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La storia

Sfollate di guerra: alla ricerca degli anni passati a Fontevivo

15 febbraio 2021, 05:03

Sfollate di guerra: alla ricerca degli anni passati a Fontevivo

CHIARA DE CARLI

 

FONTEVIVO Angela aveva solo tre anni quando - con la mamma Anna, la zia Ida e il cugino Bruno - fu separata dal papà Vittorio e portata a Fontevivo.

Era il 1916 e la sua città, Trieste, era già stata resa irriconoscibile dalla guerra.

«Una cartolina inviata da Anna a Vittorio porta il timbro “prigionieri di guerra” in italiano. Non escludo quindi che anche lei potesse essere prigioniera: essendo cittadina austriaca, potrebbe essere stata sorpresa su territorio italiano e arrestata» è l’ipotesi di Maria Loredana, figlia di Angela, che da tempo, con l’aiuto del marito Ezio, si sta dedicando alla ricerca di testimonianze e documenti che raccontino quegli anni della vita della madre e dei nonni.

«Allo scoppio della guerra, i fratelli Vittorio e Mario Tassan erano stati internati al campo di Katzenau, in Austria: originari di Aviano erano quindi italiani, e, pur lavorando a Trieste, non avevano voluto prendere la cittadinanza austriaca ed erano quindi stati giudicati “elementi potenzialmente pericolosi”».

Rimasti soli, le donne e i bambini furono sfollati al Collegio dei Nobili di Fontevivo, e in paese ancora qualcuno ricorda di aver sentito raccontare che allora i saloni dell’ex monastero venivano utilizzati per l’accoglienza di decine e decine di persone: alla fine della guerra, saranno 251 le persone che hanno trovato rifugio nel paese della Bassa.

Ed è qui che, oltre cent’anni dopo, Maria Loredana ed Ezio tornano a cercare i tasselli mancanti della storia della loro famiglia, forse anche per arrivare a conoscere qualche discendente di chi ha condiviso la stessa esperienza.

«Il cognome di Anna era Vodopivec ma fu poi cambiato in Bevilacqua – aggiunge Ezio -. Pensiamo che nel 1919 Angela Tassan, figlia di Anna e mia suocera, abbia frequentato, almeno per qualche mese, la prima elementare nel fontevivese. Abbiamo una foto di gruppo degli alunni con i loro insegnanti, scattata da un fotografo di Parma il cui nome è stato purtroppo cancellato dal tempo. Magari qualcuno potrebbe riconoscere un parente, o anche solo il muro che fa da sfondo e che dovrebbe essere della struttura in cui i rifugiati mandavano i figli a scuola. Mia suocera ricordava anche che il parroco si interessò particolarmente alle famiglie ospitate: forse potrebbe esistere ancora qualche traccia di questi aiuti, visto che queste persone ricevettero un’assistenza pubblica».

E chissà se, sfogliando qualche album di famiglia o i volumi custoditi in qualche archivio, si riuscirà a far tornare alla luce la storia di Anna e Angela Tassan, profughe triestine a Fontevivo, e far incontrare i discendenti dei tanti bambini che trascorsero con lei quegli anni.

 

CHIARA DE CARLI FONTEVIVO Angela aveva solo tre anni quando - con la mamma Anna, la zia Ida e il cugino Bruno - fu separata dal papà Vittorio e portata a Fontevivo. Era il 1916 e la sua città, Trieste, era già stata resa irriconoscibile dalla...

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