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FOCOLAIO A TABIANO

Casa protetta: salgono a 4 gli anziani ricoverati al Covid hospital

15 febbraio 2021, 05:04

Casa protetta: salgono a 4 gli anziani ricoverati al Covid hospital

PIERLUIGI DALLAPINA

Sale a quattro il numero degli anziani della casa protetta «Verdi» di Tabiano ricoverati nel Covid hospital, mentre resta stabile la situazione degli altri 36 ospiti positivi: per loro continua l'isolamento e il monitoraggio all'interno della struttura. Restano in isolamento domiciliare, in quanto asintomatici, anche gli 8 dipendenti positivi al Covid. Intanto, a Tabiano vanno avanti le indagini per capire l'origine del focolaio. Ma senza troppe illusioni. «Visto l'alto numero di contagiati, sarà difficile risalire alla causa esatta del contagio», avverte Andrea Deolmi, direttore del distretto Ausl di Fidenza.

IN 4 AL COVID HOSPITAL

Oltre alla 82enne (questa la sua età corretta) ricoverata venerdì, al «Barbieri» si trovano anche una 66enne entrata mercoledì e una 85enne arrivata in ambulanza lunedì scorso. Alle tre donne va aggiunto un uomo di 89 anni che domenica scorsa era stato inizialmente trasportato nel reparto di Chirurgia vascolare prima di essere trasferito, nella giornata di mercoledì, nel Covid hospital. Al momento, a preoccupare maggiormente è la situazione della 85enne arrivata al «Barbieri» una settimana fa, mentre non desta particolare allarme l'andamento della malattia negli altri tre pazienti, anche se si tratta di persone fragili a causa dell'età e della presenza di più patologie.

L'INIZIO DEL FOCOLAIO

Fino a ieri, l'Ausl ha continuato a parlare di un'anziana positiva ricoverata, in quanto l'82enne è l'unica ad essere stata trasportata al «Barbieri» dopo il tampone eseguito mercoledì a Tabiano. Gli altri tre ricoverati sono finiti al Covid hospital prima dello screening a tappeto e quindi sono usciti dalla casa protetta senza che nessuno sapesse della loro positività. Ma i sintomi erano quelli del Covid ed è per questo che sono andati al «Barbieri», a parte l'89enne che prima è stato curato in un altro reparto del Maggiore. Come chiarisce Deolmi, sono stati proprio questi ricoveri a far scattare il campanello d'allarme all'interno della struttura. «A seguito dei sintomi manifestati da alcuni ospiti abbiamo capito che qualcosa non andava, per questo è stato deciso di sottoporre tutti a tampone», chiarisce il dirigente dell'Ausl. Il risultato di quei tamponi è noto: 36 anziani positivi su 54 e 8 dipendenti della «Verdi» contagiati su 24. A questo punto però è utile mettere in fila le date. Sia agli ospiti che agli operatori della Cra di Tabiano, la seconda dose di vaccino (che è quello Pfizer) è stata somministrata il 6 febbraio e già il giorno dopo un anziano (l'uomo di 89 anni) è stato trasportato al Maggiore. Ma il suo non sembrava un caso di coronavirus, tanto che è stato inizialmente è stato ricoverato in Chirurgia vascolare. Lì però è rimasto solo tre giorni perché il 10 è stato trasferito al «Barbieri». Nel frattempo, al Covid hospital è stata ricoverata una 85enne (l'8 febbraio) e anche una 66enne (il 10 febbraio). Con ogni probabilità, questa paziente è uscita dalla casa protetta prima di ricevere il tampone.

GIORNI DECISIVI

Al momento, a Tabiano la situazione è sotto controllo, ma nessuno si sogna di allentare la vigilanza sui positivi, anche ieri visitati dei medici dell'Usca e da Pasquale Gerace, medico della struttura. «Questa settimana speriamo di portare a casa il risultato», afferma usando un paragone calcistico. Tradotto, i prossimi 7-10 giorni saranno decisivi per scoprire se i contagiati riusciranno a superare la malattia senza gravi conseguenze.

Anche Deolmi sa che il pericolo non è ancora scampato. «Stiamo parlando di una malattia dall'andamento irregolare. Vista l'età dei positivi e la presenza di altre patologie, serve la massima attenzione». La stessa attenzione è riservata anche agli 11 ospiti in «zona grigia»: si tratta di anziani venuti a contatto con i positivi per i quali il primo tampone ha dato esito negativo. «Ho chiesto l'esecuzione di un secondo tampone per escludere con certezza la presenza dell'infezione», aggiunge Deolmi, che non esclude verifiche sulla presenza di varianti del virus nei tamponi positivi. «E pensare - conclude Gerace - che per tutto il periodo della pandemia non abbiamo mai avuto positivi. Eravamo un caso raro».

 

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