Legione di Parma e inviato nella stazione dei carabinieri di Sissa per poi ritornare in città, nel 1962, dove rimase in servizio per ben trent’anni, fino al raggiungimento della pensione.

Vari e importanti furono gli incarichi svolti in via delle Fonderie dal maresciallo maggiore Tritto. Dalla metà degli anni 70 diresse il Nucleo radiomobile, coordinando al tempo stesso il servizio di trasporto alle carceri di massima sicurezza di esponenti della malavita organizzata e del terrorismo. Uomo paziente, dal carattere aperto e disponibile, persona dotata di grande saggezza e spirito di sacrificio, finché la salute glielo ha consentito, si dilettava alla cura di uno degli orti di via Venezia.

Amava tantissimo la terra, Giovanni. Un amore ed un attaccamento che aveva ereditato dai suoi vecchi che, nel paesino pugliese, trasportavano pure ortaggi e altri prodotti agricoli con carri trainati da cavalli. Era molto appassionato di lettura e di storia della Prima guerra mondiale. Inoltre, non appena poteva, saliva in sella della sua inseparabile bici, rivivendo i tempi in cui, giovane carabiniere, fucile a tracolla e copricapo tenuto fermo dal sottogola, andava in pattuglia nelle campagne friulane.

Con la moglie Giovanna, con la quale era unito da 64 anni di matrimonio, condivideva la grande passione per la cucina, ben consapevole di avere al suo fianco una bravissima cuoca. Del resto, la maggior parte delle donne pugliesi, in fatto di abilità ai fornelli, non è seconda a nessuno.

Era legatissimo alla moglie Giovanna, alle figlie Lena, consulente di medicina cinese, Antonella, vigile sanitario dell’Ausl e Anna, segretaria dell’Avis provinciale. Com’era pure il nonno affettuoso degli adorati nipoti: Matilde, Daniele, Matteo, Giovanni Dante, Sara e Luca.

LORENZO SARTORIO «Nei secoli fedele». Il motto dell’Arma, il maresciallo maggiore Giovanni Tritto, deceduto nei giorni scorsi all’età di 88 anni, lo coniugò alla perfezione indossando per tanti anni gli alamari, non solo in servizio attivo, ma...

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