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Era stato espulso

San Valentino, arrestato in albergo durante la cena romantica

di Roberto Longoni -

16 febbraio 2021, 05:08

San Valentino, arrestato in albergo durante la cena romantica

Vietati i ristoranti per le ben note ragioni. Vietata la casa di lui, perché alla madre (con la quale il giovane ancora abita) non si può chiedere di far da candelabro proprio la benedetta sera del 14 febbraio. E così una coppia di fidanzati che a tutti i costi voleva festeggiare San Valentino nel più romantico dei modi ha optato per l'albergo, con la cena in camera al riparo da qualsiasi possibile folla e dalle eventuali sanzioni da Dpcm anti-Covid. Peccato che anche qui sia finita con un assembramento, perché all'improvviso e nel momento meno opportuno per la coppietta è comparso più di un terzo incomodo.

Già, era proprio l'ora di cena, quando qualcuno ha bussato alla porta della stanza intimando d'aprire. Era nientemeno che la polizia. Stando alla quale, se c'era qualcuno di troppo lì, in quei frangenti, quello era proprio il ventottenne fidanzato. Albanese, era stato espulso dal nostro Paese quasi due anni fa. E quindi, per il seguente lustro, tutto avrebbe potuto fare fuorché presentarsi in Italia.

A carico del giovane è scattato automatico l'arresto, per l'inosservanza del provvedimento emesso dal prefetto di Parma il tre aprile del 2019. Così, lui è stato riaccompagnato a casa ai domiciliari, mentre la fidanzata, una diciottenne parmigiana, è tornata dai suoi. Peggior modo di trascorrere il San Valentino sarebbe stato difficile da immaginare.

Ieri, il giovane è comparso in tribunale, davanti al pm Laila Papotti e al giudice Paola Artusi, per essere processato per direttissima. In aula, il suo avvocato, Francesco Saggioro, ha presentato i documenti che attestano come il suo assistito sia sì rientrato in Italia nel settembre del 2019, ma solo per riprendere a lavorare in un'azienda agricola a Parma. Il giovane, infatti, non è mai stato coinvolto in guai con la legge o con le forze dell'ordine. Sull'aereo per l'Albania è stato caricato il 4 aprile del 2019 perché trovato clandestino in Italia.

Non è dato sapere se a farlo rientrare sia stato il bisogno di lavorare, l'amore per la ragazza parmigiana o il desiderio di tornare a vivere con la madre a Parma da tempo. Avrà lui le proprie ragioni. Quel che conta è che non sembrano contrastare con la legge. Infatti, clandestino per qualche mese, il giovane ha presentato una domanda di emersione dal lavoro nero (e dalla clandestinità) nella scorsa primavera. A consentirglielo era un articolo del decreto Ristori relativo ad alcune categorie: tra le quali i lavoratori agricoli e chi presta assistenza alle persone. In questo momento, quindi, il giovane albanese si troverebbe in una sorta di limbo, in attesa di una risposta alla propria domanda di sanatoria. In base a questo non ha avuto alcun problema a consegnare il documento, insieme con quello della fidanzata, alla reception dell'hotel.

Inserita nel sistema informatizzato, la schedina ha destato i dovuti sospetti in Questura, dove ci si ricordava dell'espulsione. Sospetti confermati dal fatto che nella banca dati del ministero dell'Interno non c'era traccia della domanda di regolarizzazione. Sottolineando come i poliziotti non potessero sapere, il giudice ha così convalidato l'arresto, ma ha liberato il 28enne dai domiciliari. L'udienza è stata aggiornata al 29 giugno: per allora si spera che la richiesta di regolarizzazione abbia avuto risposta.