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OMICIDIO COLPOSO

Il parto in casa e poi la morte del bimbo: patteggiano le ostetriche

18 febbraio 2021, 05:08

Il parto in casa e poi la morte del bimbo: patteggiano le ostetriche

GEORGIA AZZALI

Così fragile. Eppure così tenacemente vivo. Ha lottato per un anno e 13 giorni. Ha resistito ai mille attacchi che il suo corpicino ha subito prima di arrendersi. Luca (lo chiameremo così) non aveva avuto nemmeno il tempo di piangere perché era entrato immediatamente in uno stato vegetativo. Nessun male congenito. Imprevedibile e crudele. Perché chi l'ha fatto nascere tra le quattro mura di casa avrebbe - secondo l'accusa - messo in fila una serie di errori e omissioni che gli provocarono lesioni gravissime, fino a portarlo alla morte. Sotto accusa per lesioni colpose in ambito sanitario e omicidio colposo sono finite due ostetriche: entrambe libero professioniste - una originaria di Reggio Emilia, 36 anni, l'altra, 55, di Pisa - ieri hanno patteggiato 1 anno. Un accordo possibile anche perché nel frattempo i familiari di Luca, per il quale era stato nominato come curatore speciale l'avvocato Maria Rosaria Nicoletti, hanno ottenuto un risarcimento.

Soldi che provano solo il dramma vissuto. Soldi che non cancellano un dolore che continua a pulsare. La gravidanza, la scelta di partorire nell'ambiente sereno di casa e poi i momenti drammatici della nascita: tutte tessere buie di un mosaico che continua incessantemente a ricomporsi nella mente del padre e della madre di Luca.

Lei che nel 2015 aveva avuto un difficile parto cesareo per la nascita della prima figlia, e proprio per questo, quando, nel settembre 2017, era rimasta di nuovo incinta, aveva deciso di farsi seguire, oltre che dal consultorio familiare, anche da un'ostetrica privata. Aveva scelto quella professionista reggiana su consiglio di alcune amiche. E già al primo appuntamento era stata tranquillizzata sul fatto che avrebbe potuto scegliere tra il parto in ospedale e quello a domicilio. E lei aveva aspettato, decidendo solo verso il settimo mese di gravidanza di far nascere Luca a casa: «Ma avevo avuto la garanzia che l'ostetrica si sarebbe preoccupata di allertare l'ospedale di Parma nel momento in cui sarebbe stata chiamata per venire a casa a farmi partorire. E lei mi aveva rassicurato», aveva spiegato quando era stata sentita dal Nas.

Solo nell'ultimo mese di gravidanza la donna aveva conosciuto l'ostetrica toscana, perché era stata la collega reggiana a dirle che per il parto a domicilio sarebbero state necessarie due professioniste. Ma aveva anche sempre tenuto in considerazione la possibilità di far nascere Luca in ospedale, tanto che si era rivolta all'ambulatorio gravidanza a termine del Maggiore. Mai, comunque, sia lei che il bambino avevano avuto problemi, fino all'11 giugno 2018.

Le prime contrazioni arrivano tra le 12,30 e le 13, e l'ostetrica reggiana circa un'ora dopo è al suo fianco. Poi anche la collega toscana raggiunge la casa. Il travaglio comincia bene. E tutto prosegue in modo regolare fino quasi alla nascita di Luca. Ma a un certo punto sale la tensione perché «le ostetriche mi dicono che le spalle del bimbo si sono incastrate», aveva spiegato la mamma ai carabinieri.

Momenti convulsi, alla donna viene fatta cambiare posizione più volte, ma pochi minuti dopo le 21 Luca nasce. Fatica a respirare, nonostante tentino di aiutarlo con il pallone Ambu. E c'è bisogno di un'ambulanza, che arriva in pochissimo tempo. Ma le condizioni di Luca sono molto critiche: la mancanza di ossigeno ha già causato danni cerebrali gravissimi. Non vede e non riesce nemmeno a deglutire. Ma Luca, proprio perché la madre aveva già avuto un cesareo, sarebbe dovuto nascere (in modo naturale, nel caso fosse stato possibile) in una struttura ospedaliera, sottolinea il giudice nella sentenza. Le ostetriche, inoltre, avrebbero dovuto preallertare l'ospedale del parto a domicilio, in modo da preparare i mezzi di soccorso, in caso di necessità. Poi non fecero le manovre adeguate per risolvere il problema delle spalline bloccate e successivamente per rianimare Luca. Che pure rimarrà attaccato alla vita per mesi.

 

GEORGIA AZZALI Così fragile. Eppure così tenacemente vivo. Ha lottato per un anno e 13 giorni. Ha resistito ai mille attacchi che il suo corpicino ha subito prima di arrendersi. Luca (lo chiameremo così) non aveva avuto nemmeno il tempo di...

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