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La denuncia di un disabile

«Quel taxista mi ha offeso»

20 febbraio 2021, 05:07

«Quel taxista mi ha offeso»

LUCA PELAGATTI

Spesso, quando parliamo di forza, sbagliamo. E confondiamo il vigore dei muscoli, del corpo, con la vera energia: che è quella che viene da dentro, quella dello spirito. Proprio quella che non difetta certo a Paolo Delporto che per colpa di una malattia cattiva ha perso la potenza delle braccia. Ma non la voglia di lottare per pretendere l'attenzione e il rispetto che gli spettano: non perché è un disabile. Ma perché è un uomo.

«Eppure nei giorni scorsi sono stato vittima di un episodio grave, che mi ha ferito – racconta con la pacatezza, appunto, di chi dentro ha una energia grande. - Almeno due volte alla settimana prendo il taxi per andare in via Pintor per sottopormi a delle cure. E sempre ho incontrato autisti, gentili, sensibili, attenti ai miei bisogni. Purtroppo l'altro giorno il taxista che mi è venuto a prendere a casa si è comportato in maniera del tutto opposta: quando sono salito si è molto irritato per il fatto di dovermi aiutare a chiudere la portiera ma soprattutto, una volta arrivati in via Pintor, quando si è trattato di pagare la corsa con il bancomat che si trova nel mio cellulare, è sbottato senza motivo, crudelmente. Prima mi ha rinfacciato che avrei dovuto pagare con i contanti. Poi di fronte alle mie difficoltà mi ha dileggiato, usando degli epiteti offensivi».

Inutili ripeterli, inutile aggiungere altra sofferenza ad una esperienza che forse Delporto vorrebbe dimenticare. Se non fosse che, da uomo forte, sa guardare oltre il proprio caso personale. «Il motivo per cui ho voluto raccontare quanto accaduto va infatti ben oltre la mia persona: i taxi svolgono un servizio pubblico fondamentale che deve, io credo, avere a cuore i propri utenti. In particolare, se si tratta di persone che hanno problemi di salute gravi e che potrebbero sentirsi ancora più invalidi a causa di persone di scarsa sensibilità. Ma non solo: ho voluto denunciare anche per sottolineare la differenza con gli altri autisti, per esprimere un plauso per tutti gli altri taxisti. Che svolgono con grande passione e empatia il loro lavoro».

Questa la storia, questa la cronaca. Ma una simile vicenda non può, e non deve, finire qui. Ed in effetti, subito, il Consorzio taxisti di Parma ha scritto una mail a Delporto chiedendo «scusa per il comportamento sgarbato e poco professionale» del collega che ora verrà sentito. E dovrà dare spiegazioni e giustificazioni.

Una reazione ferma e tempestiva che fa il paio con quanto dichiarato dal presidente del consorzio che «a nome del Cda e di tutti i soci, stigmatizza, senza riserve, il comportamento denunciato dal signor Delporto, che è inqualificabile e che rischia di gettare un'ombra di discredito immeritato sul consorzio. Rivolgiamo, pertanto, le scuse più sentite e convinte ringraziando per le parole di apprezzamento rivolte a tutti gli altri taxisti; un apprezzamento, che è un motivo in più per rassicurare la cittadinanza sul fatto che un episodio del genere non avrà più a ripetersi. E' già emersa la determinazione di tutti i soci per un'attenzione, se possibile ancora maggiore. E per per l'accertamento delle responsabilità, a cui il Cda nel rispetto dello statuto, procederà senza indugio». Se ci saranno conseguenze, allora, lo stabilirà chi è chiamato a farlo. Per parte sua Paolo Delporto conclude con una sola frase: «Io ci metto la faccia. Ho sempre lottato per chi aveva bisogno. Non potevo accettare le ingiustizie prima. A maggior ragione non lo posso fare ora».

E questa, davvero, è forza.

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LUCA PELAGATTI Spesso, quando parliamo di forza, sbagliamo. E confondiamo il vigore dei muscoli, del corpo, con la vera energia: che è quella che viene da dentro, quella dello spirito. Proprio quella che non difetta certo a Paolo Delporto che per...

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